20 novembre 2020
20 novembre 2020

Samir alla Gazzetta dello Sport

Le parole del bianconero al quotidiano sportivo

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Pubblichiamo in versione integrale l'intervista rilasciata da Samir alla "Gazzetta dello Sport"

La carica delle 101. Sono le presenze in A di Samir con la maglia dell’Udinese. Il risultato lo legittima come senatore della squadra, e con la maturità del giocatore esperto –nonostante abbia appena 25 anni – si è raccontato alla Gazzetta.

Udine è ormai casa sua
 <<A gennaio saranno 5 anni che sono qui. Ormai sono friulano, come lo è anche la mia famiglia. Qui c’è la possibilità di fare una vita tranquilla, in serenità. È un tipo di sicurezza che non è sempre possibile avere in Brasile. Mi mancano gli amici, la famiglia. Prima mamma e papà venivano da me almeno due volte l’anno, ma ora, per la pandemia, non è possibile>>.
 
Che consiglio dà ai compagni di squadra appena arrivati?
<<Devono impegnarsi tanto per adattarsi e capire l’Italia. Per chi arriva dal Sudamerica è più complicato. Bisogna essere pazienti. Io sono stato a Verona sei mesi appena arrivato. È stato un passaggio fondamentale. Ho ricevuto tanti insegnamenti che sono stati preziosi quando sono arrivato a Udine>>.
 
I suoi primi ricordi d'Italia?
<<Qui ho trovato una colonia nutrita di brasiliani che mi ha aiutato molto. C’erano Danilo, Ewandro, Matos, Lucas Evangelista e Felipe. Poi, il lavoro sul campo, molto diverso da quello che si faceva in Brasile. L’approccio è differente, si lavora duro, l’aspetto tattico è curato nel dettaglio. Da noi non ha tutta questa importanza>> .

Negli ultimi 4 campionati ha sempre fatto gol. Contro chi il prossimo?
 <<Non ho un bersaglio preferito. Se segno già domenica prossima, contro il Genoa, ben venga. Quando capita cerco sempre di buttarla dentro>>.

Chi erano i suoi calciatori preferiti da bambino?
  <<L’idolo assoluto è stato Ronaldo il Fenomeno. In difesa, se devo indicare qualcuno dico Thiago Silva e Juan, (passato anche in Italia con la Roma, dal 2007 al 2012, flamenguista come Samir ndr)>>.
 

Ci pensa alla Nazionale?
 
 <<Sì, uno sportivo deve sempre avere stimoli. Per un brasiliano poi la Seleçao ha un fascino pazzesco, è stato un grande orgoglio per me vestirne la maglia. È una cosa in cui credevo da piccolo e ora che sono adulto ho lo stesso sentimento>>.
 
La partita, tra le 101, più bella e quella che rigiocherebbe.
  <<Sono tutte da ricordare, non ce la farei a sceglierne una. Rifarei quelle dei miei infortuni gravi, contro il Genoa (aprile 2017, infortunio alla cartilagine menisacale del ginocchio, fuori per più di 4 mesi) e contro la Roma (novembre del 2018, rottura dei legamenti della caviglia, 4 mesi out)>>.
 
Dove può migliorare?
  <<C’è sempre tanto lavoro da fare. In questo senso il mister dà una grande mano, parliamo tanto ogni giorno. Posso progredire nell’uno contro uno, nelle uscite dalla difesa>>.
 
Cos’ha di diverso Gotti dagli altri tecnici avuti?
  <<Non mi piace paragonare gli allenatori fra loro. Ognuno mi ha lasciato qualcosa. Iachini, Tudor, Delneri, Oddo, Velázquez e lo stesso Gotti. Devo ringraziarli tutti, perché hanno avuto fiducia in me>>.
 
Dove può arrivare questa Udinese?
  <<Quest’anno ci sono giocatori di qualità, che ci danno più forza. La squadra ha guadagnato energia, i nuovi che vogliono dimostrare le loro potenzialità. Dobbiamo solo trovare il giusto mix e uscirà qualcosa di importante>>.

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