27 mayo 2019
27 mayo 2019

Cagliari-Udinese a mente fredda

Il match report della partita

L’ultimo atto di questo campionato, nonché un quarto di secolo di permanenza nella massima serie del nostro calcio: due eventi che andavano per forza di cose onorati sul campo. Meglio se con una vittoria, il frutto ormai maturo di un gruppo cresciuto step by step, passo dopo passo, soprattutto negli ultimi mesi. Perché come detto da Igor Tudor nella conferenza stampa alla vigilia del match di ieri: «tutto ciò ce lo siamo guadagnati, giorno dopo giorno. Tutti noi, facendo la nostra parte e anche qualcosa in più per raggiungere questo obiettivo».
Sotto la pioggia torrenziale che si è riversata sulla Sardegna Arena abbiamo assistito ad una partita decisamente infuocata, dall’inizio alla fine. Sin dalle prime battute di gioco Udinese e Cagliari si sono fronteggiate a viso aperto, offrendo al pubblico uno spettacolo piacevole sia in termini di ritmo che di qualità della manovra. Noi con un giropalla prolungato e indirizzato allo sfruttamento degli esterni, alternato ad un pressing alto che in prima battuta ha creato non pochi grattacapi alla retroguardia rossoblù. Loro sempre pronti a cercare Pavoletti, il terminale del 4–2–3–1 di Rolando Maran, al fine di alzare il baricentro e colpire attraverso rapidi scambi sugli inserimenti dei centrocampisti. Ad un nostro primo tentativo con Mandragora, ha risposto Lykogiannīs attraverso un calcio di punizione che ha impegnato Musso. Il Cagliari da quel momento in poi è andato visibilmente in crescendo, mostrando un’organizzazione tattica scientifica e piuttosto rigorosa, coronata dopo venti giri di orologio dalla rete del vantaggio di Pavoletti. I bianconeri hanno cercato di reagire e sono anche andati vicini al gol del pareggio, con un colpo di testa di Ekong, ma al termine della prima frazione c’è voluto, ancora una volta, il miglior Musso per sventare una velenosa conclusione dal limite di Barella.
Nel secondo tempo la musica è cambiata e, sulla falsa riga della pioggia, è fuoriuscita l’essenza liquida dei dogmi predicati da Igor Tudor: carattere, grinta, coesione. Et voilà: dopo neanche dieci minuti dall’inizio del secondo tempo festeggiamo il gol di Pussetto, poi annullato in seguito all’On Field Review del VAR. Una marcatura provocata dalla geniale intuizione di un ter Avest particolarmente ispirato. Iniziamo a guadagnare terreno e di pari passo consapevolezza: proprio con ter Avest, sempre con ter Avest, che pochi minuti dopo vede un suo tiro-cross stamparsi sul palo della porta difesa da Cragno. Cresciamo visibilmente e il Cagliari inizia a risentire delle nostre sortite offensive. Hallfreðsson indovina l’angolino giusto all’ora di gioco e, dopo dieci minuti esatti, Mandragora pesca De Maio – tutto solo – in area di rigore. Nel finale João Pedro ci ha fatto provare più di qualche semplice brivido, ma una tempestiva murata di Ekong ed un pizzico di fortuna ci hanno permesso di salutare questo campionato nel migliore dei modi: tre punti in saccoccia e dodicesimo posto.
La partita in pillole
 
Il match di ieri sera, di scena alla Sardegna Arena e valido per la trentottesima nonché ultima giornata di questo campionato, è stato il quarantottesimo incontro diretto della storia tra l’Udinese e il Cagliari in Serie A. Il ruolino di marcia complessivo e aggiornato recita 23 successi a nostro favore, al cospetto degli 11 a tinte rossoblù e 14 pareggi. Al gol del vantaggio cagliaritano, il sedicesimo centro stagionale di Leonardo Pavoletti, hanno risposto Emil Hallfreðsson e Sebastien De Maio: entrambi alla loro prima rete quest’anno. Sul gol vittoria del difensore francese c’è lo zampino di Rolando Mandragora, alla sua seconda rifinitura stagionale. Nelle undici partite al timone della squadra, quindi dal Genoa in poi, Igor Tudor ha raccolto ben 18 punti sui 33 disponibili: in media 1.6 a partita, frutto di 5 vittorie (delle quali tre consecutive, le ultime), 3 sconfitte (Atalanta, Lazio e Roma) e altrettanti pareggi (Milan, Sassuolo e Inter). Un bottino che ci ha permesso di agguantare all’ultimo atto il dodicesimo posto in classifica con 43 punti complessivi, a pari merito con il Sassuolo. «Dovrebbe piovere perciò dovremo correre molto: mi aspetto che tutti i miei calciatori mettano in campo la voglia di dimostrare il proprio valore». Sì, il mister ci aveva visto lungo, in tema di previsioni metereologiche. Ma altrettanto bene ha confidato nello spirito della squadra. Il Cagliari ha creato più occasioni da gol, ha gestito più palloni (58%) ed è anche passato in vantaggio, eppure abbiamo il grande merito di aver risposto, colpo su colpo, ad ogni difficoltà. Nel manovrare, nel resistere, nel finalizzare, nel VINCERE. Dalle statistiche relative al possesso palla emerge il nostro pregio di aver GIOCATO a pallone, nonostante un clima avverso e poco adatto alle giocate di fino: manovra imbastita a partire dalle retrovie e ricerca degli esterni per dare inizio alla transizione offensiva. In tal senso spiccano le ottime prestazioni di Troost-Ekong, field leader per mole di gioco gestita (5.8%) e tocchi (65), e dei due colleghi di reparto, Samir e De Maio: che in quanto a gestione del pallino del gioco si attestano rispettivamente al 4.7% e al 4.1%. Il francese spicca anche per gli intercetti (3), mentre sulle spazzate domina ancora Ekong (10). Decisamente positiva è anche la prestazione di Rolando Mandragora, fulcro del nostro centrocampo: 5.2% di possesso palla, maggior numero di passaggi effettuati e completati (32 su 38), di cui 4 key passes, con una precisione on target dell’84%. Un dato, quest’ultimo, in cui Rolando si piazza sul terzo gradino del podio: alle spalle di un chirurgico Hallfreðsson (89% di precisione, 24 su 27) e De Maio (85%, 28 su 33). Rispetto al Cagliari siamo riusciti, inoltre, a distribuire in maniera più eterogenea le nostre sortite offensive. I rossoblù ci hanno provato nel 92% dei casi sfruttando la fascia centrale del campo: tantissimo se confrontato con il rispettivo 4% di ambedue le fasce. Per noi invece, al contrario, c’è un’equa distribuzione delle trame offensive tra il centro e l’out di destra (36%), mentre lo sfruttamento del versante sinistro si attesta al 27%. All’effervescenza delle nostre finalizzazioni si aggiunge – all’opposto – un altro, interessante dato relativo alla fase difensiva: al triplice fischio, difatto, tutti e cinque gli uomini del nostro centrocampo hanno completato positivamente il 100% dei contrasti effettuati. GIOCO E GRINTA, un mix perfetto, che ci consente di salutare questa stagione di Serie A dal dodicesimo gradino della classifica.
Condividi su
Questo sito utilizza cookie, continuando a navigare acconsenti al loro impiego. Maggiori informazioni sono disponibili al link Privacy.
Accetto