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29 November 2018
Bianconeri d’Argentina, un legame che ha radici lontane

Vamos Udinese!

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Spesso si dice che il calcio viaggi sul binario della storia. E che con essa si intrecci, si scontri, si alimenti. Un esempio concreto è rappresentato dal legame che esiste da decenni tra la nostra società e l'Argentina, due realtà apparentemente lontane e, invece, incredibilmente vicine. L'emigrazione oltre oceano, avviata già nella seconda parte dell'Ottocento, ha consentito a migliaia di friulani di trovare un presente e costruirsi un futuro, basato sui valori della loro terra d'origine. Sono nate così le prime comunità in Argentina, note come “Fogolârs”, autentici punti di riferimento per mantenere vive la lingua e le tradizioni della Piccola Patria. In seguito con il passare degli anni e con la crescita del fenomeno “calcio”, l'Udinese è diventata un'espressione di identità sempre più importante, tanto che si assiste alla formazione di numerosi Udinese Club, con sedi a Buenos Aires, Mar del Plata e Rosario, sempre attenti alle vicende dei bianconeri friulani. Una squadra nella quale dagli Anni '50 a oggi hanno trovato spazio ben 19 calciatori provenienti dall'Argentina, la seconda nazione estera maggiormente rappresentata dopo quella brasiliana nella storia del club.
 
 

DOPOGUERRA

 
Il primo argentino a vestire la casacca dell'Udinese è stato Luis Pentrelli, attaccante classe 1932, nato a Rio de la Plata, in provincia di Buenos Aires, ma di origini italiane. Dopo aver militato nel Boca Juniors, nel Sarmiento e nel Club de Gimnasia y Esgrima La Plata, nell'estate del 1957 giunge a Udine. Primo di undici fratelli, Pentrelli viene soprannominato “El Petiso” (il piccoletto) per la sua corporatura esile e la bassa statura. La sua caratteristica principale è il dribbling, spesso letale per le difese avversarie. Rimarrà in Friuli fino al 1962, collezionando 155 presenze e siglando 28 reti, prima di passare alla Fiorentina.
 

ANNI '80

 
Per vedere un altro argentino vestire la casacca dell'Udinese dobbiamo attendere 24 anni. Nell'estate del 1986, infatti, arriva a Udine Daniel Ricardo Bertoni, attaccante classe '55 di Bahía Blanca, provincia di Buenos Aires. Campione del mondo con l'Argentina nel 1978, il centravanti sudamericano giunge in Friuli a fine carriera dopo aver vestito le casacche di Quilmes, Sevilla, Fiorentina e Napoli. Venti le presenze e una rete in bianconero, al termine di un campionato davvero complicato per i friulani: i 9 punti di penalizzazione inflitti dal Caf sono un fardello difficile da annullare e nemmeno l'esperienza internazionale di Bertoni riesce a evitare la retrocessione. Decisamente più brillante è l'esperienza di altri due argentini, tuttora considerati dei veri e propri idoli dalla piazza friulana: si tratta di Nestor Roberto Sensini e di Abel Eduardo Balbo, entrambi ingaggiati da Gianpaolo Pozzo nell'estate del 1989. Il difensore classe '66, originario di Arroyo Seco, provincia di Santa Fe, figlio di immigrati italiani, comincia la sua avventura in Italia dopo l'esperienza al Newell's Old Boys. In quattro stagioni raccoglie 149 presenze (la prima il 27 agosto 1989, Udinese-Roma 1-1) e mette a segno 8 reti, ma soprattutto è uno dei protagonisti dello spareggio-salvezza contro il Brescia, giocatosi a Bologna al termine del campionato 1992-1993 e terminato 3-1 a favore dei bianconeri. A pochi mesi dalla grande impresa, si trasferisce al Parma, ma la sua avventura in bianconero non si interromperà definitivamente. Nell'estate del 2002, infatti, torna in Friuli e resterà per altri quattro anni, riuscendo a collezionare 91 presenze, nonostante alcuni gravi infortuni. A gennaio 2006, a quasi 40 anni, decide di ritirarsi dal calcio giocato e, il mese successivo, la dirigenza friulana gli affida la guida tecnica della squadra in seguito all'esonero di Serse Cosmi. Dopo meno di tre mesi però, il 20 marzo dello stesso anno, annuncia le dimissioni. Tuttavia Sensini, che nel frattempo ha maturato diverse esperienze come allenatore, ancora oggi rimane un punto di riferimento per il calcio bianconero. Così come resterà per sempre nel cuore dei tifosi Balbo. L'attaccante classe '66, nato a Empalme Villa Constitución, nella provincia di Santa Fe, sbarca a Udine nel 1989 dopo le esperienze al Newell's Old Boys e al River Plate. Come Sensini, resterà in bianconero per quattro anni, collezionando 134 presenze e siglando ben 65 gol. Nessun giocatore straniero dell'Udinese è riuscito finora a eguagliare questo record. A questi gol si aggiunge anche una rete nello spareggio-salvezza contro il Brescia, ultimo sigillo in bianconero prima di approdare alla Roma.
 

ANNI '90

 
Dopo i saluti di Sensini e Balbo, l'Udinese abbraccerà altri tre argentini nel 1998, ovvero Mauricio Hector Pineda, Mauro Esteban Navas e Roberto Carlos Sosa. L'esterno sinistro di Buenos Aires classe '75, giunto a Udine a gennaio dopo i trascorsi con Huracán e Boca Juniors, colleziona 8 presenze nella storica stagione del terzo posto, una tra queste rimasta indelebile nei ricordi dei tifosi friulani. Il 20 aprile 1998 l'Udinese gioca al Giuseppe Meazza contro l'Inter, allora seconda forza del campionato alle spalle della Juventus e in piena corsa per lo scudetto. Al 40' della ripresa, con il risultato di 1-0 a favore dei padroni di casa, rete di Djorkaeff, il portiere Turci viene espulso per un intervento di mano fuori area su Ronaldo. Avendo già esaurito i cambi a disposizione, Alberto Zaccheroni non può inserire il secondo portiere Giorgio Frezzolini. In porta, quindi, va Pineda che prova a opporsi alla punizione di Ronaldo, ma senza fortuna. La gara finirà 2-0. I suoi primi sei mesi in Friuli, comunque, si rivelano positivi e in estate conquista la convocazione della Seleccion per i Mondiali di Francia '98 (3 presenze e un gol, contro la Croazia). Nella stagione successiva l'esterno argentino viene girato in prestito al Mallorca per fare ritorno a Udine nell'estate del 1999. Dodici mesi dopo alza l'Intertoto Cup, conquistata dall'Udinese allo Stadio Friuli il 22 agosto 2000 ai danni dei cechi del Sigma Olomouc. Ma la sua avventura in Friuli si interrompe nuovamente: poco prima della fine del mercato, infatti, vola a Napoli e farà rientro nuovamente a Udine nel 2001, collezionando le ultime 15 presenze in bianconero. È durata, invece, una sola stagione l'avventura di Navas in Friuli: nella stagione 1998-1999, agli ordini di Francesco Guidolin, l'esterno destro classe '74, di Lomas de Zamora provincia di Buenos Aires, è sceso in campo in 33 occasioni, prima di essere ceduto all'Espanyol. Ben più importante, invece, è stato il passaggio a Udine de “Il Pampa” (soprannome derivante dalla sua terra d'origine, La Pampa) Sosa. Chiamato nell'estate del 1998 a sostituire il capocannoniere in carica Oliver Bierhoff, Sosa alla prima stagione in Serie A realizza 11 gol in 29 partite. Complessivamente sono 33 i sigilli del Pampa in 104 gare in bianconero, a cui si aggiungono le 9 reti in campo internazionale tra Coppa Uefa e Intertoto Cup. Ma nella memoria dei sostenitori friulani c'è un'immagine ancora viva: l'8 novembre 1998 l'Udinese pareggia per 2-2 con la Juventus al 49' della ripresa proprio grazie a una rete dell'ariete argentino che festeggia arrampicandosi sulla rete che allora separava i supporters della Curva Nord dal campo. Un'esplosione di affetto che consolida l'amicizia tra Udine e l'Argentina.
 

ANNI DUEMILA

 
Il legame si rafforza ulteriormente nell'estate del 2000, quando l'Udinese ingaggia il capitano dell'Independiente Cristian Lionel Diaz. Il centrocampista classe '76, originario di Florencio Varela provincia di Buenos Aires, si ambienta in tempi rapidissimi e conquista subito la piazza friulana grazie al grande temperamento e alla personalità da vero leader. Sono 31 le presenze in Serie A di Diaz - a cui si aggiungono le 11 apparizioni tra Intertoto Cup e Coppa Uefa - prima della cessione al Mallorca nell'estate del 2001. E proprio qualche settimana più tardi l'Udinese ufficializza l'ingaggio di un altro argentino: Sergio Bernardo Almiron. Il centrocampista classe '80 di Santa Fe arriva a Udine dopo essere cresciuto nel settore giovanile del Newell's Old Boys, ma in due stagioni scende in campo con la casacca bianconera soltanto in 12 gare. Successivamente viene girato in prestito al Verona, per poi essere ceduto in compartecipazione all'Empoli, che lo riscatterà nel 2006. Salutato Almiron, nell'estate del 2003 l'Udinese rileva – con la formula del prestito - una “vecchia conoscenza” della Serie A: Lucas Martin Castromán, esterno classe '80 orginario di Lujan, provincia di Buenos Aires, proveniente dalla Lazio. Nel campionato 2003-2004 sono 20 le presenze di Castroman in bianconero, condite da una rete siglata proprio ai biancocelesti. Qualche mese più tardi, a gennaio 2005, la corazzata di Luciano Spalletti si arricchisce di un giovane elemento proveniente da Quilmes, provincia di Buenos Aires: Fernando Damian Tissone, centrocampista classe '86. A soli 18 anni l'argentino ex Independiente e Lanus esordisce in Serie A - stabilendo un nuovo record - e l'anno successivo, con Serse Cosmi in panchina, viene impiegato in 24 gare. Le buone prestazioni di Tissone destano l'attenzione dell'Atalanta che lo acquisisce in compartecipazione. Nell'estate del 2008 l'Udinese lo riscatta alle buste, ma il ritorno in Friuli è piuttosto amaro. A causa di un infortunio Fernando scenderà in campo solo in 5 gare e al termine del campionato si trasferirà, in compartecipazione, alla Sampdoria. Nell'estate del 2009 il club friulano acquista un altro giovane argentino classe '89 Ricardo Villar Rodriguez, proveniente dal Cesena, che però viene subito girato in prestito alla Cremonese. In seguito verrà ceduto in compartecipazione alla Triestina, che lo riscatterà nel giugno 2011. Zero, dunque, le presenze in bianconero di Villar, così come nel caso di Leandro Caruso, attaccante classe '81 acquistato nel 2009 dal Godoy Cruz, ma tornato subito in patria senza mai aver vestito la casacca friulana. Sempre in quel periodo, l'Udinese ingaggia dal Newell's Old Boy U19 l'italo-argentino classe '92 Cristian Battocchio, rinforzo di lusso per il settore giovanile bianconero. L'anno successivo, con l'approdo sulla panchina bianconera di Francesco Guidolin, Battocchio inizia ad allenarsi con la prima squadra e il 27 febbraio 2011 esordisce in Serie A nella storica vittoria dell'Udinese al Renzo Barbera contro il Palermo (0-7). Qualche mese più tardi scenderà in campo anche a Glasgow contro il Celtic, in occasione del secondo match del girone di Europa League, e novembre al Vicente Calderon di Madrid contro l'Atletico. Al termine della stagione l'Udinese decide di girarlo in prestito al Watford, che nel 2013 ne acquisirà le prestazioni a titolo definitivo. Anche nell'ultimo decennio si registrano importanti intrecci tra l'Udinese e l'Argentina. Nell'estate del 2010, infatti, sbarcano a Udine Fernando Forestieri, in compartecipazione con il Genoa, e German Gustavo Denis, in compartecipazione con il Napoli. El Tanque (il carro armato) impressiona per fisicità: saranno 24 le apparizioni e 5 le reti messe a segno al termine del campionato 2010-2011. Nella stagione successiva scende in campo in occasione dei preliminari di Champions League contro l'Arsenal, ma poi verrà ceduto all'Atalanta. Per quanto riguarda, invece, l'attaccante di Rosario classe '90, la sua consacrazione avverrà qualche anno più tardi oltremanica, nelle file del Watford, dopo i prestiti all'Empoli e al Bari, senza aver mai indossato la maglia bianconera. Decisamente più interessante è l'acquisto nell'estate del 2011 di Roberto Maximiliano Pereyra. El Tucu, soprannominato così per la provincia di origine (Tucuman) e cresciuto nelle giovanili del River Plate, in tre anni colleziona 84 presenze con la casacca bianconera e mette a segno ben 8 reti. Giocatore dalle spiccate doti offensive, attira fin da subito le attenzioni dei grandi club e nell'estate del 2014 risponde alla chiamata della Juventus. Proprio nel 2016 sbarca a Udine “El DiezRodrigo De Paul, che vanta trascorsi con Racing Club e Valencia, mentre l'anno successivo la dirigenza friulana decide di affidare il ruolo di secondo di Simone Scuffet a un portiere di grande esperienza: Albano Bizzarri. L'estremo difensore classe '77 originario di Etruria, provincia di Cordoba, con trascorsi anche nel Real Madrid e nella Lazio, scende in campo in 32 gare, dando un contributo importante per la salvezza. Assieme a Bizzarri, arriva anche Maxi Lopez, attaccante classe '84 di Buenos Aires, cresciuto nel River Plate e con precedenti importanti (vedi, tra le altre, Barcellona, Catania, Milan, Sampdoria e Torino). Due le reti messe a segno in campionato, quattro quelle in Tim Cup che gli valgono il titolo di capocannoniere del torneo nazionale, assieme a Matteo Di Piazza e Alberto Cerri. Sia Bizzarri che Lopez salutano Udine a fine stagione e al loro posto, sempre dall'Argentina, arrivano un altro portiere Juan Musso, dal Racing Club, e un altro attaccante Ignacio Pussetto, dall'Huracan. Il presente e il futuro è nelle loro mani... e nei loro piedi.
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