News Dacia Arena - Nota di Giuliana Linda Pozzo
16 agosto 2018
A seguito delle polemiche sulla denominazione commerciale dello stadio Friuli pubblichiamo un estratto della lettera inviata al Sindaco Fontanini all'indomani della sua nomina a Primo Cittadino

Dacia Arena - Nota di Giuliana Linda Pozzo

A seguito delle polemiche sulla denominazione commerciale dello stadio Friuli, rinfocolate dalla stampa locale e dal Sindaco della città, mi sento in dovere di pubblicare un estratto della lettera inviata il 15 maggio scorso all’allora neo-eletto primo cittadino Pietro Fontantini per renderlo edotto dell’impatto socio-economico dell’Udinese e della Dacia Arena sul nostro territorio.

Di seguito l’estratto della lettera:

Illustrissimo Signor Sindaco,

nel formulare le mie più vive congratulazioni per l’affermazione elettorale, colgo l’occasione per esprimere alcune considerazioni sui fatti e le circostanze che hanno caratterizzato il rapporto tra l’Udinese e la Sua persona in veste di rappresentante delle Istituzioni.

Una premessa, che può suonare retorica ma che è doverosa: la nostra famiglia in tutto ciò che ha fatto, dall’imprenditoria all’impegno nello sport, ha sempre agito spinta da senso di friulanità e amore per la terra di origine oltre che grande rispetto per gli interlocutori istituzionali. Rifuggendo dalla ricerca di visibilità e tantomeno riconoscenza.
               
Forse Lei non ricorda, ma nel 1993 presentammo la squadra all’Hotel Savoy di Grado con la Sua prestigiosa partecipazione, su nostro invito, in veste di neo-eletto Presidente della Regione (…).
 
Successivamente, le nostre strade si sono incrociate altre volte e in particolare sul tortuoso cammino per la definizione della pratica del nuovo stadio, portata finalmente a termine dopo anni di battaglie su cui forte è il sospetto che il dissenso sia stato mosso da ignoranza della materia o peggio ancora da invidie e cattiverie personali. I toni della polemica hanno raggiunto livelli inaccettabili sul tema della sponsorizzazione dell’impianto da parte della Dacia, innescando un’imbarazzante speculazione politica sulla pelle dell’Udinese.

Lei fu tra i primi, se non il primo in assoluto, a bocciare la sponsorizzazione commerciale. Operazione che ha proiettato Udine e l’Udinese al livello delle più importanti città europee e dei più prestigiosi club calcistici. In Italia siamo stati precursori, prima anche della Juventus che solo all’inizio della stagione sportiva attuale ha siglato l’accordo di sponsorizzazione dello stadio con la Allianz.
 
Dovrebbe essere un vanto, invece sembra che per alcuni sia una macchia, una colpa. E pur di giustificare una presa di posizione che oggi è palesemente sconfessata dai fatti, si è utilizzato lo strumento denigratorio attribuendo alla famiglia Pozzo la volontà di voler cancellare la storia, le tradizioni e il significato del nome Stadio Friuli. Tutto falso ovviamente. Sarebbe bastato prendere atto che Dacia Arena è solo la sponsorizzazione commerciale di uno stadio che continua a conservare il nome originale.

 Oggi mi chiedo se alla luce di ciò non pensa che la Sua presa di posizione fu poco tempestiva.
           
 La Dacia Arena è un impianto che garantisce lavoro e reddito a centinaia di persone. Per ogni evento nel giorno della partita, l’importo medio di spesa è di 48.000 euro, pari a circa 1 milione di euro per l’intero campionato. Soldi che finiscono alle imprese che lavorano con e per l’Udinese. Ogni domenica  400 persone sono impiegate per garantire lo svolgimento della partita. Sarebbero molti di meno se non avessimo creato il modello di gestione che permette di vivere lo stadio oltre i novanta minuti della partita. Per non parlare di tutto il movimento che generano gli eventi extra-calcistici durante i giorni della settimana con altrettanto importanti ricadute sociali, economiche ed occupazionali.
               
Ormai decine e decine di imprese traggono beneficio dall’esistenza del “sistema” Udinese e della Dacia Arena e questo dovrebbe consigliare cautela nell’assunzione di iniziative o prese di posizione che rischierebbero di rallentare la nascita di nuove opportunità di crescita, sviluppo e benessere per il nostro piccolo territorio.

Solo pensando in grande abbiamo potuto realizzare tutto ciò, malgrado gli ostacoli che abbiamo dovuto superare.
 
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