14 aprile 2019
14 aprile 2019

Lazio-Udinese a mente fredda

Il match report della partita

Non siamo stati lanzichenecchi nel portare a termine (almeno in minima parte) il sacco di Roma, ma di certo la definizione di arrendevolezza è un concetto totalmente agli antipodi rispetto alla prestazione messa in campo all’Olimpico dai nostri. Magari Igor Tudor non riceverà né i crismi, né il dolce sapore della conquista vissuti da Carlo V d’Asburgo, ma nonostante l’amarezza per il risultato finale il nostro mister ha dalla sua parte il vantaggio di saper conferire un valore equivalente alle due facce della medaglia: quella che sì, ci ha visto in difficoltà nel corso del primo tempo, ma che dall’altro lato sprigiona tutt’altra ricchezza. Quella di un secondo tempo vissuto attraverso un animo combattivo e reazionario, a cui purtroppo non ha fatto capo un risultato utile ai fini della classifica.
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La Lazio quest’anno ha dimostrato nei numeri la sua grande predisposizione per le partite casalinghe e fin dalle prime battute si è distribuita sul campo con un atteggiamento vivace e organizzato, tanto da riuscire a portare cinque uomini a galleggiare sulla nostra linea difensiva, a ridosso dell’area di rigore. Nonostante la compattezza difensiva dei nostri avversari, tuttavia, siamo stati noi i primi a sfiorare la gioia del gol: sugli sviluppi di un calcio d’angolo abbiamo tentato di portare nell’area di rigore laziale il nostro cavallo di legno, ma invece è stato proprio il legno della porta difesa da Strakosha a strozzare in gola a Badu un urlo liberatorio dopo tanti mesi trascorsi in infermeria. Caso vuole che tra le universali leggi del calcio trovi posto anche quella del «gol sbagliato, gol subito»: perché alla traversa colpita dal centrocampista ghanese, appena un minuto dopo, ha seguito la rete di Caicedo. E intorno alla mezz’ora di gioco lo sfortunato autogol di Sandro. I ritmi frenetici hanno portato da entrambe le parti a diversi errori dovuti dalla mancanza di lucidità nella prima parte del match, soprattutto in palleggio, ma nella seconda parte di gara i nostri ragazzi hanno tirato fuori gli artigli. Prima con l’ingresso di D’Alessandro per avere più sprint, poi con quello di Teodorczyk per dare l’assalto all’area di rigore laziale. A distanza di dieci minuti dall’inizio della seconda frazione Strakosha ha neutralizzato il rigore di De Paul, ma per rivedere la Lazio insidiare la porta di Musso è stato necessario attendere un’ulteriore mezz’ora: con tre tentativi effettuati da Parolo in cinque minuti.
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Nel primo tempo abbiamo creato poco meno della metà delle loro occasioni, al triplice fischio finale i dati dicono che a crederci di più siamo stati noi: capaci di costringere una squadra in piena lotta per le competizioni europee nella sua metà campo, per una mezz’ora abbondante. Avevamo tante assenze. Avremmo potuto riaprirla. Di certo abbiamo lottato, arrendendoci solamente al triplice fischio finale e non di certo agli episodi.
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La partita in pillole
 
La sfida di ieri sera tra Lazio e Udinese, valida per il recupero della venticinquesima giornata, si chiude con il successo numero 37 della compagine biancoceleste in 80 precedenti, cui si sommano i 24 nostri e 19 pareggi. Gli uomini di Simone Inzaghi confermano l’Olimpico come bunker inattaccabile, andando a inanellare il nono successo casalingo di questo campionato (eguagliando in questo modo il record di vittorie in casa della scorsa annata), nonostante una reazione importante, in particolar modo nella seconda frazione di gioco, da parte dei nostri uomini. I dati legati alle zone di campo si fanno testimoni di un certo equilibrio tra le due squadre: difatto il 50% del gioco complessivo s’è sviluppato nella zona mediana, il 26% nella nostra metà campo e il 24% in quella laziale. L’uomo designato da mister Tudor per fare da fulcro all’interno della nostra manovra è Sandro, che nonostante la sfortunata autorete sin dalle prime battute ha dovuto svolgere una doppia, cruciale mansione: quella di collante tra mediana e pacchetto difensivo, in cui la prima fase di palleggio è stata distribuita maggiormente sul centro destra con Larsen (6.5%) e sul centrosinistra con Wilmot (5.2%), al fine di ricevere lo scarico dalle retrovie e impostare la transizione offensiva sulla linea verticale con Rodrigo De Paul. L’argentino ha completato 37 passaggi, effettuato 63 tocchi e 3 key passes oltre a essere field leader per tentativi effettuati verso la porta difesa da Thomas Strakosha (2 su 4 nello specchio). Sono invece 83 i tocchi di Sandro (5 in più del field leader laziale nonché suo connazionale Lucas Leiva), a cui si aggiungono 56 passaggi portati a termine e la gestione del 6.5% del nostro possesso palla totale. La prestazione del brasiliano, con tutta probabilità, senza l’autogol sarebbe stata più che semplicemente discreta: per lui infatti c’è anche una percentuale del 100% di contrasti vinti. Come Troost-Ekong, che nei panni di ultimo uomo della nostra difesa a tre vanta anche 3 intercettazioni e 8 duelli aerei vinti sui 9 effettuati. Il nostro possesso palla si attesta al 45% e la manovra offensiva si è sviluppata maggiormente sulla fascia destra (nel 46% delle occasioni): con Larsen e poi nel secondo tempo con l’apporto di D’Alessandro (2.6), che nella metà dei minuti ha gestito una mole del gioco simile a quella di Zeegelaar (2.6 a 2.7), mutando il baricentro del gioco stesso. Un’altra fondamentale statistica che testimonia appieno quanto i nostri ragazzi abbiano tentato di sortire una coraggiosa ed energica reazione lo si denota dai tentativi a rete: nella prima metà di gara infatti la Lazio ha condotto con 11 tiri a 5 (2 di Badu per noi, tra cui una traversa), mentre nella seconda l’Udinese ha ribaltato il fronte. Alla fine dei novanta minuti sono state 19 le occasioni da gol generate, una in più dei biancocelesti.
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