23 giugno 2020
23 giugno 2020

Rodrigo De Paul al Gazzettino

Il centrocampista intervistato dal quotidiano Il Gazzettino

De Paul Inter.jpeg
De Paul, pensaci tu. Le chance di permanenza in A dei bianconeri sono affidate soprattutto al calciatore che più si è messo in evidenza negli
ultimi due anni; l’argentino nella prova ufficiale di mercoledì scorso contro il Brescia ha rassicurato tutti sul suo stato di forma, è già in buone
condizioni anche se nel finale del primo tempo è stato toccato duro alla caviglia sinistra, tanto da far scattare l’allarme subito rientrato. «Sto
bene
– dice Rodrigo – Pronto a fare la mia parte. Come sempre, naturalmente, ma tutta la squadra è caricata come il sottoscritto, siamo pronti
 a difendere nel modo migliore la causa bianconera. Per quanto concerne l’infortunio subito con il Brescia, in un primo momento pensavo
 fosse abbastanza serio, poi fortunatamente ho capito che non avrebbe pregiudicato la mia presenza a Torino».

 
Riprende il campionato, qualcuno però sperava che fosse annunciato il game over per il coronavirus...
«Faccio parte della cerchia di chi è felice di tornare a giocare. Quello del calciatore è il mio mestiere, mi diverto, non mi piace stare fermo, come si dice in gergo sono nato con il pallone ai piedi».

L’ Udinese contro il Brescia ha lanciato segnali importanti di godere di buona salute.

«Abbiamo curato nella quotidiana preparazione tutti i dettagli, siamo preparati anche mentalmente, la società ci è sempre vicina, non ci fa
mancare proprio nulla per poter centrare l’obiettivo comune a tutto l’ambiente bianconero. Siamo pronti a sostenere dodici finali ben sa-
pendo che puoi pagare a caro prezzo qualsiasi errore. Nei momenti decisivi l’Udinese è una specie di blocco armato, lo spogliatoio è particolarmente unito, tutti avranno la possibilità di essere utili e vedrete che non deluderemo»
.

Lei sarà uno vigilato speciale per l’avversario...
«Non lo so. Vedremo, ma non mi interessa. L’Udinese non è De Paul, ma una squadra con elementi di valore, molto affiatata. Per quanto mi riguarda ricordo che una volta sola, gara contro il Verona, sono stato oggetto di particolare “attenzione”, c’era sempre un avversario sul sottoscritto per cercare di limitarmi, ma il mio l’ho fatto».
 
Una volta per tutte, lei è centrocampista o trequartista?
«Mi reputo un centrocampista che parte da lontano, cui piace giocare e dialogare con i compagni. Inizialmente ho agito da trequartista, poi credo di aver trovato la collocazione giusta nell’Udinese e anche in nazionale. Due anni fa Nicola, per esigenze di squadra, mi aveva utilizzato in posizione più avanzata, ho segnato anche qualche gol in quella posizione, poi un giorno mi ha preso in disparte e mi ha riferito che lui mi considerava soprattutto centrocampista. Mi sembra che questo concetto lo abbia espresso anche nei mesi scorsi. Comunque quello che conta è servire al meglio la propria squadra, cerco di farlo sempre con buone giocate, assist e naturalmente anche con i gol. Ne ho già segnati 24 compresa la Coppa Italia da centrocampista o da seconda punta».
 
I suoi gol potrebbero essere determinanti.
«Ognuno di noi cercherà di andare a bersaglio, pure io ovvio. Ma ho grande fiducia negli attaccanti, Lasagna, Nestorovski, Okaka, anche Teodorczyk che ho visto bene contro il Brescia. È vero che sono andati poche volte a bersaglio, ma non vanno discussi, sono elementi di valore, vanno solo messi in condizione di segnare più frequentemente. Quindi va migliorato l’apporto del resto della squadra alla fase offensiva, l’attacco va messo nella condizione di poter far male all’avversario, tutti ci prendiamo le nostre responsabilità se segniamo poco».

Siete reduci da una prima parte del girone di ritorno in cui avete conquistato quattro punti, sciupando quasi tutta la dote, nove punti di vantaggio, sulla terzultima che avevate al giro di boa
«I numeri dicono che è così. La squadra però prima dello stop per il Coronavirus stava migliorando la qualità del gioco, il lavoro di mister Gotti
stava dando frutti, mi auguro che il processo di crescita non si sia arrestato. È vero, a fine andata avevamo 24 punti, eravamo distanti dalla zona retrocessione, ma è stato più convincente il nostro comportamento nelle prime sette gare del ritorno, anche con la Fiorentina a inizio marzo abbiamo fatto la nostra parte. La verità è che ci siamo complicati la vita non riuscendo a conquistare i punti che, in base all’andamento del match, avremmo meritato; mi riferisco soprattutto alle gare con il Brescia e alla sconfitta in casa del Milan. Recriminare però non serve, ci siamo allenati con la voglia di farcela a ogni costo».

 
Lei è sempre al centro delle voci di mercato, viene accostato a diverse squadre importanti.
«Fa piacere perché significa che sto dando un buon contributo all’Udinese. Ma non mi scompongo affatto».

Parliamo dell’Argentina che stenta a ritornare ad essere sui livelli di quale anno fa; perché?
 «Abbiamo avuto un momento non esaltante, ma negli ultimi mesi non abbiamo mai perso pur affrontando Germania, Brasile, Uruguay, Messico. La nazionale è nei cuori della nostra popolazione, lo è da sempre, non deluderemo, gli uomini per salire ancora ci sono».

Guido Gomirato
Condividi su
Questo sito utilizza cookie, continuando a navigare acconsenti al loro impiego. Maggiori informazioni sono disponibili al link Privacy.
Accetto