News A mente fredda
22 gennaio 2019
Udinese-Parma Match Analisys

Il racconto della partita

 
L’incrociarsi di fioretti tra Davide Nicola e Roberto D’Aversa, al loro primo scontro diretto in Serie A (nel ricordo di due precedenti in serie cadetta, rispettivamente col Bari e la Virtus Lanciano, entrambi vinti dal nostro attuale allenatore) è piuttosto strategico sin dalle scelte di formazione: nel 3-5-2 dei bianconeri riprende il suo posto in mezzo al campo Rodrigo De Paul, schierato come interno al fianco di un Valon Behrami reinventato regista per favorire il debutto in attacco di Stefano Okaka, utilizzato dal primo minuto al fianco di Lasagna. D’Aversa, invece, ritrova Roberto Inglese al centro dell’attacco, completamente guarito dopo la sindrome influenzale che lo ha costretto a saltare l’ultima partita del girone di andata, contro la Roma, scegliendo di affiancargli il “turbo” del solito Gervinho e di Biabiany, vincitore del ballottaggio tutto “scuola Inter” con Luca Siligardi. In ogni caso sin dalle prime battute sono proprio i ducali a rendersi pericolosi e il loro sforzo viene subito ripagato: al minuto 8’ De Paul stende Gervinho in area di rigore e Mazzoleni – che in principio non se la sente di fischiare il contatto – viene richiamato per l’On Field Review dal VAR, decidendo poi di assegnare al Parma il primo rigore della sua stagione. Dal dischetto si presenta Roberto Inglese: che con il piattone spiazza Musso, sale a quota 6 gol in campionato e si conferma nostra autentica “bestia nera” al netto di 4 marcature all’attivo in 7 incroci con i bianconeri, tra Chievo Verona e ducali. L’Udinese tesse la sua trama di gioco e cerca lo spunto per colpire, ma fatica a spezzare le ordinatissime linee difensive degli emiliani, chiuse a doppia mandata: tant’è che la prima, vera occasione da gol creata dai nostri arriva solamente intorno alla mezz’ora sui piedi di Stryger Larsen, che da buonissima posizione calcia sull’esterno rete dopo esser stato servito con un “cioccolatino” da De Paul. Poi è lo stesso argentino a provarci con un insidioso tiro a giro, poco prima dell’intervallo, ma il suo tentativo si risolve con un nulla di fatto e poche apprensioni per Sepe.

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Il secondo tempo inizia com’è finito il primo: coi nostri ragazzi alla ricerca di un episodio, di uno stimolo quanto mai necessario per tentar di ribaltare le sorti della partita. Che arriva, puntuale come non mai, al 48’: Okaka scambia con Fofana al limite, si veste da carro armato lanciandosi contro la difesa gialloblù schierata e – in seguito ad un tentativo in tap-in di Kevin Lasagna sventato da un avveduto Iacoponi – si ritrova sulla testa un pallone comodo, comodo. Solo da spingere in rete. Quello dell’attaccante di Castiglione sul Lago è il classico gol dell’ex (avendo giocato nel Parma dal 2012 al 2014 totalizzando 16 presenze), del riscatto personale, a distanza di 16 mesi dall’ultimo – risalente ad una sfida tra Watford e Liverpool terminata 3-3 nel settembre del 2017 – e soprattutto è la rete numero 2000 nella storia dell’Udinese in Serie A. La partita sembra indirizzarsi finalmente sui binari giusti, con Sepe che dopo essersi superato volando su una girata aerea di Lasagna viene “graziato” – nel proseguimento della stessa azione – dal palo esterno colpito da De Paul. Che non demorde e pochi minuti dopo ci riprova ancora con un colpo da biliardo, prontamente neutralizzato dall’estremo difensore scuola Napoli. Al 68’, tuttavia, una nostra distrazione porta ad un repentino e inaspettato ribaltamento di fronte: Štulac si avventa sulla sfera prima di D’Alessandro e riesce così ad imbeccare Gervinho a tu per tu con Musso. Fofana prova a “sacrificarsi” per il risultato tentando una trattenuta da ultimo uomo, ma l’ivoriano sembra avere un paio di ali sotto ai piedi, e di fatto riesce a seminare tutti prima di depositare in rete il gol del definitivo 1-2. L’Udinese sente il contraccolpo del gol subito e reagisce con un indole tenace e generosa, macinando gioco, ma le speranze bianconere si infrangono definitivamente sul clamoroso palo colpito dal solito De Paul, destinato all’angolino ma sporcato da Sepe quel tanto che basta per consentire al Parma di uscire dalla Dacia Arena col bottino pieno.

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I ragazzi di Davide Nicola, complici le importanti assenze per squalifica di Mandragora e Pussetto, pagano la troppa poca attenzione ai dettagli in entrambe le situazioni di gioco che hanno portato alle due reti ducali, fermandosi a tre risultati utili consecutivi (frutto dei due pareggi con il Frosinone e la SPAL, oltre all’ultimo successo casalingo contro il Cagliari) e ai due “clean sheet” di Musso; al quale sarebbero bastati novanta minuti senza subire gol per eguagliare il record d’imbattibilità stabilito nel 2014 dall’ex compagno Simone Scuffet, che nel marzo di quell’anno riuscì a mantenere inviolata la sua porta contro Sassuolo, Inter e Catania. Momentaneamente siamo insieme all’Inter l’unica squadra della Serie A incapace di rimontare una situazione di iniziale svantaggio nei match casalinghi. Discorso totalmente opposto per il Parma targato D’Aversa che si conferma ancora una volta squadra “corsara”, inanellando il suo quinto successo in trasferta dopo quelli contro Inter, Genoa, Torino e Fiorentina. Il risultato della Dacia Arena consente ai ducali di agguantare il nono posto in campionato a quota 28 punti, a –6 lunghezze da una zona-Europa ora presidiata dal Milan, e arriva addirittura a distanza di 8 anni dall’ultimo successo ottenuto dai gialloblù in terra friulana; risalente all’aprile del 2011, quando una doppietta di Amauri regalò tre punti fondamentali in chiave salvezza al Parma allora guidato da Franco Colomba. Stavolta a metterci le firme sono stati Inglese, che nelle ultime cinque trasferte ha segnato quattro gol, e Gervinho, ormai demiurgico (e inafferrabile) simbolo di una piazza che non vuole smettere di sognare. Perché in fin dei conti le opportunità sono di chi le sa sfruttare. Ora, per noi, testa al prossimo impegno: in trasferta al Marassi contro la Sampdoria, nell’anticipo delle 18:00 di sabato.

 

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La partita in pillole

 

Quello di sabato pomeriggio è stato il ventiduesimo Udinese-Parma disputatosi in terra friulana: sono 10 le vittorie per i bianconeri, contro le 5 ottenute dai ducali, oltre ai 7 pareggi. Discorso ben diverso per gli scontri diretti totali: su 44 partite complessive i gialloblù sono avanti con 19 successi e 63 gol realizzati, contro i 15 trionfi dell’Udinese, che ha segnato tre gol in meno. La squadra di D’Aversa, fin dai primi minuti di gioco, ha fatto intendere di voler puntare su un’indole paziente e attendista, nella convinzione di poter colpire al momento più opportuno grazie alle fulminee ripartenze e l’ampiezza di manovra concesse da due esterni offensivi con le caratteristiche di Gervinho e Biabiany: non a caso il 76% delle occasioni create dai gialloblù si sono sviluppate sulle corsie laterali – il 40% sulla destra ed il 36% a sinistra – e hanno permesso al collettivo emiliano di arrivare alla conclusione da dentro l’area di rigore avversaria nel 63% dei casi. L’Udinese al contrario, piuttosto che sfruttare lo scatto verso la profondità (solo 51 passaggi lunghi, contro i 67 del Parma), ha optato per un’impostazione del gioco a partire dalle retrovie, con Nuytinck, e ha dominato le statistiche legate al possesso palla: addirittura il 62% – di cui gran parte sviluppato nella metà campo avversaria – con un Rodrigo De Paul nevralgico per quel che riguarda la percentuale di possesso gestita (8.7% di quello totale) e il numero dei tocchi effettuati (98). Dati interessanti, e che fanno da input per comprendere quanto l’argentino ex Racing e Valencia abbia svolto un lavoro fondamentale come collante tra il centrocampo e l’attacco, arrivando alla conclusione verso la porta di Sepe in 8 occasioni; che, tanto per intenderci, sono anche il numero dei tentativi totali effettuati dal Parma nel corso dei novanta minuti. Purtroppo per noi, come ribadito da mister Davide Nicola nel post partita, “talvolta non basta avere più possesso o più occasioni, serve mostrare efficacia”. Un’efficacia che il Parma ha effettivamente dimostrato, anche se a condannarci sono stati gli episodi. Anche per questo le parole di Daniele Pradè sono il modo migliore per concludere questo report: “Dobbiamo stare vicino ai ragazzi, arrabbiarci quando sbagliano ma rincuorarli quando danno il massimo. E oggi possiamo solo applaudirli".

 

Match analysis by El Narigón de Plaza Ciudad de Udine

 

 

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