09 giugno 2020
09 giugno 2020

Jens Stryger Larsen al Gazzettino

Le parole del difensore intervistato dal Gazzetino

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Non è per nulla condizionato dall’infrazione al polso destro subita la scorsa settimana, Jens Stryger Larsen. Lavora al pari degli altri, con la medesima voglia, con immutata fiducia. «Non ho problemi di sorta – ha dichiarato l’esterno danese –. Il tutore che è a protezione della parte lesa mi consente di fare ogni cosa, come era successo un anno fa quando avevo incorso in analogo infortunio, ma al polso sinistro».

Stare bene fisicamente è fondamentale, di questi tempi però bisogna fare i conti con la tensione che, se eccessiva, potrebbe risultare pericolosa; in quest’ottica la società vi ha messo a disposizione uno psicologo che è una specie di sentinella.
«Ho già avuto un colloquio con lui, è importante essere mentalmente pronti nelle dodici gare che chiuderanno il campionato. È una figura professionale che reputo molto preziosa. Viviamo un momento difficile, noi calciatori e l’intera popolazione, siamo rimasti a lungo in quarantena. Ci sono stati numerosi contagi e morti, anche di persone amiche; le cose ora vanno meglio, ma non possiamo abbassare la guardia. Normale che ci sia un po’ di tensione. Stiamo lavorando per reagire, per avere una vita sana che ci consenta in campo anche di essere all’altezza delle nostre possibilità per centrare l’obiettivo».

I campionati vengono decisi soprattutto dalla qualità; ma alla ripresa delle ostilità sarà l’imponderabile a farla da padrone, con episodi che potrebbero decidere chi vincerà, chi andrà in Europa, chi retrocederà.
«È una situazione anomala mai vissuta: abbiamo ripreso a lavorare dopo due mesi di stop, si giocherà tre volte in otto giorni, non ci sarà tempo per il recupero per cui mi limito a dire che sarà un mini torneo perlomeno strano, ci saranno insidie di ogni tipo».

Ci potrebbero essere numerosi infortuni…
«C’è questa possibilità anche in una situazione di normalità, figurarsi giocando continuamente; ma stiamo lavorando sodo anche dal punto di vista atletico per cercare di limitare il rischio».

Lei ha paura di essere contagiato?
«Paura no, ma c’è un po’ di preoccupazione che mi consente di non abbassare di un centimetro la guardia. Serve sempre la massima attenzione nella vita quotidiana»

Nel momento in cui la pandemia in Italia aveva raggiunto il picco più elevato lei era in Danimarca; come ha vissuto questa vicenda e con lei i suoi connazionali?
«Con dolore e commozione per le numerose vittime. Per l’elevato numero dei contagi, per le notizie che rimbalzavano nel mio Paese in particolare dalla Lombardia. Anche da noi si è verificata la pandemia, non comunque in maniera così grave come in Italia. Ma il nostro governo è stato tempestivo, ha chiuso tutto, uffici, stadi, palestre, esercizi pubblici. Si poteva uscire nel totale rispetto delle regole anti-contagio; qualche volta l’ho fatto con tanto di guanti e mascherina. Per fortuna la situazione ben presto è migliorata».

Torniamo a parlare di calcio; come crede che i vari allenatori imposteranno le gare?
«Non lo so. Noi proviamo ogni cosa, non possiamo e non dobbiamo farci trovare impreparati, siamo nella condizione di rimanere in A e non vogliamo rovinare tutto».

Lei è tra coloro che caldeggiavano la ripresa dei campionati?
«Sì, ora aggiungo che vorrei che il torneo fosse chiuso regolarmente; credo che arriveremo alla fatidica data del 2 agosto, se il governo ha dato via libera significa che ci sono elementi che inducono ad essere ottimisti».

Se lei dovesse disputare tutte le 12 gare chiuderebbe a 100 presenze in A entrando nella cerchia dei 50 calciatori bianconeri che hanno raggiunto questo traguardo. Spera anche di segnare un gol. Al momento è a quota tre. Quale il più bello?

«Spero di segnare per difendere al meglio la causa. Il gol più bello è sicuramente quello che ho realizzato al "Meazza", in un impianto suggestivo, contro un avversario di rango (il Milan, ndr), davanti a 70mila persone. Ho anticipato in uscita Donnarumma e ho segnato. Purtroppo a pochi secondi dal triplice fischio siamo stati beffati».
 

Guido Gomirato 
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