23 agosto 2019
23 agosto 2019

Il nostro nuovo centrocampista esterno

Tecnica e dinamismo al servizio della squadra

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La Svezia come specchio di una vita migliore, la vocazione per l’assist come marchio di fabbrica. Nel percorso umano e calcistico di Ken Sema subentrano in gioco diversi elementi ma, di certo, nessuno tra questi appartiene alla dimessa e illogica casistica. Piuttosto si tratta di decisioni da ponderare, di conseguenze a cui far fronte, della capacità di adattarsi al cambiamento nello stesso istante in cui la vita decide di alzare l’asticella. Lo sanno bene anche mamma Kiadila, detta Kia, e il padre, Ndongala, che nel 1987 furono costretti a lasciare Kinshasa, quando il Congo era ancora Zaire, perché il nonno materno di Ken si dichiarò politicamente schierato contro il regime totalitario di Mobutu, scorgendo nell’Europa un porto sicuro in cui attraccare. Il programma di protezione dell’ONU li portò in Belgio, ma poco dopo i coniugi Sema decisero di muovere la prua più a nord: prima ad Åsele, poi nel freddo e criptico cuore della Lapponia, nel villaggio di Lycksele, e infine a Norrköping, città presto declinata nel più stretto sinonimo di casa. E proprio lì il ragazzo, l’ultimo di quattro figli, ha iniziato a coltivare la sua passione per il Gioco: in principio nelle giovanili del Sylvia, la sua prima squadra, che sarà tale anche nel professionismo, e poi in quelle dell’IFK, dove arriverà sino alle porte dell’Allsvenskan con Janne Andersson, oggi CT della Nazionale svedese. L’uomo che, pur non avendolo mai fatto esordire tra i grandi, non ha mai dimenticato il suo talento, tanto da regalargli sei apparizioni con la «blågult» tra il 2017 e il 2018 (oltre a pre–allertarlo per lo scorso Mondiale, dopo l’infortunio di John Guidetti).
Il background di Sema è un sentiero lastricato di perseveranza, dedizione e forza d’animo. Un viaggio che parte dalle note di «stand by me», di Benjamin Nelson, e trova il suo punto di arrivo tra le pagine di «Relentless: from good to great to unstoppable», in cui il manager Tim Grover regala una chiave di lettura dialettica dei segreti dietro al successo sportivo: rispettivamente la canzone e il libro preferiti del nostro nuovo centrocampista, anch’essi non proprio casuali come scelte. Al fianco di Ken, infatti, negli otto anni di giovanili del Norrköping, c’è sempre stata mamma Kiadila: non più insegnante, ma responsabile delle pulizie alla Siemens di Finspång, che ogni fine settimana percorreva i quaranta (e forse più) chilometri che costeggiano il lago Glan, solo per sostenere e alimentare il sogno del figlio. L’escalation di Sema tra i professionisti, d’altro canto, è stata rapida, ma costante: dal debutto con il Sylvia nel 2013, nella Division 1 di Södra, passando per le convincenti prestazioni nei successivi due anni con il Ljungkskile, in Superettan. Un banco di prova, quest’ultimo, declinato in un trampolino di lancio per conquistare l’Allsvenskan e i principali palcoscenici del calcio europeo. Nel gennaio 2016 Ken viene acquistato a titolo gratuito dall’Östersunds, ambiziosa cenerentola della prima divisione, attivissima in ambito extrasportivo nel promuovere i valori dell’integrazione culturale, per espressa richiesta del tecnico inglese Graham Potter. Un’esperienza lunga due anni e mezzo, impreziosita dal trionfo nella Svenska Cupen e dalla chiamata della Nazionale Olimpica di Håkan Ericson per prender parte ai Giochi di Rio: che in termini individuali e numerici si riassume in 84 presenze, 28 assist e 10 gol, con climax assoluto nella marcatura messa a segno ai sedicesimi di Europa League, all’Emirates contro l’Arsenal, che permise all’Östersunds di accarezzare il sogno di un’impresa senza precedenti nell’edizione 17-18 del torneo. Una prestazione che, evidentemente, dalle parti dell’Hertfordshire, ha raccolto un certo eco mediatico: la scorsa estate, infatti, è stato proprio il Watford ha puntare le sue fiches su Ken, autore di 22 partite distribuite tra Premier League, FA Cup ed English Football League Cup, con una rete e tre assist all’attivo. Certamente un biglietto da visita interessante per presentarsi agli ordini di mister Igor Tudor.
Centrocampista esterno, in possesso di un dinamismo atletico e una tecnica di base non indifferenti, Sema predilige la fascia sinistra come zona di campo in cui operare, ma sà adattarsi senza particolari idiosincrasie tattiche anche a destra. Le 222 partite tra i professionisti, distribuite in sei anni, inoltre, evidenziano la particolare inclinazione di Ken per l’ultimo passaggio: sono 48 gli assist realizzati tra le categorie minori del calcio svedese, Superettan, Allsvenskan e Premier, cui si sommano anche 38 reti. La sua duttilità tattica è frutto di una lodevole predisposizione al sacrificio, tant’è che in diverse occasioni i suoi allenatori non si sono posti troppi patemi d’animo nell’elasticizzarne la posizione in campo: ala e terzino, soprattutto a sinistra, ma anche centrale di centrocampo e trequartista nei casi più urgenti. Sinistro naturale, il dribbling e la progressione sono le sue armi migliori, da manuale «del buon esterno», alle quali somma una certa predisposizione da tiratore sui calci di punizione diretti. Determinato, e senza alcun timore reverenziale. Pronto a rendersi un jolly, e scrittore del suo stesso destino. Talvolta risultato delle scelte, non sempre del caso. Välkommen, Ken! 
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