16 gennaio 2020
16 gennaio 2020

Juventus-Udinese in pillole

I numeri e le statistiche

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L’ottavo di finale di Coppa Italia tra Juventus e Udinese termina con la vittoria dei padroni di casa, all’esordio nel torneo: un 4–0 firmato Gonzalo Higuaín, Douglas Costa e Paulo Dybala, autore di una doppietta e dell’assist per la rete del vantaggio (unico giocatore della Juve ad aver segnato in ogni competizione stagionale: Serie A, Champions League, Supercoppa Italiana e Coppa Italia). I piemontesi detengono il record assoluto di vittorie della competizione (13 volte) e non mancano l’appuntamento coi quarti di finale dalla stagione 2006/2007, quando furono eliminati dal Napoli nel terzo turno. L’ultima sconfitta agli ottavi invece risale al 2004/2005, contro l’Atalanta: un doppio confronto (2–0 all’andata e 3–3 al ritorno) in cui le 5 reti degli orobici vennero segnate tutte da Andrea Lazzari, ex Udinese, tra le varie (dal 2012 al 2014). A tal proposito i friulani non prendono parte ai quarti della Coppa dalla stagione 13/14, edizione in cui eliminarono l’Inter e successivamente anche il Milan, spingendosi fino alle semifinali. Una sfida tra Juventus e Udinese in questo torneo, inoltre, non si vedeva da 29 anni: su 4 scontri diretti (ai gironi eliminatori nel 1980 e nei sedicesimi di finale andata e ritorno del 1991/1992, prima di ieri), il bilancio è di 2 vittorie per i piemontesi e 2 pareggi.

La chiave tattica
Al cospetto di una Juventus solida e camaleontica Luca Gotti ha messo in campo un canonico 3–5–2 contraddistinto da un ampio turnover (solo Nuytinck e Sema erano titolari nell’ultima di Serie A, col Sassuolo) e dall’impiego del doppio playmaker, a centrocampo, con Jajalo e Walace sempre pronti a spartirsi la fase d’impostazione. La Juventus sin dai primi giri di orologio ha sviluppato un fraseggio rapido e ordinato, riversandosi con grande aggressività nella metà campo ospite, al fine di produrre più linee di dialogo possibili. In tal senso si è rivelato estremamente nevralgico il lavoro svolto sulla trequarti da Paulo Dybala e Federico Bernardeschi, che galleggiando sulla stessa linea concedevano maggior profondità alla manovra juventina: un insidioso 4–2–3–1 celato in un 4–3–3, che intorno al primo quarto d’ora ha permesso agli uomini di Sarri di amministrare il 71% del possesso palla (con una precisione dell’88%), nonostante i tentativi dell’Udinese di congestionare le vie centrali. La rete del vantaggio della Juve, di fatto, è arrivata da un’iniziativa personale targata Dybala e Higuaín, lesti nello scambiarsi sei volte il pallone eludendo il denso pressing condotto dalla retroguardia friulana. Sotto di un gol, gli uomini di Gotti hanno provato ad aumentare l’intensità delle marcature sui primi palleggiatori difensivi avversari, con Barák incaricato di coadiuvare Nestorovski e Teodorczyk nella fase di non possesso, ma la mossa non ha riscontrato l’effetto necessario. Dopo un tentativo di Ter Avest e qualche timida trama di gioco la Juve ha affondato il colpo sfruttando una rapida ripartenza, che ha portato al rigore del 2–0. Le statistiche inerenti al primo tempo si rendono testimoni della supremazia juventina: 67%–33% nel possesso palla (con tasso di precisione del 90%, al 77%), 421 passaggi a 211, 9 tiri tentati a 2 (4–0on target), 8 ripartenze a 5 ed, infine, 31 recuperi difensivi a 9. Nella seconda frazione Gotti ha inserito Lasagna per Teodorczyk, per conferire più profondità e più associatività alla manovra, ma la solidità della squadra e la qualità dei singoli di Sarri hanno chiuso ogni discorso. La Juventus ha continuato a macinare gioco fino al novantesimo, attestandosi al 62% (735 passaggi, precisione del 92%) nel possesso palla, tentando 20 tiri in porta (a 7, 8–1 on target). L’Udinese dal proprio canto ha faticato ad attaccare per vie centrali (3 attacchi), e di conseguenza ha cercato soluzioni più efficaci attraverso gli esterni (12 attacchi a destra, 16 a sinistra), senza trovare tuttavia la strada giusta per sgretolare la compattezza juventina.

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