News Delneri: "Positività, fiducia e credibilità in quel che facciamo"
10 febbraio 2017
L'allenatore dell'Udinese analizza il momento della squadra in vista della trasferta all'Artemio Franchi di Firenze

Delneri: "Positività, fiducia e credibilità in quel che facciamo"

Alla vigilia della seconda trasferta consecutiva, questa volta a Firenze, il tecnico bianconero Gigi Delneri ha analizzato il momento della squadra. Ecco le sue parole.
 
Si va in casa di un avversario ferito. Quali saranno le difficoltà?
"Tutte le partite hanno le loro difficoltà, però in campo si va con le idee chiare. Il risultato di martedì non ci deve illudere sulle reali potenzialità della Fiorentina. Dovremmo giocarla al massimo, con attenzione e con l'idea di poter produrre un buon calcio. Loro hanno giocatori importanti, che possono fare la differenza. Hanno di tutto e di più".
 
Che ne pensa di Chiesa? Cosa vi siete detti con Ventura
"Chiesa assomiglia molto al padre, che ho allenato quando era giovanissimo al Teramo. Ha qualità importanti. Esprime un buon calcio in velocità e ha dato una buona spinta al settore della Fiorentina, dando anche grande entusiasmo. Ventura? Ha visto che siamo un club importante in prospettiva futura. Mi ha fatto i complimenti per il campionato che stiamo facendo. E' rimasto stupito nel vedere lo stadio migliorato in tutti i suoi settori, e questo gli fa vedere il futuro ancora migliore per l'Udinese. E' un bell'impegno, ma positivo, e siamo felici di poterlo affrontare".
 
Bisognerà giocare diversamente da quanto visto a Verona?
"Noi vogliamo ripetere la prestazione mostrata col Milan, non quella di Verona. Si deve sempre partire dalle cose positive. Non siamo noi a determinare le partite, ma una serie di fattori, su tutti l'avversario, che può essere più forte, qualitativo o motivato. Quando andiamo a giudicare una partita, dobbiamo mettere in preventivo che non dipende soltanto da noi. Domani affrontiamo una squadra di alto lignaggio e va messo sul piatto della bilancia. Nel calcio c'è sempre un perché: nel calcio o attendi o imposti. Se giochi contro squadre di bassa classifica dovresti impostare, ma magari loro attendono e ti fregano come noi freghiamo le squadre di classifica più alta. Ripeto, nel calcio non c'è mai un "non perché", ma sempre un perché. Noi preferiamo la ripartenza all'impostazione. Fofana? Lo so che non è un robot, così come Thereau, ma la squadra ora ha trovato la sua intelaiatura e faccio fatica a cambiare elementi".
 
La Fiorentina gioca molto offensiva. Fiducioso o preoccupato?
"Sono una squadra molto offensiva. Martedì hanno giocato con il trequartista e con giocatori di grande velocità. E' vero che le coperte sono sempre corte, per questo dobbiamo mettere in difficoltà loro nel palleggio, per sfruttare ciò che concedono in difesa. Dobbiamo fargli capire che ci siamo anche noi e a non farli rilassare troppo in difesa. Ma questa cosa siamo riusciti a farla in molti campi, anche difficili, come quello della Juventus. Il rientro di Badu ci da nuove soluzioni. Poi abbiamo giovani interessanti come Balic ed Evangelista, che possono rappresentare buoni innesti, soprattutto a gara in corso. Ci sarà spazio per tutti, soprattutto con questo mercato chiuso. Widmer? E' un giocatore che quest'anno è stato sfortunato con gli infortuni. Ha però grande volontà; esterno basso con qualità di corsa e spinta, come si richiede a un esterno difensivo moderno. Bisogna sempre avere positività, fiducia, e credibilità in quello che facciamo".
 
Come ha ritrovato Badu?
"Bene. Gli ha fatto bene il giretto in Africa. Il mercato chiuso ha una valenza importante sotto questo punto di vista. L'ho visto pimpante, propositivo. Per noi è una presenza importante, in campo e nello spogliatoio. L'Udinese non vince lì dal 2007? Non mi tocco (ride, ndr). Esistono campi complicati, come Genova per esempio. Il Franchi lo è sempre stato anche e soprattutto per la qualità della squadra. Ci ho vinto la prima volta che ci sono andato in A. Penso che, a prescindere dal risultato, dovremmo uscire con la maglia sudata e la consapevolezza di aver dato tutto".
 
La classifica tranquilla può influire negativamente sulle motivazioni?
"Il ruolo dell'allenatore non è cambiato nel tempo. E' cambiato il confronto con i giocatori, ma l'allenatore è sempre stato, è e sarà una specie di psicologo. Ma, al di là della classifica, va considerato che i giocatori scendono sempre in campo per vincere e per dare il massimo; ne hanno il dovere. Tutto si può dire di Chievo, tranne del carattere e delle gambe che i ragazzi hanno messo in campo, con agonismo e intensità. Basti vedere il numero di ammoniti. La nostra mentalità resta quella di andare a prendere chi c'è davanti".
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