16 giugno 2020
16 giugno 2020

Bram Nuytinck al Gazzettino

Le parole del difensore intervistato dal quotidiano Il Gazzettino

913 Bologna-Udinese 22-02-2020. © Foto Petrussi.jpg
Dieci mesi fa sembrava rappresentare un corpo estraneo al progetto bianconero, si parlava di una sua probabile cessione: il tecnico croato Igor Tudor gli aveva fatto capire che nella “sua” Udinese non avrebbe avuto spazio. Poi con l’inizio della stagione è passato ai fatti, lo ha lasciato sistematicamente fuori sino a quando – sconfitta interna con la Roma – l’allenatore di Spalato non è stato sollevato dall’incarico, con i bianconeri che sono stati affidati a Luca Gotti. Per Bram Nuytinck è ritornato il sereno via via sempre completo. «È così - ammette il difensore olandese - Con mister Gotti mi sono sentito responsabilizzato, la sua fiducia mi ha dato ulteriore carica per allenarmi con più entusiasmo anche se io nelle quotidiane sedute preparatorie credo di non essermi mai tirato indietro. Ma non c’era verso per convincere Tudor. Niente da fare, non c’era feeling tra di noi. Ho accettato tutto sperando che le cose potessero cambiare come in effetti è successo con il nuovo allenatore».

Da allora lei è sempre stato utilizzato…
<<Sì, spero di aver dimostrato di essere utile alla causa. Con mister Gotti mi sono sentito e mi sento ancora giocatore importante e ritengo di essere pronto per offrire il rendimento ottimale alla ripresa del campionato».

Con Gotti lei sembra rinato, forse da dicembre si ammira il vero Nuytinck.
«Non lo so, siete voi che dovete fornire i giudizi. Ho avuto la fortuna di stare bene fisicamente sino a marzo quando c’è stato lo stop del torneo, come lo sono ora. Un anno fa, invece, ho dovuto fare i conti con acciacchi vari, in particolare un malanno di natura muscolare di cui sono stato vittima nella gara contro la Juventus e che mi ha costretto a uno stop abbastanza lungo, praticamente tra il rimanere fermo e il fatto che avevo perso la condizione migliore ho perso tre mesi».

Siete reduci da sette gare, quelle iniziali nel girone di ritorno, in cui avete conquistato cinque punti, pochi e ora vi siete avvicinati alla zona rossa; vi condiziona questo cammino non esaltante?
«Ci sprona a cercare di riscattarci, di crescere ulteriormente. Il mio è anche il pensiero dello spogliatoio. La nostra è una squadra che può e deve fare meglio, è un nostro sacrosanto dovere mettere in pratica i propositi. Non sarà cosa facile, ci sono anche gli avversari, in serie A non mancano le insidie che prevedo ancora più numerose a partire dal 23 giugno».

La ripartenza sarà probabilmente determinante…
«Non lo so. Dobbiamo essere al top in tutte e dodici le gare, ma è chiaro che nelle prime quattro/cinque gare non possiamo steccare. Va sicuramente evitata la falsa partenza, in allenamento proviamo ogni cosa per poter recitare un ruolo importante. Ma dobbiamo essere squadra vera dalla sfida con il Torino all’ultimo atto della stagione».

Sarà difficile vedere bel calcio?
«Dopo tre mesi di forzato stop, dopo una preparazione intensa, ma non quella ideale perché ci vorrebbero altre due settimane di lavoro per essere al top – ma questo è un discorso che vale per tutti – non credo proprio che il ritmo sarà quello solito. Anche nelle gare di Coppa Italia, in particolare tra Juve e Milan, non ho visto squadre brillanti. Sicuramente l’amichevole che andremo a disputare mercoledì contro il Brescia ci aiuterà per ritrovare le cadenze delle gare vere, ma rappresenterà motivo di verifica sotto il profilo tecnico, tattico oltre che fisico e atletico».

Accanto a voi lavora uno psicologo…
«Veniamo da un momento particolare causa la pandemia, siamo rimasti fermi tre mesi, per cui in un momento così delicato una figura professionale come quella dello psicologo la ritengo assai importante. Ho detto che contro il Brescia ci saranno verifiche tecniche, atletiche tattiche, ma ritengo che pure l’aspetto mentale rivestirà un ruolo molto, ma molto importante. Stiamo vivendo una situazione particolare alla quale non eravamo abituati, per cui un ulteriore supporto alla squadra non può che fare bene. Tutto viene curato per consentirci di farci trovare pronti quando toccherà ripartire, ormai a breve».

Calcio a porte chiuse, non è calcio; può condizionarvi ulteriormente?
«Non è questione di essere condizionati o meno. Dobbiamo solo farcene una ragione; i tifosi per ora non possono entrare negli stadi, l’emergenza virus non è completamente debellata, per cui dobbiamo solo gestire questo calcio particolare».

Lei ha paura di possibili contagi?
«No. Bisogna solamente attenersi alle regole, alle disposizioni, alle linee guida. Da subito ho preso le necessarie precauzioni per evitare di contrarre il Covid-19 e anche di questi tempi non abbasso la guardia».

Come era e come è la situazione in Olanda?
«Ho trascorso un periodo nel mio Paese, l’emergenza c’è stata, non in maniera così grave come in Italia, ma la popolazione ha reagito bene, con compostezza e disciplina, nel pieno rispetto delle disposizioni governative. Quando c’era da stare a casa nessuno usciva se non per necessità inderogabili, ma con tanto di mascherina e guanti. Poi la situazione è sensibilmente migliorata, come in tutta Europa; mi mantengo in contatto con i miei parenti che mi dicono che la prudenza non è mai troppa. Solo così puoi sconfiggere, speriamo definitivamente, l’invisibile nemico prima ancora di individuare il vaccino».

Un’ultima domanda, lei rimarrà all’ Udinese?
«Mi trovo bene qui, ma sono concentrato in vista della ripresa del torneo».

Al di là di quello che dice, e soprattutto non dice, il difensore, la società probabilmente gli farà sottoscrivere al termine della stagione l’allungamento del contratto sino al 2023. 

Guido Gomirato
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