19 dicembre 2020
19 dicembre 2020

Nahuel Molina alla Gazzetta dello Sport

L'intervista all'esterno argentino

D5D_7157.JPG
Si riporta di seguito l'intervista a Nahuel Molina pubblicata nell'edizione odierna della Gazzetta dello Sport.

Un passato da attaccante, un presente da apprendista e un futuro di ambizioni da soddisfare, con la voglia di essere il titolare dell’Udinese sulla fascia destra. Il tutto con una parola d’ordine: tranquillità. È così che Nahuel Molina, ultimo arrivato della nutrita colonia argentina bianconera, vuole vivere, in campo e fuori. Il Friuli, per lui, rappresenta una sorta di ritorno alle origini, e la cosa gli piace. È infatti nato e cresciuto a Embalse, un paese di 15 mila abitanti della provincia di Cordoba, come dicono da quelle parti “en el interior”. Lì ha mosso i primi passi da calciatore.

“Ho vissuto nella mia cittadina fino agli 11 anni, poi fui selezionato per le giovanili del Boca Juniors e mi trasferii a Buenos Aires. Giocavo attaccante, impazzivo per il Barcellona, che a quell’epoca dominava il calcio mondiale, con in campo Xavi e Iniesta. L’idolo, ovviamente, era Messi, ma mi piaceva molto anche il Kun Agüero. Poi, una volta arrivato nella capitale, sono diventato un difensore di fascia”.

È difficile adattarsi al calcio della Serie A?
“In Italia si gioca con un ritmo molto più rapido rispetto a quello a cui ero abituato nel campionato argentino. Si tocca la palla meno volte, si è costretti a fare tutto più velocemente, sia per quello che riguarda l’azione che per il pensiero. Credo però che il mio inserimento, per il momento, sia buono, anche se c’è bisogno di tempo. Mi agevola il modulo, che ho imparato a conoscere nella mia prima esperienza vera dopo il settore giovanile, con il Defensa y Justicia. Il mister di quel tempo (il rosarino Sebastián Beccacece, ora al Racing di Avellaneda, discepolo di Marcelo Bielsa ndr), usava lo stesso schema difensivo a tre e lo conosco bene”.

In questo processo di inserimento un ruolo decisivo lo svolgono i suoi connazionali
“Sì, con tutti i ragazzi argentini il rapporto è buonissimo, mi hanno accolto molto bene. Sono l’unico tra loro a non avere un’esperienza all’estero e quindi tanti passaggi che da solo farei fatica a compiere mi vengono facilitati. In allenamento mi seguono, mi incoraggiano, danno consigli preziosi. Poi c’è anche la parte fuori dal campo. Ci troviamo, anche con le nostre compagne (Nahuel vive a Udine con Barbara), prendiamo tutti assieme il mate, che per noi è un rito e ci fa sentire a casa. La città è bella, siamo felici. È un posto totalmente diverso da Buenos Aires, ma io sono abituato anche a un tipo di vita meno confusionaria essendo nato e cresciuto in provincia”.

Com’è il rapporto con Gotti?
“Con l’allenatore mi trovo bene, è un uomo che dà grande serenità. Riesce a mettere la pressione necessaria senza alzare mai i toni, è molto chiaro e si fa capire bene. Mi ripete sempre di giocare facile, in maniera semplice, e di stare tranquillo in campo, di non farmi prendere dalla frenesia”.

Durante il calciomercato si parlava di altri club interessati a lei. Come mai ha scelto l’Udinese?
“Mi è piaciuto che la società abbia dimostrato da subito di credere in me. È stata impressionante la decisione con cui si sono proposti. Pensavo al fatto che fosse singolare una dimostrazione di stima così profonda, percepivo una voglia di scommettere su di me, nonostante la conoscenza non potesse essere molto approfondita. Un interesse del genere, manifestato così, mi ha lusingato parecchio”.

Domenica sarete impegnati conto il Cagliari e ci sarà Nandez, che rapporto avete?
“Ci siamo incrociati al Boca per pochi mesi. È un giocatore che conosco più di fama che per averci giocato assieme. Io poi andai in prestito per fare esperienza. Lui invece era già un giocatore fatto, affermato”. Già, proprio quello che vuole diventare Nahuel.
Condividi su