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Inizia l'era Sanson e l'attesa riscossa dell'Udinese

L'8 giugno del 1976, dopo l'ennesima delusione, l'Associazione Calcio Udinese si scioglie e viene costituita una S.p.a. con capitale sociale formato dall'azionariato popolare e dalle quote dell'ex vice presidente Lino Midolini, di Angelo Da Dalt e dell'industriale veneto Teofilo Sanson che è il nuovo presidente. Sanson affida la panchina a Livio Fongaro, mentre Franco Dal Cin è il nuovo Direttore Generale.

La società opera bene sul mercato, azzeccato è soprattutto l'acquisto dell'attaccante Claudio Pellegrini (proveniente dal Barletta), che segna qualcosa come diciotto gol. Non bastano, alla fine l'Udinese è seconda dietro la Cremonese.

Alla terza giornata di quel campionato, esattamente il 26 settembre 1976, in occasione della gara con il Seregno, vinta per 1 a 0 dai bianconeri, viene inaugurato lo stadio "Friuli" la cui iniziale capienza è di 20 mila posti.
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La squadra festeggia con Massimo Giacomini
L'anno seguente è quello della svolta, dell'attesa riscossa: l'Udinese, finalmente, accede in serie B. I bianconeri, forti anche dell'innesto del bomber Nerio Ulivieri, magistralmente guidati dalla panchina da Massimo Giacomini, reduce dall'esperienza con il Treviso e a cui Sanson ha dato piena fiducia, si dimostrano nettamente i più forti. Giacomini rivoluziona il modo di giocare dell'Udinese che ora è tipicamente olandese, con la tattica del fuorigioco che viene attuata in maniera quasi esasperata, con il pressing, con il calcio totale. L'Udinese si aggiudica anche la Coppa Italia semiprofessionisti battendo in finale la Reggina.

Ma il capolavoro di Sanson, Dal Cin e Giacomini si completa nel torneo cadetto 1978-79 che l'Udinese vince alla grande. Ai bianconeri è bastato un solo sostanziale ritocco per essere ancora più agguerriti: l'innesto di Luigi Del Neri in cabina di regia.

Questa la formazione-tipo che suscita nuovi entusiasmi nel popolo friulano: Della Corna, Bonora, Fanesi, Leonarduzzi, Fellet, Riva, De Bernandi, Del Neri, Bilardi, Vriz, Ulivieri. Allenatore: Giacomini. 
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Il calcio scommesse salva l'Udinese

La stagione 1979-80 non si presenta facile, tutt'altro, per la neopromossa squadra bianconera alla cui guida viene chiamato Corrado Orrico, che ha allenato in C2, dato che Giacomini si è arreso alle lusinghe del Milan. L'inizio è dignitoso, poi i limiti di una squadra, che non poteva sperare soltanto sulla grinta per rimanere in A, emergono in maniera eloquente. Il girone di ritorno è semplicemente disastroso, almeno nella prima parte. Orrico, dopo la sconfitta di Cagliari rassegna le dimissioni che, però, sono respinte da Sanson. Ma il divorzio tra allenatore e società è questione di tempo: Orrico, dopo la sconfitta casalinga con l'Avellino per 1 a 0 rassegna ancora le dimissioni che vengono accolte. La squadra viene affidata a D'Alessi. L'Udinese conclude il torneo al penultimo posto, è retrocessione. Ma nella primavera del 1980 scoppia lo scandalo delle scommesse clandestine, sono coinvolti giocatori e società. Il Milan è il club più inguaiato e la Giustizia Sportiva sanziona la retrocessione della squadra rossonera in B. Si salva il Catanzaro, che era giunto terz'ultimo, ma l'Udinese parte al contrattacco, fa ricorso alla Commissione d'Appello contro la Lazio che, per Sanson e Dal Cin, sarebbe anch'essa coinvolta nello scandalo. Il ricorso è accettato, la Lazio è retrocessa, l'Udinese rimane in A.

L'ascesa dei primi anni ottanta

L'anno dopo, Sanson affida l'Udinese a Marino Perani, ma dopo tre giornate lo esonera e provvisoriamente promuove Enzo Ferrari (gara interna con la Fiorentina, 0 a 0). Poi arriva Gustavo Giagnoni, ma la squadra stenta, perde, non ha gioco, staziona nei bassifondi. Dopo la sconfitta di Milano contro l'Inter, 8 febbraio 1981, Giagnoni viene esonerato e sostituito da Enzo Ferrari. La squadra è allo sbando, in pratica è destinata alla retrocessione, ma Ferrari dimostra coraggio e buon senso, si affida a giocatori motivati e ai giovani, l'Udinese recupera terreno per poi giocarsi tutto nell'ultimissima giornata al "Friuli" contro il Napoli: il successo potrebbe significare la salvezza. Il match è elettrizzante, Zanone, all'avvio di gara, sbaglia un rigore, segna invece il Napoli con l'ex Pellegrini; al 54' pareggia Vriz, ma non basta, serve un altro gol, serve un miracolo e all'87' Gerolin dribbla quattro uomini, Castellini compreso e segna la rete che fa esplodere lo stadio.
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Causio contro il Milan
Sanson, dopo quella gara, rassegna le dimissioni, consegna la squadra al sindaco. E' il 31 maggio. Nel frattempo si cerca un sostituto, o un gruppo di azionisti. Il 27 giugno viene siglato l'accordo con la Zanussi e Lamberto Mazza, numero uno dell'azienda di Porcia, ne diventa il presidente.

La nuova società lavora bene, vengono acquistati elementi importanti Causio dalla Juve, Muraro e Pancheri dall'Inter, Orlando Pereira dal Vasco da Gama, Orazi dal Catanzaro. Il cammino è dignitoso, l'Udinese si salva senza patemi, mentre l'anno dopo, con gli innesti di Pulici, proveniente dal Torino, del croato Surjak, del brasiliano Edinho, di Virdis (dalla Juventus), viene conquistato il sesto posto. L'Udinese è una bella realtà del calcio italiano, Mazza e Dal Cin tentano di trasformarla in uno squadrone.

Arriva sua maestà Zico

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Arthur Antunes Coimbra alias Zico
C'è ambizione nel club bianconero, ci sono idee, pure i quattrini. L'1 giugno 1983 giunge dal Brasile la notizia-bomba: l'Udinese ha acquistato nientemeno che Antunes Coimbra Zico, il miglior giocatore al mondo.  Ma la Federcalcio pone il veto al tesseramento dell'asso del Flamengo perché, a suo dire, l'Udinese non garantirebbe la copertura finanziaria della spesa dell'acquisto di Zico. 

Il popolo friulano si ribella, scende in piazza, nel frattempo la società prepara nei dettagli il ricorso, alla fine un Giurì d'Onore del Coni dà ragione all'Udinese (e alla Roma, dato che la FIGC aveva bocciato l'acquisto di Cerezo da parte del club giallorosso). Zico nell'Udinese significa stadio "Friuli" sempre pieno, significa 26˙611 abbonati. Un record! La squadra parte bene, sale nei posti di vertice, Zico segna e incanta. Ma l'8 marzo 1984 il "Galinho" si "stira" in un amichevole disputata a Brescia. È la fine delle ambizioni dell'Udinese, il brasiliano sta fuori cinque giornate, quando rientra non è più lo stesso, la squadra dal terzo scende al sesto posto. 
 
Nulla è perduto, però, per sperare almeno di conquistare il pass per l'Uefa. Ma all'ultima giornata l'Udinese perde in casa con il Milan per 2 a 1. Da questo momento inizia una nuova fase di lenta decandenza della compagine bianconera. L'anno successivo la squadra si salva nel finale, anche perché Zico, fermato da noie muscolari, gioca col contagocce. Il campione brasiliano deve addirittura fare i conti con la Giustizia. Viene accusato di costituzione di capitali all'estero, viene processato e condannato, nel maggio del 1984, a otto mesi di reclusione e a un miliardo e 630 milioni di multa. La sera, poche ore dopo la sentenza, Zico scappa in Brasile e rientrerà in Italia solamente dopo che – dicembre 1988 – sarà completamente riabilitato dalla Corte d'Appello di Trieste. L'Udinese, che un anno prima aveva perso Dal Cin, in rotta con Mazza, continua nella sua parabola discendente, nel 1985-86 conclude al tredicesimo posto con 25 punti.
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Parte l'avventura di Gianpaolo Pozzo

Nel luglio del 1986 Gianpaolo Pozzo subentra a Lamberto Mazza in un momento drammatico per il calcio friulano: l'Udinese è coinvolta in qualche caso di presunto scandalo scommesse. Il 28 luglio 1986 il club bianconero viene retrocesso in B, poi in Appello il provvedimento viene parzialmente rivisto, ma in peggio: all'Udinese inflitti nove punti di penalizzazione. 

In pratica è una retrocessione posticipata. Pozzo tenta il miracolo, soprattutto vuol garantire la massima regolarità del campionato e spende fior di quattrini per allestire una buona squadra quando avrebbe potuto risparmiare quel denaro, servito per ingaggiare i campioni del mondo Graziani, Collovati e l'argentino Bertoni e investirlo, invece, l'anno dopo per tentare la risalita in A. Alla fine l'Udinese è ultima con 15 punti, ma, senza il fardello della penalizzazione, si sarebbe salvata.

Gianpaolo Pozzo si affida a Massimo Giacomini. Vuole riportare subito la squadra in A, niente da fare. L'inizio è disastroso, Giacomini, dopo il pareggio casalingo con il Bari, 11 ottobre 1987, viene esonerato. La squadra viene data provvisoriamente a Marino Lombardo in attesa che arrivi Bora Milutinovic. Il serbo non ha fortuna, stecca di brutto e la compagine passa ancora di mano. È la volta di Nedo Sonetti che tenta il miracolo, con lui i bianconeri risalgono in superficie, si portano a ridosso delle prime, ma nel finale cedono nuovamente. Nel 1988-89 si riparte ancora con Sonetti allenatore, la squadra è rifatta, arrivano De Vitis, Minaudo, Angelo Orlando, Lucci, Antonio Paganin, Garella, Zennoni, Catalano; per fine prestito Branca rientra dalla Sampdoria. Alla fine è terzo posto, è nuovamente serie A.

Sonetti, però, non viene confermato, l'Udinese, che ha acquistato in Argentina Sensini e Balbo (al posto dell'israeliano Rosenthal, scartato per un'anomalia alla schiena), Gallego dal Real Madrid, è affidata a Bruno Mazzia. Ma i risultati sperati non arrivano. A Natale Gianpaolo Pozzo decide di esonerare il tecnico biellese, al suo posto arriva Rino Marchesi; le cose inizialmente vanno un po' meglio, poi la squadra perde qualche gara di troppo. L'Udinese  ritorna in B, ma, quel che è peggio, dopo i mondiali scoppia il "caso Udinese". La disciplinare penalizza la squadra di quattro punti per una telefonata di Pozzo al presidente della Lazio Calleri alla vigilia del match tra le due squadre. Pozzo si difende strenuamente, gli viene inflitta un'inibizione di cinque anni a ricoprire cariche sociali. Per lui è troppo, da allora non accetterà più la carica di presidente. In appello i quattro punti di penalizzazione diventano cinque. Eppure il torneo di B vede l'Udinese tra le protagoniste, peccato che inizialmente con Marchesi prima e con Fontana poi, la squadra sciupi ghiotte occasioni per far bottino pieno. Poi tocca ad Adriano Buffoni guidare i bianconeri e il nuovo tecnico riesce a dare gioco e vivacità alla squadra che risale la corrente. Ma non viene centrato l'obiettivo-serie A, o meglio la promozione sarebbe stata centrata senza la penalizzazione.
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