02 aprile 2020
02 aprile 2020

MASSIMO GIACOMINI

Seconda parte della terza puntata della rubrica "Gli allenatori della storia bianconera"

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IN DUE ANNI DALLA C ALLA A
Teo Sanson e Franco Dal Cin non solo non si perdono d'animo, ma sono convinti che con pochi ritocchi l'Udinese centrerà la promozione in B nel campionato 1977-78. Sanson allarga anche la composizione del Consiglio di Amministrazione, vi entrano Loris Fantinel, Aristide Bortolotti, Franco Mariini, Lucio Olivo e, in rappresentanza dei club, Adino Buiatti che prende il posto di Cautero, La responsabilità della squadra é affidata a Massimo Giacomini, con Giuliano Zoratti e il riconfermato preparatore atletico Cleante Zat suoi collaboratori. I nuovi acquisti sono rappresentati dall'ala destra De Bernardi (Treviso), dal portiere Della Corna (Varese), dal mediano Leonarduzzi (Clodia Sottomarina), dal terzino destro Bonora (Paganese), dall'altro mediano Riva (Junior Casale), dall'ala Palese (Cesena), mentre cambiano casacca Basili, Bracchi e Tormen (Junior Casale), Groppi e Galasso (Avellino), Lomonte (alla Paganese in cambio di Bonora), Belotti (Cavese), Corti (Pergocrema), D'Alessi (Monfalcone), Sartori (Bolzano), Lovison (Conegliano). In particolare l'acquisto di Bonora, per il quale si tratta di un ritorno all'ovile, si rivela azzeccato per rendere ermetica la difesa sempre imperniata nel battitore libero Apostoli. Nel ruolo di terzino sinistro Fanesi trova un posto stabile, mentre Leonarduzzi in mediana è una garanzia dal punto di vista tattico. In avanti De Bernardi dà ragione al tecnico che ne ha consigliato l'acquisto, con Pellegrini forma un tandem molto ben assortito e dal gol facile (ne realizzeranno 24 complessivamente, 12 a testa). Dopo una fase precampionato, Coppa Italia compresa, non delle migliori (che genera la contestazione della tifoseria che teme l'ennesimo rinvio della promozione), l'Udinese si delinea ben presto come la principale pretendente alla promozione e le rivali più agguerrite sono lo Junior Casale, il Piacenza e il Mantova. E' una squadra che concede poco agli avversari, la tattica del fuorigioco che Giacomini fa adottare ai suoi (sul modello olandese), è una trappola per chiunque; pratica un calcio totale, in cui tutti fanno grande movimento e aggrediscono gli avversari. Dopo otto giornate è al comando con 12 punti, seguono Piacenza a 11, Casale e Mantova a 10, ma la società ha l'occasione di puntellare ulteriormente l'attacco, Franco Dal Cin ha individuato in Nerio Ulivieri l'elemento ad hoc per cercare di fare la differenza e nel giro di pochi giorni, con il placet di Sanson, conclude la trattativa per l'ingaggio in comproprietà del toscano, reduce dall'esperienza con il Foggia, ma di proprietà del Milan. Per Giacomini è un inaspettato, splendido regalo. Ulivieri debutta in Coppa Italia il 3 novembre nella gara di andata con la Triestina e rassicura tutti sulle sue condizioni: segna le due reti dell'Udinese, quella del provvisorio 1-1 e del definitivo 2-2 e il 20 novembre realizza anche il suo primo gol in campionato nella vittoriosa sfida con il Lecce (2-0 con De Bernardi autore della prima rete). “Uli”, che sta per diventare il beniamino della tifoseria, va a bersaglio anche nelle successive gare (1-1) a Omegna, ancora 1-1 in casa contro lo Junior Casale, 1-0 a Busto Arsizio con l' Udinese che si esalta ulteriormente nel periodo compreso dal 19 febbraio al 23 aprile 1978 in cui conquista nove successi consecutivi (record della storia del calcio bianconero). In particolare spiccano il 6-1 casalingo contro l'Audace e soprattutto il 6-0 al “Friuli” nel derby contro la Triestina in uno stadio completamente esaurito e con incasso record di oltre 90 milioni di lire.

LITE SANSON-GIACOMINI
Il 22 aprile 1978, alla vigilia della gara con l'Omegna che i bianconeri vinceranno per 3-1, il “Giorno” pubblica un'intervista rilasciata dal tecnico friulano da cui emergono screzi con Sanson e Dal Cin in quanto i due avrebbero tentato di interferire sulle sue scelte. Sanson e Dal Cin avrebbero voluto che il tecnico nella trasferta di Padova schierasse Osti al posto di De Bernardi poi autore dei due gol del successo bianconero).Giacomini, riferendosi a Sanson, avrebbe proferito la frase diventata celebre: “Lei pensi a fare i gelati che alla squadra penso io”. Il presidente, che si trova a Verona, la mattina successiva viene messo al corrente dei contenuti dell'intervista e reagisce d'istinto, con “tuoni e fulmini”. E' indignato, telefona a Dal Cin, gli chiede chiarimenti e convoca d'urgenza il consiglio direttivo per il giorno dopo. Lunedì mattina viene raggiunto telefonicamente anche da Giacomini che nega di aver detto testualmente la frase riportata dal quotidiano, pur confermandola nella sostanza e che non voleva essere in alcun modo offensiva. Sanson non ci sta. E' imbufalito, vorrebbe licenziare su due piedi l'allenatore. “Mi ha telefonato probabilmente perché qualcuno gli ha fatto pressioni – sbotta - Giacomini avrebbe dovuto farsi vivo con me sabato mattina, appena venuto a conoscenza di quanto riportato dal giornale...”. C'è il sospetto che quella di Sanson sia stata una sceneggiata, che abbia voluto ingigantire un caso che non esisteva per costringere i quotidiani nazionali a continuare a parlare del suo “scontro” con l'allenatore al fine di pubblicizzare i prodotti della sua Azienda di Collognola ai Colli. Certo è che dopo la vittoria con l'Omegna l' Udinese a fine aprile cade a Casale e il discorso promozione di riapre anche se l' Udinese comanda sempre il gruppo. L'allarme dura pochi giorni, i bianconeri sconfiggono poi in casa la Pro Patria, 1-0, il Novara in trasferta, 21-, la Biellese al “Friuli”, 3-1 e il Pro Vercelli, 2-0. E' finalmente serie B. Poi nelle ultime due gare, con una squadra scarica mentalmente, l'Udinese perde ,0-3, a Sant'Angelo Lodigiani con i dirigenti della squadra locale che hanno fatto confezionare una “B” in onore dell' undici di Giacomini mettendo assieme alcuni gerani bianchi e rossi. Poi nell'ultimo atto pareggiano in casa con l'Alessandria, 0-0.

IL TRIPLETTE  
Va anche ricordato che nella trasferta di Sant' Angelo Lodigiani l'Udinese quel giorno scende in campo in formazione rimaneggiata perché quattro giorni prima era stata impegnata nella gara di ritorno delle semifinali di Coppa Italia semi pro a Novara dopo che all'andata, a Fontanafredda, aveva vinto per 3-1. La sfida in terra piemontese si è tramutata ben presto in una battaglia con il Novara che conclude i 90' sul 2-0 dopo essere stata condotta magistralmente da Vriz (l'anno seguente sarà uno dei perni della formazione udinese), vince per 2-0. Si rendono necessari i tempi supplementari (allora in quella manifestazione i gol segnati in trasferta non valevano il doppio) poi i calci di rigore per decretare la squadra che dovrà accedere alla finalissima. La sorte favorisce l'Udinese che centra la porta tre volte dal dischetto contro le due del Novara. L'atto conclusivo della manifestazione ha luogo a Reggio Calabria (anche perché il “Friuli” non era provvisto di impianto di illuminazione) contro la formazione locale che può contare su un pubblico numeroso e “caldo”. Ma l'Udinese si rivela da subito più forte, più organizzata, più squadra concedendo le briciole alla Reggina. Segna due reti, al 45' con De Bernardi, al 7' della ripresa con Bonora su rigore. A questo punto il pubblico non ci sta e al 22' la gara viene sospesa per una fitta sassaiola lanciata dagli spalti con bersaglio l'arbitro D'Elia di Salerno. Il Giudice Sportivo confermerà poi il risultato sul campo.
L'Udinese però non è sazia, vuole completare l'opera, vuole il triplette: aggiudicarsi cioè anche il Torneo Anglo-Italiano iniziato a marzo il 22 marzo in Inghilterra a Maistone (1-1) con gol per i bianconeri di Palese e proseguito tre giorni dopo a Hillingdon (1-0 per l'Udinese, rete di De Bernardi). Il terzo incontro è in programma al “Friuli” il 20 giugno e i bianconeri sconfiggono il Bath City per 3-1 (Palese, Bencina e Pellegrini i goleador bianconeri); il 25, sempre al “Friuli”, affrontano il Minhead che è sconfitto per 4-0 (reti di Palese, Ulivieri e De Bernardi), per poi concludere la manifestazione affrontando nella finalissima di Udine il Bath City che è battuto per 5-1 con gol di Palese e doppiette di Pellegrini e Ulivieri.
In quella stagione la squadra ha realizzato negli incontri ufficiali (56) ben come 92 reti con Ulivieri grande protagonista con 25 centri. Nel frattempo è scoppiata la pace tra Sanson, Dal Cin e Giacomini che stanno studiando le strategie di mercato per potenziare i bianconeri. Durante il pranzo (non ufficiale) che viene organizzato al “Belvedere” di Tricesimo, oltre ai componenti dello staff medico e sanitari, vi partecipa anche Gigi Delneri e nella foto di rito cerca di nascondersi dato che non è ancora stato ufficialmente acquistato. Ma pochi giorni dopo Dal Cin, su consiglio di Giacomini, ma all'insaputa di Sanson, concretizza con il Foggia l'operazione per l'ingaggio del regista di Aquileia e in parziale contropartita cede al club pugliese la mezzala Gustinetti. Sanson viene a conoscenza dell'operazione il giorno dopo e minaccia fuoco e fiamme, se la prende con Dal Cin. Ritiene troppo onerosa l'operazione, vorrebbe rispedire Delneri al mittente, poi viene convinto che l'acquisto è assolutamente indispensabile per il salto di qualità della squadra.

GLI INCASSI 
Il cammino trionfale dei bianconeri è servito a riavvicinare i tifosi alla squadra del cuore. Si registra una media di 14 mila presenze a incontro, lievitano anche gli introiti. Il cassiere a fine stagione conterà 722.258.000 lire (senza tener conto del gettito degli abbonati, peraltro pochi, 482). Rispetto all'anno precedente l'incasso è superiore del 50 per cento. Un incasso che in B sarebbe tra i più cospicui se si considera che in quella stagione nella cadetteria solamente il Bari, un miliardo 105 milioni, il Palermo un miliardo 43 milioni, il Taranto 867 milioni, l'Ascoli, 821 milioni e il Lecce 793 milioni hanno ricavato di più. L'introito più cospicuo si è registrato in Udinese-Triestina con 93.243.000 lire, seguito da quello della gara con la Pro Vercelli, 71.443.500.

ULTIMATO IL CAPOLAVORO 
Franco Dal Cin dopo aver acquistato Delneri (cinque stagioni nella Spal, due nel Foggia,una delle quali in A, una nel Novara, altre tre nel Foggia), piazza Claudio Pellegrini al Napoli. E' una cessione dolorosa, Pellegrini, 30 gol in due anni, è il pezzo più pregiato, oltretutto è giovane, ma in cambio l'Udinese riceve dalla società partenopea 500 milioni di lire! Un'offerta irrinunciabile. Dal Cin centra altri obiettivi, porta in Friuli le mezzali Vriz dal Novara e Bilardi dal Barletta, il libero Fellet dal Treviso, il mediano Sgarbossa dal Trento, l'ala destra Vagheggi dall'Alessandria, mentre cambiano casacca oltre ai citati Pellegrini e Gustinetti, Apostoli (Anconitana), Boito (Genoa). La squadra appare più omogenea, insomma più forte rispetto a quella che ha dominato il girone A della serie C nella stagione precedente, una garanzia per disputare un buon campionato di B. L'Udinese va ben oltre. Compie un altro capolavoro e, dopo 17 lunghi anni, centra la promozione nella massima serie anche se i tifosi inizialmente sono un po' scettici come lo dimostra il risultato della campagna abbonamenti: appena 1106 tessere sottoscritte. Dopo la fase di ritiro a Tarvisio, dopo una buone serie di prestazioni nel pre campionato, i bianconeri partono con il piede giusto nel torneo cadetto: debuttano vittoriosamente in casa con il Taranto (3-1, con Delneri che apre le marcature), poi pareggiano a Varese per 2-2 e sconfiggono al “Friuli” una delle favorite, il Foggia, 2-0, con reti di Bilardi su rigore e di De Bernardi.

MARCHIO SUI PANTALONI
Quella domenica, 8 ottobre 1978, Teo Sanson ha l'intuizione di mettere il marchio della sua azienda sui pantaloncini dei calciatori, aggirando in tal modo l'ostacolo in materia dato che la Federcalcio vietava ogni tipo di sponsorizzazione facendo riferimento però solo alle scritte sulle maglie. I giocatori in un primo momento si oppongono, per fare pubblicità all'industria del loro presidente chiedono un premio; interviene anche Giacomini che tutela la squadra. Alla fine tutto si appiana, ma quell'iniziativa (come era previsto) é ritenuta irregolare, l'Udinese viene sanzionata con una multa di 50 milioni, notevole per quei tempi, ma poca cosa in rapporto ai vantaggi pubblicitari che ne derivano per l' azienda di Colognola ai Colli. La società bianconera però apre una breccia per consentire agli sponsor di entrare nel mondo del calcio (avranno via libera tre anni più tardi). Dopo la vittoria sul Foggia, i bianconeri perdono a Marassi con il Genoa (0-1) per poi conquistare tre pareggi e tre affermazioni nelle successive sei gare. I tifosi sognano e in occasione dello 0-0 casalingo con il Cagliari si registra il tutto esaurito. Ormai la squadra di Giacomini non può più nascondersi, pratica il calcio più bello e più concreto, è una delle più temute, una delle principali pretendenti alla promozione, il suo suo gioco moderno, il suo continuò pressing, la velocità di manovra, la bravura nell' attuare la tattica del fuorigioco, sono le armi con cui disegna il suo secondo consecutivo capolavoro. Delneri, in cabina di regia, Ulivieri punta centrale, ne sono i cardini, ma in fase realizzativa pure De Bernardi si conferma sui livelli dell'anno precedente. Bilardi, Vriz e Bencina si alternano per completare il quintetto offensivo, in difesa Bonora è baluardo insormontabile, ma ci sarà gloria e spazio per tutti i componenti della rosa.

INCIDENTE PER DEL NERI 
Le zebrette lo effettuano dal 21 gennaio al 25 febbraio 1979 vincendo una dietro l'altra sei gare, con Pistoiese (1-0), Palermo (1-0), Bari (2-1), Rimini (2-0), Taranto (1-0), Varese (2-0) ipotecando la serie A. Giacomini però è guardingo, non abbassa di un centimetro la guardia, pretende che facciano altrettanto anche i suoi uomini cui chiede la massima professionalità. Tutto fila liscio sino alla sera del 19 marzo quando Delneri, nei pressi di Moruzzo, mentre era alla guida della propria autovettura, esce di strada riportando un trauma alla clavicola. Il regista deve saltare cinque gare, con il Brescia, Lecce, Cagliari, Sampdoria, Spal nel corso delle quali la sua assenza pesa oltre il dovuto: l'Udinese conquista solamente quattro punti, il frutto di due pareggi e di una vittoria, il 14 aprile in casa con la Sampdoria, 3-2, con gol decisivo di Vagheggi, in rovesciata, alla Piola. Finalmente a fine aprile rientra Delneri e l'Udinese cambia nuovamente marcia, ritorna ad essere una splendida, armoniosa, affiatata orchestra, rintuzza i tentativi di Cagliari e di Pescara di superarla in vetta, espugna addirittura il campo del Pescara (2-0). Alla fine concluderà al primo posto con 55 punti, il frutto di 21 affermazioni, 13 pareggi e appena 4 sconfitte. E' anche la squadra ad aver segnato di più, 52 gol contro i 46 del Cagliari che è secondo con 49 punti; terzi ex aequo sono Pescara e Monza con 48 per cui si rende necessario lo spareggio-promozione per stabilire chi salirà in A con friulani e sardi. Il match, in programma a Bologna l'1 luglio 1979, è vinto per 2-0 dal Pescara. Uliveri, come si è verificato l'anno precedente in C, è secondo nella classifica cannonieri con 15 reti in coabitazione con Silva dell'Ascoli, alle spalle di Damiani del Genoa autore di 17 centri.

GIACOMINI SE NE VA 
L'Udinese delle meraviglie perde uno dei suoi grandi protagonisti. Giacomini se ne va, accetta l'offerta di guidare il Milan campione d'Italia in carica. Ai primi di maggio del 1979 il tecnico riceve una telefonata dal suo ex compagno di squadra ai tempi di Rocco, Gianni Rivera, che ha il compito di “tastare il terreno”. Giacomini si dichiara disponibile anche perché la società bianconera non gli aveva ancora chiesto di allungare
il contratto. Per cui qualche giorno dopo il contatto avuto con Rivera ha un colloquio con il presidente del Milan Felice Colombo e accetta di guidare il diavolo rossonero. Prima della trasferta di Nocera Inferiore Sanson e Dal Cin capiscono che stanno per perdere il tecnico. Sanson, tramite i media, minaccia di esonerarlo su due piedi e Giacomini a fine gara (conclusasi sullo 0-0), a precisa domanda di un cronista gli risponde che “la società è libera di fare ciò che vuole” pur non confermando la voce sempre più insistente che lo dà già accasato al Milan. Sanson e Dal Cin corrono subito ai ripari, puntano su un tecnico giovane, su Corrado Orrico, classe 1940, uscito anch'egli a pieni voti dal Super Corso di Coverciano.

AL MILAN
Con i rossoneri, neo campioni d'Italia, Giacomini capisce che ci sono problemi da risolvere anche a livello societario. Rivera nel frattempo ha abdicato. Le cose in campionato vanno abbastanza bene, in Coppa Campioni però la squadra esce ai sedicesimi ad opera del Porto. In Portogallo all'andata finisce 0-0, nel ritorno il Milan perde, 0-1 per una papera di Albertosi. Poi scoppia lo scandalo del Totonero, il club rossonero è coinvolto e la Giustizia sportiva lo condanna alla B. Giacomini rimane, i rossoneri nella cadetteria dominano, ma il rapporto tecnico società si incrina e dopo la penultima di campionato il tecnico udinese viene esonerato per poi ripartire dal Torino dove fa bene; si lascia ingolosire da un'offerta del Napoli e sbaglia. In terra partenopea non ha fortuna, paga per tutti. Poi allena Triestina, Perugia.
IL RITORNO ALL'UDINESE – Nel 1987 Giacomini è nuovamente seduta sulla panca dei bianconeri. La squadra è retrocessa pagando lo scotto di nove punti di penalizzazione, il potenziale non è male, anche se qualcuno sembra avere la “pancia piena”. L' Udinese parte con il piede giusto, 3-0 al Taranto all'esordio, poi non vince più subendo due sconfitte a Bologna, 1-2, a Messina, 0-1. Al termine della quinta giornata, pareggio casalingo con il Bari, 0-0, Giacomini viene esonerato pagando a caro prezzo il comportamento di alcuni senatori che gli hanno svoltato le spalle. Allenerà poi senza particolare fortuna Brescia, Triestina e Cagliari per chiudere la sua carriera nel 1996 con il Pro Gorizia. (fine)

G.G.
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