05 maggio 2026
05 maggio 2026

Zaniolo: "Qui sento la fiducia di tutti. Contro il Torino Udine e il Friuli meritavano la vittoria".

Il numero dieci a Udinese Tonight

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Dopo la splendida giornata vissuta sabato da tutti i bianconeri in occasione di Udinese-Torino, tra la convincente vittoria e gli intensi momenti di commemorazione del Terremoto del Friuli, l’ospite di Udinese Tonight è Nicolò Zaniolo. Con il numero dieci si è parlato proprio di sabato, del suo arrivo a Udine, del suo futuro, della Nazionale e di tanto altro.

La chiacchierata inizia proprio con Udinese-Torino e il toccante ricordo del sisma, a cui hanno partecipato con emozione anche i giocatori: "Sapevamo tutti dell'importanza dell'anniversario del terremoto. È venuto qualche giorno prima della partita il direttore generale Collavino a spiegarci tutto. Ci tenevamo tantissimo a vincere, ancora di più per celebrare questa data. È stata una giornata bellissima, fare tre punti è sempre bello e volevamo festeggiare tutti insieme perché Udine e il Friuli lo meritano".

Contro il Torino, come in generale nelle ultime giornate, si è vista un’ottima Udinese, migliorata rispetto alle fasi precedenti della stagione: "C'è sempre bisogno di un po' di tempo per amalgamare la squadra, adesso stiamo facendo grandi prestazioni. Ci è mancata un po' di continuità durante l'anno, ma l'importante è dare tutto come facciamo sempre. Questa squadra non ha ancora espresso il suo potenziale, abbiamo dei giovani talenti incredibili, mixati con giocatori esperti. Trovando continuità possiamo fare grandi cose". Per questa continuità che non sempre c’è stata, Zaniolo però non ha rimpianti: "Una stagione è fatta di momenti, ma questo vale per tutti i club in una Serie A così equilibrata, in cui è difficile avere costanza. Noi quando perdiamo impariamo: ad esempio non siamo più entrati in campo molli come a Firenze. Partite del genere fanno parte del percorso, siamo una squadra giovane e tutto fa esperienza. Siamo migliorati tanto grazie ai momenti difficili. La costanza verrà, per ora ci godiamo il momento".

Manca solo una cosa in questo momento positivo: il gol di Nicolò Zaniolo. Il numero dieci, però, non ne fa un dramma: "Non sono una vera prima punta, che vive per il gol. Ora sto segnando meno, ma faccio più assist, nella prima parte di stagione magari era il contrario. L'importante è dare sempre tutto e aiutare la squadra, poi ovvio che ogni giocatore spera di fare gol perché è la cosa più bella del mondo. Se ora però mi dicessero: "Nelle ultime tre non segni ma fai tre assist" sarei contento".

Uno dei segreti dell’ottima forma di Zaniolo è sicuramente la fiducia che sente da parte di tutto l’ambiente: "In una delle prime interviste fatte a Udine mi hanno chiesto quali fossero i miei obiettivi per la stagione e ho detto: "Tornare ad essere me stesso e a divertirmi giocando a calcio". Quando ci riesci le prestazioni arrivano da sole, perché se la testa sta bene performi meglio. Negli ultimi anni ho avuto diversi problemi e non ho mostrato le mie qualità, ma il valore non si perde. Bisogna essere fortunati nel trovare un ambiente come quello di Udine per tornare a mostrarle. Qui sento la fiducia di tutti, che è la base, poi vengono il lavoro quotidiano, il mettersi a disposizione della squadra, calarsi negli schemi, ecc".

Nicolò passa poi a ripercorrere il suo arrivo all’Udinese, la scorsa estate: "Ero arrivato ad un punto in cui stavo finendo le occasioni, dopo le esperienze con Aston Villa, Atalanta e Fiorentina andate non bene. Mi sono detto: "Questa è una delle tue ultime possibilità, provaci" e ho ascoltato con umiltà e disponibilità cosa aveva da dirmi l'Udinese. Mi hanno sempre detto che l'Udinese è un club bravo a far rinascere e a far crescere i giocatori e ho colto l'occasione. Prima di arrivare ho sentito tante volte Gokhan Inler e mister Runjaic, ma tutto è stato in bilico fino all'ultimo, perché per vedermi il Galatasaray voleva prima prendere un altro giocatore. Alla fine, hanno preso Gundogan e mi hanno liberato, ma tipo negli ultimi cinque minuti del mercato". Arriva a Udine, in extremis, e subito riceve un grande attestato di stima da parte del club: "C'era la numero 10 libera e con umiltà ho chiesto se potessi averla. Mi hanno detto che sarebbe stata una grande responsabilità, perché l'hanno indossata grandi campioni e ho risposto che avrei messo la firma per fare anche solo un quarto di quello che hanno fatto loro. L'Udinese mi ha concesso questa possibilità e così mi ha fatto sentire subito al centro del progetto”. E quella, per Zaniolo, è stata una delle chiavi per diventare uno dei protagonisti di questa annata: “Quando ti senti parte di un progetto e sai di essere importante per questo progetto ti carichi automaticamente di responsabilità e dai il massimo, perché sai di poter fare la differenza. La mia esperienza mi porta a dare una mano ai più giovani, siamo un grande gruppo e cerco di dare il massimo sotto tutti i punti di vista. C'è bisogno di qualcuno che guidi la squadra, anche in modo silenzioso, io mi sento un leader e voglio continuare così".

Il numero dieci bianconero ha ancora solo 26 anni, ma prima di vestire la maglia dell’Udinese ha già vissuto tante carriere in una: "La mia carriera non è mai stata lineare. All'inizio a Roma ero sulla cresta dell'onda, poi mi sono rotto il ginocchio in una delle mie migliori partite. Ho preso bene il primo infortunio, con la volontà di tornare più forte, alla fine da calciatore lo metti in preventivo di farti male. Il secondo, invece, è stato una mazzata. Ero rientrato, mi sentivo bene, ero in forma e mi rompo il secondo crociato. Mi sono detto: "Ma se mi rompo due crociati in sei mesi, quante altre volte ancora mi deve succedere?". Lì o smettevo o continuavo a inseguire questo sogno, quindi mi sono messo sotto. Sono stato fuori sei mesi per il primo infortunio e quindici per il secondo, ventuno mesi senza toccare campo e senza vivere lo spogliatoio. L'ho superata con l'aiuto della mia famiglia e di chi mi sta vicino e ora sono qua. Gli infortuni mi hanno fatto crescere: ad esempio prima vedevo la palestra come una perdita di tempo, mentre ora ne riconosco l'importanza. Cerco sempre di trarre qualcosa di positivo dalle cose negative che mi accadono". Cose negative come, in un certo senso, la mancata convocazione in Nazionale per gli spareggi mondiali di marzo: "La Nazionale è il sogno di qualunque bambino inizi a giocare a calcio e il massimo livello raggiungibile per un giocatore. Io l'ho sempre sognata, mi ricordo ancora le emozioni incredibili del Mondiale 2006 ma anche dell'Europeo 2021, è una cosa stupenda perché unisce tutte le tifoserie. Il mio obiettivo quest'anno era far parte di quella rosa, poi c'è chi fa le scelte e queste scelte vanno rispettate. Ora è un momento difficile per la Nazionale e dobbiamo restare uniti per far tornare l'Italia ai livelli che merita. Ci sono rimasto male per la non convocazione, ci tenevo, ma vuol dire che devo fare ancora di più".

Dopo una breve battuta sui fischi dei tifosi avversari – "Quando i tifosi avversari ti fischiano vuol dire che ti temono. A me questa cosa piace, mi gasa, ma sono cose che si limitano al campo: il tifoso che mi fischia allo stadio magari il giorno dopo mi chiede una foto" – l’ultimo tema affrontato è il futuro di Nicolò Zaniolo: "Ho una riconoscenza incredibile per l'Udinese. Adesso ci siederemo a parlare per vedere come sarà il futuro, io sono aperto a rimanere, anche per tanti anni, sto bene qui. È una decisione che deve essere condivisa da tutti, ma non credo ci siano problemi. Io mi siederò al tavolo a prescindere dall'offerta perché sono tanto riconoscente verso questo club".