31 marzo 2020
31 marzo 2020

MASSIMO GIACOMINI

Prima parte della terza puntata della rubrica "Gli allenatori della storia bianconera"

Giacomini.jpg
L'impresa di Aldo Olivieri che nel giro di due anni, dal 1948 al 1950, catapultò l' Udinese dalla serie C al massimo campionato, è stata bissata a fine anni '70 da Massimo Giacomini ridestando gli entusiasmi che si erano via via sopiti in 17 lunghi anni di oblio da quando i bianconeri retrocessero in B, 1961-62 e due anni dopo addirittura in C. Fu il riscatto una popolazione che conobbe momenti tragici susseguenti al sisma del 1976 che generò un migliaio di morti; quel capolavoro come d'incanto diede fiducia a tutta la gente friulana, naturalmente agli emigrati per i quali l' Udinese rappresentava qualcosa di particolare, di “sacro”. Oltretutto l'artefice di quel meraviglioso duplice consecutivo salto dal 1978 al 1979, era friulano, Giacomini, appunto, nato a Udine il 14 agosto 1939, ex calciatore bianconero che debuttò in prima squadra a 18 anni, quando non aveva ancora completato gli studi al Liceo classico “Stellini”, esattamente il 13 ottobre 1957, in Udinese-Milan, 1-1, prendendo il posto nientemeno che dello svedese Begt Lindskog ricoverato in ospedale vittima dell'asiatica. Fu lui quella domenica a servire a Tonini il pallone per il temporaneo 1-0. Giacomini che aveva mosso i primi calci nella Serenissima di Pradamano, per poi passare all'Olimpia di Paderno, fu ingaggiato dall'Udinese nel 1956 e fece parte della seconda squadra composta da giovani interessanti alcuni dei quali fecero pure loro il debutto in A: Giacomo Bel Bianco, Valentino Ros,Oscar Asquini, Alcide Baccari, Sergio Rodaro, Giovanni Medeot, Ennio Ceschia, Luciano Tonini (esordì in A con i bianconeri assieme a Giacomini) Domenico Gheller, Ettore Virgilio, Franco Degano, Bruno Del Pin, Giorgio Michelazzi, Luigi Gigante, Giuseppe Valletti. In quel torneo disputerà altri due incontri, il 27 ottobre in Verona-Udinese, 3-2 e il 25 maggio 1958, ultima giornata, in Alessandria-Udinese, 1-2. Giacomini agisce da mezzala e da mediano, le sue lunghe leve sono a scapito della rapidità, ma è calciatore intelligente, che sta stare in campo, preciso nelle triangolazioni o nel pescare il compagno con lanci a lunga gittata. L'anno dopo con allenatore Luigi Miconi subentrato a Giuseppe Bigogno passato all'Inter, fa parte del ristretto nucleo dei titolari. È un torneo che inizia nel modo peggiore, ci sono fondati timori che i bianconeri non riusciranno a salvarsi, Bruseschi ad un certo punto (dopo l'11 ma giornata) si vede costretto a silurare l'allenatore chiamando Severino Feruglio che pure lui, come Miconi, “crede” in Giacomini e la fiducia è ben riposta. Sono 27 le presenze del centrocampista udinese che si segnala come uno dei giovani più interessanti del nostro calcio. È ormai uno dei perni della compagine. I senatori lo rispettano, lo cercano sovente campo, il suo dovere lo fa sempre senza comunque raggiungere livelli particolarmente elevati, ma è costante nel rendimento. 33 sono le sue presenze nel 1959 – 60 con i bianconeri guidati dapprima da Feruglio, poi nuovamente da Bigogno che ha fallito nell'Inter. L'Udinese si salva in extremis, sono determinanti i gol del capitano, Lorenzo Bettini, 14. Questa la formazione tipo: Bertossi, Del Bene, Valenti; Sassi, Pinardi, Menegotti; Pentrelli, Milan, Bettini, Giacomini, Fontanesi. Ci fu spazio pure per Romano, Santi, Burgnich, Rodaro, Delfino, Gon, Odling, Manente, Canella, Birtig. Di Giacomini cominciano ad interessarsi anche i grossi club. Per il settimanale “Il Calcio e Ciclismo Illustrato” non ci sono dubbi, é una delle migliori mezzali del torneo, l'Avvocato Gianni Agnelli si interessa a questo “giovane intellettuale” come lo definisce; il capitano della Juventus Giampiero Boniperti pochi giorni dopo rilascia un'intervista in cui lo elogia per come sa tenere il campo. Giacomini rimane e il suo rendimento cresce ancora; nella la stagione 1960-61 con Pentrelli, Bettini è l'uomo in più della formazione. La partenza dei bianconeri è però a dir poco disarmante; 0-1 al “Moretti” all'esordio contro la Juventus davanti a 25 mila persone, 1-6 la domenica dopo a Roma contro i giallo rossi, 0-6 in casa con l'Inter di Helenio Herrera. Bruseschi non sa cosa fare. È tormentato dal solito dilemma: cacciare l'allenatore oppure rinnovargli la fiducia? Si consiglia con i suoi più stretti collaboratori, anche con i senatori della squadra, in primis Bettini che è il capitano e che due anni prima era stato determinante per l'esonero di Miconi. Alla fine a Bigogno viene concessa un'altra chance , i bianconeri sconfiggono in casa la Lazio, 2-0, sembra passata la buriana, in realtà il peggio deve ancora venire: nelle successive tre gare l'Udinese perde a Lecco, 1-3, batte in casa il Lanerossi Vicenza, 1-0, perde poi a Milano contro i rossoneri, 3-1 soprattutto cade al “Moretti” contro il Catania, 0-1. A Bruseschi non rimane altro che consegnare la squadra ad altro tecnico. È il 20 novembre 1960, al posto di Bruseschi arriva Luigi “Cina” Bonizzoni che ha vinto lo scudetto alla guida del Milan nel 1958-59. Il rendimento della squadra migliora, la resa però è ancora insufficiente, Giacomini è sempre tra i migliori, come del resto il nuovo acquisto, Mereghetti raffinato tre quartista che ai primi di novembre approda in Friuli proveniente dall'Inter, ma saranno i gol di Bettini (alla fine saranno 15 compreso quello siglato contro il Lecco nella seconda gara spareggi per la sopravvivenza) a tenere a galla l'undici udinese. Bonizzoni nel frattempo sembra aver individuato l'undici tipo in Dinelli, Del Bene, Valenti, Sassi, Tagliavini, Segato; Pentrelli, Giacomini, Bettini, Mereghetti,Canella. Illusorio è lo sfavillante 7-1 con cui l'Udinese asfalta la Sampdoria il 22 gennaio 1961. Bettini non si smentisce, segna una tripletta (solamente Giancarlo Bacci, Alberto Fontanesi e Giovanni Medeot erano riusciti in precedenza a segnare tre reti in un solo match dell' Udinese a livello di A; in seguito i protagonisti di questa performance saranno pure Orlando Rozzoni, Abel Balbo, Marco Branca, Roberto Sosa, Dino Fava, David Di Michele, due volte, Totò Di Natale, sei volte anche se il record nella massima categoria spetta ad Alexis Sanchez, 4 centri). Bonizzoni riesce a dare equilibrio alla squadra, c'è più continuità di rendimento e anche di risultati, ma l'avvio disastroso pesa come un macigno e alla fine i bianconeri devono disputare gli spareggi a Bologna contro il Bari (14 giugno) e Lecco (18 giugno) per stabilire chi dovrà fare compagnia in B a Lazio e Napoli. Giacomini è ormai leader dei bianconeri, sia contro i pugliesi (0-0), sia contro i lariani (3-3) è tra i migliori in campo. L'Inter nel frattempo si è interessata a lui e a Bettini, Bruseschi accetta il trasferimento anche perché la contropartita economica è allettante (130 milioni), oltre al fatto che i rapporti con il club nero azzurro sono ottimi. Nel frattempo la società milanese aveva ceduto al Genoa il portiere Mario Da Pozzo,i difensori Livio Fongaro, Enea Masiero gli attaccanti Eddie Firmani e Orazio Rancati al Genoa che ormai avevano fatto il loro tempo in casa nero azzurro, ma l'allenatore Helenio Herrera si oppone alla partenza di un elemento molto duttile quale era Masiero, chiede al suo presidente Angelo Moratti di congelare la cessione. Il Genoa (l'anno prima aveva rischiato addirittura la retrocessione in C per essere partita con 10 punti di penalizzazione, 3 dei quali condonati dalla Corte Federale di Appello per un tentativo di illecito cui si sarebbero resi protagonisti i suoi dirigenti un anno prima) accetta, ma chiede in cambio proprio Giacomini che nella formazione ligure non si smentisce, è uno dei più utilizzati dall'allenatore Renato Gei. Quel Genoa è ricco di qualità, vinse alla grande il torneo di B con 54 punti, undici in più rispetto a Napoli e Modena. Questa la formazione-tipo del Grifone: Da Pozzo, Fongaro, Bagnasco, Occhetta, Baveni, Colombo; Bolzoni, Giacomini, Firmani, Pantaleoni, Bean. Il Genoa si aggiudicherà anche la Coppa delle Alpi. Giacomini viene confermato in serie A, ma nel 1963 passa in prestito alla Lazio (16 presenze), ma nella capitale, non ha molta fortuna e di quell'esperienza ha sempre parlato poco. Poi rientra in Liguria, quindi, dopo aver totalizzato complessivamente 80 gare, passa al Brescia (a titolo di prestito), sempre in A, ma ha scarso spazio, 12 incontri in A, successivamente per un biennio è al Milan di Nereo Rocco che vuole rialzare la testa dopo un periodo di dominio dei rivali dell' Inter. Nella compagine rossonera colleziona un solo gettone di presenza, nel torneo 1968-69, quello dello scudetto, viene schierato a Roma contro i giallo rossi, 1-1; vanta anche tre presenze in Coppa Italia e 5 in Coppa delle Alpi. Poi passa alla Triestina con la benedizione di Nereo Rocco e con gli alabardati in due anni disputata due tornei di C totalizzando 66 presenze (avrebbero potuto essere molte di più se non si fosse fratturato un braccio) e 13 gol realizzati. Ritorna a Udine per chiudere la sua carriera, gioca ancora per tre stagioni, ma il suo ultimo atto da calciatore, lo spareggio per la promozione in B, il 24 giugno 1973 a Vicenza contro il Parma che vince per 2-0, è beffardo e doloroso. Quel pomeriggio i bianconeri, allenati da Luigi Comuzzi, sono protagonisti di una pessima gara, la trave portante del centrocampo formata da Giacomini e Galeone si dimostra da subito debole. Peccato. Giacomini, che è vicino ai 34 anni, vuole diventare allenatore,il presidente Pietro Brunello gli affida la squadra nella stagione successiva, ma il neo tecnico per sedere in panchina ottiene la deroga da parte della Figc che però ad ottobre non gliela rinnoverà per cui il presidente Brunello chiama Sergio Manente anche se Giacomini rimane nello staff tecnico quale collaboratore del nuovo arrivato. I due, legati da una lunga amicizia (sono stati anche compagni di squadra), vanno d'amore d'accordo, ma l'Udinese alla fine sfiorerà ancora il bersaglio, sarà seconda con 47 punti, a meno 6 dall'Alessandria. Giacomini, anche per una questione di rispetto nei confronti di Manente, si fa da parte, poi ottiene il patentino di seconda categoria che gli consente di guidare il Treviso in D e centra la promozione nella categoria superiore. Quindi tenta l'avventura nella Salernitana, in C, ma le cose non vanno per il verso sperato, viene esonerato dopo 12 gare e a quel punto si concentra per superare l'esame al Super Corso di Coverciano per diventare allenatore di prima categoria.
Nel 1977 supera la prova a pieni voti dopo aver partecipato ad alcuni stage all'estero, in particolare in Olanda. Italo Allodi, Direttore del Corso, si congratula con lui e qualcuno dice che lo consiglia a Franco Dal Cin da una stagione General manager dell' Udinese.

ERA SANSON

Torniamo indietro di un anno, alla primavera del 1976 quando una delegazione di tifosi bianconeri si reca a Collognola ai Colli vicino Verona per cercare di convincere Teofilo Sanson, titolare dell'omonima industria dei gelati, ad acquistare l' Udinese. Sanson che è presidente del Clodia-Sottomarina e che ha in Franco Dal Cin (che lo seguirà nella sua esperienza friulana) un collaboratore competente e fidato, alla fine accetta anche perché nel frattempo stanno per essere ultimati i lavori per la costruzione del nuovo stadio che prevede entro il 1981 una capienza di 48 mila posti.

1976-77 
Il 6 maggio del 1976 una violenta scossa di terremoto mette in ginocchio il Friuli, ma il suo popolo si rimbocca ben presto le maniche per ricostruire le case distrutte dal sisma e per riprendere l'attività produttiva. Anche lo sport reagisce e i tifosi bianconeri organizzano nelle varie tendopoli la raccolta di sottoscrizioni per dar vita l'azionato popolare per contribuire all' acquisto del club bianconero. Teofilo Sanson, particolarmente colpito dalla tragedia del Friuli, fa installare un capannone a Campeglio di Faedis (località che porta ben visibili i segni del terremoto) da adibire a mensa e in grado di ospitare cinquecento persone rimaste senza casa. E' un grande gesto di solidarietà, ma anche un chiaro segnale che non ha alcuna intenzione di fare retromarcia dopo aver promesso che acquisterà l'Udinese. Il regista della trattativa tra l'industriale veneto e il vecchio presidente Brunello è il commercialista udinese Piero Vidoni che crea anche le premesse per la costituzione di una Spa che dovrà rilevare la vecchia “Acciu”. L'operazione va in porto, l'8 giugno 1976 viene siglato l'atto formale della costituzione della società con capitale sociale di un milione di lire. Presidente è Lino Midolini, già componente del precedente vecchio Consiglio di Direttivo. Vice presidente è Angelo Da Dalt fiduciario dell' azienda Sanson per il Friuli; completa il direttivo Paolo Cautero uno dei promotori dell'azionariato popolare. Un mese dopo nella nuova società entrano anche Teofilo Sanson e l'avvocato udinese Mario Pettoello e il capitale sociale viene aumentato a 500 milioni di cui il 10 per cento è costituito dall'azionariato popolare. Nasce l'Udinese moderna, il popolo bianconero ha piena fiducia in Sanson (per tutti Teo) che sponsorizza altre discipline sportive. Franco Dal Cin, 32 anni, che è un ex calciatore (nel ruolo di battitore libero) del Vittorio Veneto, ha la responsabilità del mercato e di costruire una squadra che abbia le potenzialità per salire di categoria e nel giro di cinque anni tornare nel massimo torneo.

FONGARO
È l'ex terzino dell'Inter di Helenio Herrera ed ex trainer del Conegliano, il nuovo allenatore che si avvale una o due volte alla settimana della collaborazione di un preparatore atletico, l'ex discobolo Cleante Zat, friulano di Caneva. Dei “vecchi” giocatori vengono riconfermati solamente Marcati, Belotti, Gaiardi, Galasso, Groppi, Gustinetti, D'Alessi, cui si aggiungono i nuovi acquisti Basili e Lomonte (Clodia Sottomarina), Bracchi (Sant' Angelo Lodigiani), Claudio Pellegrini (Barletta), Osti (Conegliano), Tormen (Belluno), Apostoli (Ancona), Giuseppe Corti (Milan), Bencina (Torino), Fanesi (Cesena), Paleari (Conegliano), Sartori (Venezia). L'inizio dell'Era Sanson coincide con l'inaugurazione del nuovo stadio cui verrà dato in seguito (1978) il nome di “Friuli”. E' un impianto che sorge nella zona dei Rizzi, è costruito con concezioni moderne, ma ancora incompleto: è stato ultimato solamente il primo lotto che comprende l'ampia Tribuna e il settore Distinti (limitatamente al primo anello) con capienza di 23 mila persone. L'Udinese debutta nel suo “tempio” alla terza giornata, il 26 settembre 1976, contro il Seregno che è battuto per 1-0 con rete di Pellegrini al 12' del primo tempo. Durante il match, presenti 13 mila persone con un incasso di 29 milioni di lire, si verifica una forte scossa di terremoto peraltro avvertita solamente da pochissimi spettatori. I bianconeri dopo tre giornate sono al comando (assieme al Lecco) a punteggio pieno. Dopo il pari di Trieste al quarto turno vincono tre incontri di seguito, contro lo Junior Casale (2-0), a Biella (3-1) e contro il Clodia Sottomarina (1-0). Alla settima giornata guidano il gruppo con 13 punti, segue il Lecco con 11, quindi Cremonese e Treviso con 9. Claudio Pellegrini, dimostra subito le sue potenzialità, è l'uomo in più della squadra, comincia a piacere alle grandi, è già andato a bersaglio cinque volte. All'ottava giornata l'undici friulano è di scena a Cremona dove è chiamato a ribadire di essere il favorito per la serie B, ma contro i lombardi si fa prendere dal nervosismo, Pellegrini poi cade nel tranello della provocazione e al 31' viene espulso per fallo di reazione su Talami reo di un un duro intervento. L'Udinese pur in inferiorità numerica resiste caparbiamente, ma deve alzare bandiera bianca al 21' della ripresa per un autogol di Fanesi. La squadra, che accusa il contraccolpo come lo testimoniano i due pareggi nelle successive gare interne, con Treviso (0-0) e Sant'Angelo (1-1), rimane in testa in testa con 15 punti. Sino al 2 gennaio 1977 le zebrette sono protagoniste di una corsa spavalda, conquistano quattro affermazioni (su tutte quelle di Mestre con il Venezia per 1-0 e di Alessandria, 2-0) e due pareggi, ma la Cremonese fa ancora meglio (cinque affermazioni e un pari). Le due rivali sono appaiate al primo posto con con 25 punti, il Lecco è terzo con 23. Una settimana dopo però l'Udinese inciampa di brutto a Vercelli, 0-2) con Galasso che fallisce un rigore. Poi con il successo sul Piacenza per 1-0 (al termine di una prestazione pressoché impeccabile sul piano tattico) e il pari di Crema con il Pergocrema (0-0), rimane sulla scia della Cremonese che non perde un colpo. I bianconeri rimangono imbattuti sino allo scontro del “Friuli” con la capolista Cremonese. Il big match è in calendario il 20 marzo 1977 e si gioca al cospetto di uno stadio esaurito, 23 mila persone, con incasso di 62.900.000 lire. Tra Cremonese e Udinese ci sono due soli punticini di differenza e ci sono tutti i presupposti per l'aggancio alla vetta con i bianconeri annunciati in piena salute. Da subito il match è elettrizzante, intenso, giocato su ritmi sostenuti, caratterizzato da continui capovolgimenti di fronte. L'Udinese passa anche in vantaggio al quarto d'ora con Basili e il pubblico si infiamma, non fa mancare un costante roboante incitamento alla squadra, ma la Cremonese con il
trascorrere dei minuti si riorganizza, sale in cattedra e nella ripresa ottiene il meritato pari con Prandelli. Per tutto l'ambiente friulano è un duro colpo per le speranze friulana. Il colpo di grazia alle chance dell' Udinese lo dà il Padova che sconfigge all' Appiani” i bianconeri per 3-2. Alla fine la Cremonese chiude con 55 punti, l'Udinese è seconda con 51.

(segue)
G.G.
Condividi su
Questo sito utilizza cookie, continuando a navigare acconsenti al loro impiego. Maggiori informazioni sono disponibili al link Privacy.
Accetto