05 marzo 2019
05 marzo 2019

Strada in salita

La Primavera soccombe al Genoa

602 Primavera Ud-Genoa © Foto Petrussi .jpg
Era la partita che si doveva vincere, ma così non è stato. Eliminare gli errori gratuiti, si diceva, ma così non è stato. Accorciare le distanze dalle avversarie dirette per darsi qualche possibilità, ma così, purtroppo, non è stato. Scivola tra le mani l’ottava sconfitta consecutiva e la contemporanea possibilità di riaprire la corsa salvezza. Ora servirà un’impresa, almeno 7 partite su 9 saranno da vincere, ma questa idea si scontra con l’evidenza di una squadra che in 21 giornate ha racimolato solamente 6 risultati utili, di cui solo 3 vittorie.

Detto questo, la partita col Genoa era comunque iniziata dimostrando buona attenzione e con delle novità dal punto di vista tattico con un sistema modulabile a seconda delle due fasi (3-4-1-2 in possesso, 4-3-1-2 in non possesso) provando ad avvicinare Ndreu alle due punte Lirussi e Bocic (fresco di prima convocazione in Serie A). Questo permetteva di limitare al massimo le armi genoane e di dare qualche speranza ai bianconeri, che potevano sfruttare meglio qualche palla, anche sporca, che il Genoa soffre e che ogni tanto continuava a concedere anche nella gara.

Tutto ciò svanisce, però, al minuto 31 quando un filtrante di Karic viene inizialmente ben letto dalla difesa, ma sul quale Kubala va in modo molle, quasi superficiale, scivolando poi sul pallone che rimane tra i piedi del calciatore bosniaco. Karic disegna un arco perfetto chiuso poi in rete da Ventola, che poteva essere meglio marcato in area.

Da lì in poi inizia un’altra gara che evidenzia ancora una volta come a questa squadra manchi un po’ di sano “nervo”: dimostrare quanto il desiderio di rincorrere il sogno salvezza sia una voglia concreta, reale che presto si trasformerà in miraggio senza questo agonismo. Nel calcio questo significa tante cose, dal voler vincere i contrasti alla decisione di fare la giocata utile, dall’assumersi qualche responsabilità in più al mettere più rabbia nelle esecuzioni. Questo è mancato più che mai sabato pomeriggio, con la partita che si è chiusa poi con un 1-4 difficilmente contestabile.

Ora è dura, quasi impossibile. Ce la faremo? Il calcio è bello perché non ti da mai le risposte per il futuro, ma ti da dei segnali forti nel presente, nei singoli e nel collettivo che bisogna cogliere. Rimanendo convinti che quando non è possibile vincere, non sempre si perde, ma, spesso, si impara.


Gianluca Lena
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