20 novembre 2020
20 novembre 2020

Bram Nuytinck al Gazzettino

Le parole del difensore bianconero al quotidiano "Il Gazzettino"

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Riportiamo integralmente l'intervista rilasciata da Bram Nuytinck a "Il Gazzettino":

Scusate per il ritardo con cui sono rientrato, sembra dire Bram Nuytinck, che ha allungato il “matrimonio” con l’Udinese iniziato nel luglio del 2017. Non è il caso di parlare di “scuse”, sia chiaro. Piuttosto, Bram va salutato con un bentornato. Il suo recupero appare (quasi) fondamentale per i bianconeri: rappresenta la colonna difensiva, il leader della retroguardia. Il suo carisma e la sua esperienza aiutano i compagni di reparto e l’intera squadra. Non è un caso che il suo rientro, a Reggio Emilia contro il Sassuolo, sia coinciso con zero reti subite. Forse la sua prestazione al Mapei Stadium è addirittura andata oltre le migliori aspettative. «Non lo so, certo tre mesi fuori sono lunghi – dice “l’orange” –. In ogni caso, senza voler essere spavaldo, credo di aver disputato una buona gara».

Lei rientra e la difesa ritorna a essere ermetica: una coincidenza?
«È il frutto di un comportamento importante come collettivo. Ho visto in tutti l’atteggiamento giusto: centrocampisti e anche attaccanti hanno dato man forte a noi difensori. Dalla gara con il Sassuolo sono usciti segnali inequivocabili, di crescita anche mentale».

Si sta rivedendo la squadra?
«Credo di sì. È il complesso che mi era piaciuto nel torneo scorso dopo il lockdown, sempre equilibrato, attento, con ciascuno ad aiutare il compagno. Se funziona il collettivo le difficoltà si superano».

La classifica è preoccupante.
«Nessuno dice il contrario. È brutta davvero: siamo penultimi. Ma è anche corta, se vinci con il Genoa superi lo stesso avversario e ti ritrovi quasi a metà. A parte queste considerazioni è scontato che tutti, noi compresi, si attendono un cambio di marcia. Ne abbiamo le possibilità».

Intende dire che la squadra potenzialmente è forte?

«Proprio così, è la miglior Udinese da quando io indosso questa maglia. Nei primi tre anni l’obiettivo era la salvezza e abbiamo lottato per non cadere in B. Non è che adesso sia modificato, sia chiaro, ma siamo comunque più forti. Credo che dovremmo concludere in posizione mediana, praticando un calcio concreto, divertente, se possibile spettacolare. Siamo guidati da un allenatore forte e competente. Non credo proprio di esagerare: abbiamo tutto quanto ci serve, società compresa, per migliorare i risultati degli ultimi anni».

Con il Genoa il successo appare quasi obbligatorio?
«L’Udinese deve sempre cercare di fare sua la partita, figurarsi quella contro il Genoa. È sottinteso che sarà difficile, ormai conosco la serie A, ma ci stiamo preparando anche mentalmente per riuscire nel nostro intento. Lavoriamo forte, siamo compatti nel sacrificio, non vogliamo deludere. Serviranno concentrazione, attenzione, intelligenza, oltre a giocate importanti e tanta pazienza per trovare il guizzo vincente».

Ma che squadra è il Genoa?
«Scorbutica, composta pure da gente di valore, oltre che esperta. Ecco perché dovremomigliorarci per sperare nei tre punti del rilancio».

I suoi personali obiettivi?
«Crescere ancora. Nel mio primo anno in Friuli ho incontrato difficoltà d’ambientamento, soprattutto nella comunicazione con i compagni e gli allenatori. Non parlavo italiano e quando mi esprimevo in inglese erano gli altri, e mi riferisco in particolare ai tecnici, che non mi capivano. Per cui era anche logico che incontrassi delle difficoltà, diminuite al secondo anno, Nella passata stagione invece credo di essermi espresso su buoni livelli».

Con Gotti, però, visto che con Tudor era finito nel dimenticatoio.
«È vero. Devo ringraziare l’attuale mister, che mi ha aiutato. Io credo di aver fatto la mia parte. Ci tenevo a essere utile alla causa bianconera e ora sono talmente motivato che voglio salire ancora. Ho 30 anni e tanta fame di successo, l’ambiente qui è l’ideale per non deludere».

Lei è visto come il leader difensivo dell’Udinese. Ma si ritiene tale?
«Faccio valere la mia esperienza, questo sì. In campo parlo molto con i compagni, ma non so se mi comporto come un leader. Di sicuro ci provo e ci proverò ancora: è la dimostrazione che motivazioni e stimoli non mi mancano».

Nella difesa a tre lei agisce sia sul centro-sinistra che da centrale, da battitore libero degli anni ’80. Un compito che ha svolto lodevolmente a Reggio Emilia. Come la vede?
«Ho capito. Mi piace interpretare entrambi i ruoli, idem quelli nella difesa a quattro».

Cosa significa aver allungato di un paio di anni il suo contratto?
«Che mi sono meritato la fiducia del club, che la società si rende conto che sono ancora in grado di difendere la causa bianconera. Non è poco. Una tale fiducia m’inorgoglisce, qui mi sento come a casa».

Quanto la preoccupa l’emergenza Covid?
«Preoccupa tutti, anche noi calciatori. In Olanda è stato ripristinato il lockdown ed è tutto chiuso. Per uscire da questa situazione bisogna rispettare le regole». 
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