19 giugno 2020
19 giugno 2020

Luca Gotti alla Gazzetta dello Sport

Le parole del tecnico bianconero al quotidiano sportivo

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ll momento più bello di questa lunga e forzata clausura? Quando hanno riaperto le librerie: «Era quello che aspettavo. Sono un lettore compulsivo».Ma nella selezione di titoli, una ventina, fatta dall’allenatore dell’Udinese Luca Gotti non troverete «Fragile» la gettonatissima, nell’ambiente,storia di Marco VanBasten. Perché le biografie degli sportivi l’allenatore bianconero non le divora. «So che alcune tipo quella di Agassi sono di grande rilevanza, ma in questo periodo mi sono concentrato soprattutto su Antonio Manzini. Avevo letto solo “Pistanera»,(un giallo all’italiana, ndr) mi mancava il resto. E ho colmato questa lacuna». Così Gotti si è letto tutti i libri dello scrittore e artista romano Manzini e le storie del suo personaggio più celebre,il vice questore Rocco Schiavone. La pandemia per Luca Gotti è passata così. «Nei primi 15 giorni non ho mai acceso tv nè guardato sport. Per 61 giorni non sono uscito dalla via di casa. Mi bastava il libro».

Da quel che ha raccontato, in qualche rara sortita televisiva,ha tenuto anche pochi contatti con la squadra dell’Udinese che allena dal 1’novembre del 2019.
«Non è proprio così. Abbiamo avuto due momenti collegiali, trascorsi insieme. Poi ho fatto parecchie telefonate individuali, cercando di privilegiare i contatti con i calciatori che avevano maggiori problemi, anche familiari. Perché qualcuno era davvero bloccato in casa da solo. Poi c’è stato il lavoro dello staff che ogni due giorni contattava tutti e, quindi, quello del nutrizionista che concordava la gestione dell’alimentazione in un periodo in cui, comunque, ci si allenava meno e diversamente>>.

Come ha ritrovato le teste dei suoi giocatori?
«Rivederli significava che stavamo tornando alla normalità. C’è stato un sentimento di gioia diffusa. Avevo solo il ti more della possibilità di un lungo ritiro che era stato paventato. Quello sarebbe stato un problema».

Com’è la situazione ora?

«Fatti i debiti scongiuri,mi sembra molto buona. Ho visto professionalità. Si sono presentati in buone condizioni».

Il primo impegno è martedì a Torino: quasi uno spareggio con i granata. Che hanno assenze pesanti.
«Innanzitutto, domani li guardiamo col Parma. Ma noi dobbiamo occuparci di noi stessi. Non posso pensare agli infortuni del Toro. Queste situazioni potranno capitare anche a noi».

Che cominciate un nuovo campionato.
«Con una rosa molto ristretta. Ho 18 calciatori di movimento. A gennaio,quando qualcuno è andato via per giocare di più, non immaginavamo un nuovo torneo in piena estate. Siamo pochi,ma abbiamo uno staff che pensa a tutto e le grandi attrezzature del club. Che aiutano».

Teme atteggiamenti guardinghi, partite giocate con cautela,timori,diffidenza?
«Dipende molto dalla posizione di classifica. Chi gioca a cuor leggero ha più libertà mentale. Forse ci saranno dei finali con minor intensità per la stanchezza».

Ci sono i cinque cambi. Favorevole?

«In partenza dico che cinque sostituzioni stravolgono un po’ una squadra, il giocatore deve sempre pensare di avere i 90 minuti. Ma nelle 12 partite da affrontare possono essere di utilità».

L’Udinese dovrebbe preoccuparsi più dell’attacco che fino alla sosta aveva prodotto solo 21 gol.

«Le dico che abbiamo lavorato praticamente solo su questo. Spero che in queste partite si raccolgano i frutti, avevamo già cominciato prima a insisterci. Non abbiamo mai tirato un rigore (anche se nell’amichevole col Brescia Lasagna lo ha sbagliato, ndr), lavoriamo su situazioni da palle inattive (tanto sui calci d’angolo)e proviamo tanto le punizioni. Calciano bene De Paul, Mandragora, ma pure Lasagna e Sema».

Ha prodotto una tabella salvezza?

«Quando ero alle prime armi le facevo. Ora no».

Uscire indenni da Torino è l’obiettivo?
«Significherebbe molto perché è uno scontro diretto e poi abbiamo Atalanta e Roma. Ma spaventarsi sarebbe sbagliato, ci sono 12 partite».

De Paul cosa può dare?
«Giorno dopo giorno riscontro la sua grande professionalità. Invidiabile l’atteggiamento che ha. Non si risparmia. Può essere una guida,è maturato».

Il patron Pozzo e il direttore Marino l’hanno sostanzialmente confermata.

«Sono attestati di stima che fanno piacere. Io sto bene e ringrazio. Ma so che occorrono i risultati>>.
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