28 marzo 2019
28 marzo 2019

Andrea Carnevale: l'osservatore

Dal campo alla scrivania, alla ricerca di talenti

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Tra le persone che ogni giorno lavorano per l'Udinese fuori dal rettangolo verde c'è un campione che ha vestito la maglia bianconera e che ora ne difende i colori dietro una scrivania, davanti ai monitor e dagli spalti dei campi di tutto il mondo. E' Andrea Carnevale, che in questo terzo appuntamento con il "Dietro le Quinte" del mondo bianconero ci spiega il suo ruolo a capo della rete di scouting udinese.


Ciao Andrea, partiamo dalle basi: qual è il tuo ruolo?
Sono il responsabile tecnico degli osservatori che abbiamo in tutto il mondo. Con loro mi confronto quotidianamente sui numerosi calciatori che visioniamo, in video e dal vivo, con l’obiettivo di individuare i talenti prima delle grandi società e i calciatori più adatti alla nostra squadra, posizione per posizione. Il nostro è un lavoro di gruppo, analizziamo tutti i principali campionati del mondo e tutte le competizioni internazionali, anche quelle giovanili. Ora ci stiamo organizzando per seguire gli Europei U21, che tra l’altro ospiteremo in casa con la finale che si disputerà alla Dacia Arena, e il Mondiale Under 20 in Polonia.
 
Da quanto ti occupi di questo?
Sono molti anni. Ho iniziato a fare l’osservatore qui, assieme a Gerolin, nel 2001 e per molto tempo ho fatto contemporaneamente anche il responsabile del settore giovanile. Il lavoro però richiedeva più persone e per questo mi sono fatto affiancare nella gestione del settore giovanile da Angelo Trevisan a cui, sei anni fa, ho lasciato questo compito per concentrarmi sullo scouting per la prima squadra e sulla visione dei talenti giovanili che aggreghiamo qui a Udine per i periodi di prova.
 
In cosa consiste il lavoro di un osservatore?
C’è molto di più che guardare solo tante, tantissime partite di calcio. Noi dobbiamo valutare anche l’uomo oltre al calciatore, capire chi ha fame, chi ha voglia di arrivare e la testa giusta per farlo. Quando valutiamo dei ragazzi che hanno il potenziale giusto parliamo con loro, con i loro agenti, ma anche con la famiglia in alcuni casi, per capirne il lato umano. Nel nostro settore giovanile sono passati tantissimi talenti di cui avevamo capito subito il potenziale futuro, fra i tanti cito ad esempio Candreva, Zapata, Zielinski, Asamoah, Eremenko, Felipe, Muntari, e ancora Meret o Scuffet. Questi giocatori avevano non solo le doti tecniche e fisiche, ma anche quelle morali che sono altrettanto fondamentali per arrivare in questo mondo, e rimanerci a lungo. Certo, ci sono anche delle delusioni, ragazzi che non hanno espresso il loro potenziale, non faccio nomi ma certamente capita che la crescita che ci si aspetta non ci sia.

Come è organizzata la rete degli osservatori?
Abbiamo tante persone nel mondo che seguono vari campionati per conto dell’Udinese, in maniera esclusiva. Fra poco partirò anch’io per un viaggio in alcuni stati europei. Italia, Europa, Sud America, ma anche Nord Africa e Asia: l’Udinese è in ogni competizione del mondo. Spesso capita che colleghi osservatori di altre squadre, quando li incontriamo in giro per il mondo, ci dicano “ma siete anche qui ?”: l’Udinese c’è sempre, poi può capitare che non riusciamo a prendere un giocatore, ma siamo presenti in ogni manifestazione, e questo conta perchè siamo riconosciuti a livello internazionale e abbiamo grande credibilità.
 
L’Udinese ha una fama quasi unica nel mondo dello scouting, una tradizione nata negli anni ’90 con la ormai mitica “stanza delle tv” in cui si guardavano cassette delle più varie competizioni. Come è cambiato questo settore in questi 30 anni?
Purtroppo quella mitica stanza non esiste più, era proprio quella accanto al mio ufficio, ora è cambiato tutto. Con quella sala avevamo anticipato tutti, seguivamo i campionati di ogni nazione, anche quelli giovanili. Per noi era più facile arrivare per primi sui calciatori. Oggi grazie a piattaforme come Wyscout tutti i professionisti hanno accesso ai filmati che all’epoca vedevamo solo noi. E’ stato un po’ copiato il modello Udinese, ora lo usano tutti. Ora stiamo studiando un progetto nuovo, proprio assieme a Wyscout, qualcosa di “Made in Udinese” che servirà anche a formare gli osservatori del futuro.

Come si diventa osservatori?
Essere stati calciatori può aiutare ma può anche non voler dire nulla. Ci sono stati tanti campioni che in realtà non avevano le conoscenze per valutare correttamente il potenziale dei giocatori. E’ un esercizio continuo, con umiltà bisogna guardare partite continuamente, dal calcio giovanile fino ai campionati maggiori, sia in video che sul posto. Non è una scienza esatta, perchè i campioni, i talenti cristallini si vedono subito, bisogna avere fiuto, essere bravi a scovare quei calciatori che hanno un grande potenziale nascosto, e ogni tanto inevitabilmente si sbaglia. Pensiamo ad Allan ad esempio, quando l’abbiamo scoperto era ancora acerbo, ora è un top player da grande club.
 
Quale differenza c’è tra il video e lo stadio nell’osservare i calciatori?
Capita di chiudere una relazione con la certezza che quel calciatore non c’è bisogno di osservarlo dal vivo, talenti troppo evidenti per avere dubbi. A volte invece vedere le partite dallo stadio ti consentono di capire cose che nei filmati, negli highlights, non compaiono. Come un giocatore sa occupare il campo, come si relaziona con il resto della squadra, come si muove senza palla, che tipo di fisicità possiede, infatti io cerco sempre i posti più vicini al campo proprio per capire queste cose. Proprio recentemente sono andato a vedere un giocatore francese che mi lasciava qualche dubbio visto nei filmati: colpi da grande campione ma avevo la sensazione che non si sapesse collegare ai compagni, un sospetto che mi è stato confermato proprio osservandolo dagli spalti. In questi casi merita di osservarli più a lungo, vederne più partite per conoscerli meglio.

L’Udinese ha sempre trovato calciatori in campionati anche non di prima fascia. Quale sarà il prossimo campionato a fornire grandi calciatori?
La Polonia, senza dubbio. Negli ultimi anni il campionato è cresciuto molto di livello, grazie agli Europei del 2012, che hanno ospitato con l’Ucraina, hanno innovato gli impianti e dato grande impulso al settore giovanile. Stanno già arrivando bei giocatori anche nel calcio italiano, Piatek su tutti, un profilo che era anche nei nostri radar e che si è dimostrata una scommessa vincente, come Zielinski prima e tanti altri.

Un ricordo curioso della tua carriera da osservatore?
Quando vedemmo Handanovic. La partita era un Italia - Slovenia giovanile a Longarone. Prese tre gol, non fece nulla di eccezionale in quel match ma mi diede una sensazione particolare: aveva fisico, un bel piede, ma soprattutto era elegante in porta, mi colpì, era un giocatore da Udinese. 
Lo portammo qui per fargli un provino, ho indovinato.
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