05 maggio 2019
05 maggio 2019

Udinese-Inter a mente fredda

Il match report della partita

Commisurate percezioni, che declinano in un pragmatico sesto senso. Igor Tudor alla vigilia del match di campionato contro l’Inter aveva rimarcato il pericolo di affrontare una squadra che, a sua detta, «ha solo l’imbarazzo della scelta, per i giocatori presenti in rosa». Perché «Škriniarsarà anche uno dei cinque centrali migliori al mondo», secondo il nostro mister, come non è in dubbio che «Brozović sia migliorato tantissimo», che «Icardi sia fortissimo» e che «Perišić sappia il fatto suo». Ma anche noi, in tal senso, non ci siamo dimostrati da meno, GIOCANDO la nostra partita a viso aperto e senza esclusione di colpi, pur ritrovandoci dinnanzi alla terza forza del campionato.
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Che non sarebbe stato un match semplice lo si sapeva fin dal principio. Quant’è vero che i progressi dei nostri, sia in termini di carattere che di approccio, siano stati evidenti. «Per noi, adesso, diventa importante iniziare a raccogliere i frutti del lavoro svolto fino ad oggi», aveva spiegato il mister, che poi aveva concluso evidenziando la sua ambizione di «fare qualcosa di importante». E nonostante il bottino raccolto non sia quello pieno, il punto conquistato ieri sera contro una big del nostro calcio assume un peso specifico decisamente importante nella nostra corsa alla salvezza. L’Inter ha controllato il pallino del gioco per la prima mezz’ora riversandosi nella metà di campo bianconera, manovrando in ampiezza e cercando di dilagare soprattutto sulla fascia destra, ma l’Udinese ha comunque avuto il grande merito di non limitarsi solamente all’attendismo. Pressing alto e ripartenze pericolose, due strumenti che ci hanno permesso di causare più di qualche semplice grattacapo ai nerazzurri. E se Musso ci ha dovuto salvare in diverse occasioni, prima da Lautaro Martínez, poi da Nainggolan e a pochi minuti dal triplice fischio da Keita, a parti invertite si potrebbe dire altrettanto di Handanovic, i cui pali sono stati insidiati soprattutto dalle velenose conclusioni dalla distanza di Mandragora. Nonostante lo spettro di un rigore non concesso per un evidente intervento in area di rigore, proprio su Mandragora, verso lo scadere della prima frazione, siamo rientrati in campo mantenendo immutati concentrazione e agonismo. Abbiamo messo in seria difficoltà una grande squadra, mostrando ancora una volta di che pasta siamo fatti. Osando, creando, giocando a pallone.
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Era stato proprio Tudor a confessare la sua speranza di «vedere tutti quei pali colpiti nelle ultime gare trasformarsi in reti», dopo essere stato interpellato sulla presunta malasorte dei nostri giocatori in zona gol. Lautaro ieri ne ha scheggiato uno, quindi un po’ di fortuna forse l’abbiamo vista anche noi. Ma si sa che la sorte aiuta solamente gli audaci. Una caratteristica che contraddistingue sempre più, partita dopo partita, i nostri atleti. Pronti a COMBATTERE OSANDO altre tre finali.
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La partita in pillole
 
L’anticipo di ieri sera andato in scena tra le mura amiche della Dacia Arena è stato il novantaduesimo scontro diretto nella storia della Serie A tra Udinese e Inter, con lo score complessivo e aggiornato che recita 45 successi in favore dei nerazzurri e 21 nostri, a cui si sommano anche 26 pareggi. Il risultato maturato ci permette di salire a quota 34 punti in campionato e di inanellare il settimo risultato utile consecutivo in casa: frutto di 4 vittorie e 3 pareggi con Fiorentina, Chievo, Bologna, Genoa, Empoli, Sassuolo e infine Inter, per l’appunto. Dalla nostra parte abbiamo il merito di aver giocato una partita importante dal punto di vista agonistico: senza farci schiacciare dalla mole di gioco generata dai nerazzurri, capaci di dominare le statistiche legate al possesso palla con un netto 72%. A testimonianza di tutta la nostra tenacia ci sono i dati inerenti alle zone di campo: il 50% del gioco complessivo, di fatto, si è sviluppato nella fascia centrale, il 29% nella nostra metà campo e il 21% in quella interista. Il nostro field leader in termini di gestione del gioco è il solito Rodrigo De Paul: dai piedi del fantasista argentino è passata il 4.3% della nostra manovra totale, con 67 tocchi e 27 passaggi completati (di cui 4 key passes), oltre ai 4 dribbling effettuati. La nostra intera costruzione s’è rivolta fin dalle prime battute allo sfruttamento delle fasce: Stryger Larsen e Nuytinck, che nelle retrovie occupavano rispettivamente il centrodestra e il centrosinistra, hanno gestito entrambi il 2.6% del nostro possesso palla, rispetto al 2.4 di De Maio, che agiva come centrale dei tre. Stesso discorso per la linea mediana: in cui i due esterni, D’Alessandro e Zeegelaar, hanno amministrato il 2.7% e il 2.4% del nostro fraseggio. Non poco, considerando che i due centrocampisti centrali, ovverosia Sandro e Mandragora, hanno coordinato a testa l’1.6% e l’1.7% della nostra manovra. Nei tentativi a rete domina l’Inter, con 21 occasioni da gol create contro le nostre 7. Eppure, considerando solamente le conclusioni indirizzate allo specchio della porta, il gap si riduce appena ad un 3-4 in favore della compagine guidata da Luciano Spalletti. Il match si è rivelato essere incredibilmente acceso anche nei dati inerenti ai contrasti. Nei duelli aerei svetta la prestazione monstre di De Maio, capace di prevalere nel 75% dei contrasti di testa da lui effettuati (3 su 4), mentre in attacco Kevin Lasagna si attesta come field leader a tal proposito (6). Nei tackles svetta senz’ombra di dubbio Sandro, che ha completato positivamente il 100% dei suoi interventi difensivi (4 su 4), così come Zeegelaar (2 su 2).
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