19 marzo 2021
19 marzo 2021

Pussetto a Il Gazzettino

L'intervista all'attaccante argentino

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In due mesi l’Udinese ha cambiato volto. Come gioco, qualitativamente più valido, più concreto. Come interpreti davanti, dove non ci sono più i
due argentini che fecero ammattire la difesa della Lazio all’andata, con i friulani corsari all’Olimpico, e capaci di rifilare tre sventole alla formazione di Simone Inzaghi, subendo una rete su rigore nell’unica disattenzione dopo un match da incorniciare.
 
«Fu una grande gara - ricorda Ignacio Pussetto, che domenica si vedrà costretto a tifare seduto in tribuna, dato che ha concluso la sua stagione il 3 gennaio, contro la Juventus -. Purtroppo mi sono infortunato al ginocchio proprio mentre stavo dimostrando di essere utile alla causa, e ora sto stringendo i denti per recuperare».
Come sta?
«Bene, nel senso che i tempi per il recupero sono rispettati e che il ginocchio non è dolente, né si gonfia quando mi sottopongo a qualche particolare esercizio in palestra. Dovrei rispettare i tempi di prognosi: 5-6 mesi».
Quindi?
«È da escludere un mio rientro prima della fine del torneo. Ma credo di poter dire, se non ci dovessero essere intoppi nella fase di rieducazione, di
poter iniziare regolarmente la stagione 2021-22 già in fase di ritiro estivo».
Nell’Udinese?
«Questo non lo so. Sono di proprietà del Watford, che mi ha prestato, ma qui in Friuli mi trovo bene e resterei volentieri, anche se la scelta non può dipendere dal sottoscritto».
Lei è diventato un beniamino dei tifosi.
«Li ringrazio, mi sono vicini anche in questo momento. Ho ricevuto numerosi messaggi su Instagram, mi vogliono vedere al più presto in campo».
A proposito di Watford: la squadra londinese sta cambiando marcia e ha tutte le carte in regola per tornare nella Premier, ma anche l’Udinese è un’altra rispetto all’andata. Giusto?
«Sono felice per i miei ex compagni in Inghilterra, per la società e per tutto l’ambiente. Meritano di essere promossi, stanno facendo davvero bene e spero vivamente che ce la facciano».
E l’Udinese? Gianpaolo Pozzo recentemente ha dichiarato che l’obiettivo, dopo 26 anni consecutivi in A, non deve essere più rappresentato dalla salvezza, bensì da un piazzamento finale tra i primi 10. Un traguardo che già quest’anno è alla vostra portata?
«Abbiamo 33 punti e non sono pochi quando, mancano 11 giornate alla conclusione, ma non sono ancora 40. Quindi siamo concentrati per conquistarli quanto prima e porci in salvo. Poi eventualmente vedremo a cosa puntare».
Ora tutta la squadra è cresciuta, in particolare il suo connazionale ed ex compagno nel Watford, Pereyra. Si aspettava un simile exploit da parte sua?
«Non mi sorprende. Lo conosco bene e so di cosa è capace. È un giocatore di qualità, l’ho visto esaltarsi in Premier, dove si è reso protagonista di cose tipiche dei campioni. Pure nella Juve ha giocato su alti livelli. Non per nulla è tornato in Nazionale, facendo bene. Lui e Rodrigo sono fantastici: illuminano il gioco, se la intendono che è un piacere. La loro intesa è quasi perfetta, il gol del pari contro il Genova è scaturito da una loro invenzione».
Ha visto la Lazio perdere contro il Bayern?
«Solo il primo tempo. Non è stata una grande Lazio. Ha fatto comunque il suo, e io non ascolto chi dice che la formazione romana è in difficoltà. Non scherziamo: è ricca di elementi importanti e di qualità. Darà tutto per conquistare la quarta posizione che dà diritto alla Champions League. È facilmente intuibile che contro di noi giocheranno al top e riavranno Immobile, che a Monaco è stato risparmiato proprio in funzione
della gara di Udine. Ci sarà pure Milinkovic, assente all’andata, e tutti conoscono il suo valore. In poche parole: per conquistare un risultato positivo dovremo alzare l’asticella».
Il fattore campo da qualche tempo sta dando i frutti sperati all’Udinese.
«È così. L’ultima gara che abbiamo perso è quella con il Napoli, poi abbiamo conquistato due pari con Atalanta e Inter, e vinto le sfide con Verona, Fiorentina e Sassuolo. Speriamo di allungare la striscia».
All’andata ci fu la “sinfonia” degli argentini bianconeri, in particolare lei e Forestieri. Adesso? 
«È vero. Ma quella era una gara speciale, nel segno di Maradona. Sentivamo molto la sfida - conclude El Nacho -, non solo noi due ma pure Rodrigo, Pereyra e Musso, e volevamo onorare nel modo migliore la memoria del grande Diego». 
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