24 aprile 2020
24 aprile 2020

ALBERTO ZACCHERONI

Prima parte della quinta puntata della rubrica "Gli allenatori della storia bianconera"

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Per molti fu una scelta azzardata. Illogica. I Pozzo però hanno dato retta alla loro intuizione e alla fine la decisione presa nella tarda primavera del 1995 di rinunciare ad avvalersi della collaborazione di Giovanni Galeone (che aveva riportato l’ Udinese in A dopo averla raccolta nel novembre 1994 in evidente ritardo dai piani alti, fu una delle più felici da quando sono al vertice del club bianconero) per puntare sull'emergente Alberto Zaccheroni si è rivelata azzeccata. Il nuovo tecnico è reduce dalla brillante stagione alla guida del Cosenza firmando un capolavoro perché non solo ha plasmato una squadra che ha praticato calcio vero, ma è riuscito a salvarla nonostante fosse partita con un pesante handicap rappresentato da ben nove punti di penalizzazione. Zac e Udinese hanno dato vita per tre anni, dal 1995 al 1998, ad uno splendido connubio, l’uno ha fatto la fortuna dell’altro.

Alberto Zaccheroni é nato l’1 aprile 1953 a Meldola, una piccola località nelle colline forlivesi; ben presto con la famiglia si trasferisce a Cesenatico dove papà Adamo rileva un ristorante. Siamo in pieno boom economico, la località balneare è meta di numerosi turisti soprattutto stranieri; è anche il momento favorevole per “rischiare” pensa qualche tempo dopo papà Adamo e quel “piccolo” ristorante a conduzione familiare si trasforma in una pensione cui viene dato il nome di “Ambrosiana”, il nome originario del club milanese di cui Adamo Zaccheroni da sempre è grande tifoso. Ad onor del vero avrebbe voluto chiamarla “Internazionale”, ma è stato preceduto da un grande atleta nero azzurro, Giorgio Ghezzi, il mitico portiere degli anni Cinquanta-metà anni Sessanta che ha chiuso la carriera con i “nemici” del Milan, che alcuni anni prima aveva aperto un Hotel dedicato proprio alla beneamata. Alberto Zaccheroni studia, di tanto in tanto nel periodo estivo aiuta i genitori nella gestione dell' ”Ambrosiana” , ma ha una grande passione, il calcio, Se la cava bene, è un ragazzo promettente, nel 1967 entra a far parte delle giovanili del Cesenatico. Agisce da terzino. Non è alto, ma è grintoso e veloce. E' il classico terzino d'assalto, alla...Facchetti, il suo idolo. Di lui si interessano ben presto il Cesena, poi il Bologna, Opta, su consiglio anche dei genitori per il club petroniano, ma rimane a Bologna un anno soltanto anche perché trova un allenatore che non gli perdona alcune indiscipline tattiche. Fa ritorno a Cesenatico, si rifa vivo il Cesena, altro provino, convince i tecnici, ma il presidente Dino Mannuzzi boccia l'operazione, non vuole scarti del Bologna e così deve consolarsi con il Cesenatico. La sfortuna però è dietro l'angolo e mette la parole fine ai suoi sogni di diventare calciatore professionista. E' il marzo 1970, Alberto non ha ancora compiuto 17 anni, è esuberante, ma deve fare i conti con una patologia polmonare piuttosto grave che lo costringe a due mesi di stop tra terapie e riposo. Quel che è peggio i sanitari gli proibiscono per due anni di sostenere alcun tipo di sforzo. Gli crolla il mondo addosso. E' consapevole che non potrà mai diventerà calciatore professionistico, ma la passione per il calcio è tanta, ne è contagiato. Dopo la lunga “quarantena” torna a giocare anche se a livello dilettantistico. A 23 anni si sposa con Fulvia, nasce Luca, il suo unico figlio, continua ad aiutare i genitori durante l'estate, negli altri mesi apre un'agenzia di assicurazioni, ma continua, anche se meno assiduamente. a dare calci al pallone che rappresenta un tarlo nella sua mente; ad un certo punto decide di provare a fare l'allenatore, guida l' Ad Novas, se la cava egregiamente, dimostra di avere tutte le qualità tecniche e psicologiche per avere successo in questa professione, poi viene chiamato dal Cesenatico che gli affida la squadra allievi che guida per tre anni. E' fatta, la formazione giovanile del club romagnolo è il trampolino di lancio per Zac nel mondo del calcio che conta. Poi partecipa al corso allenatori per poter guidare una squadra dilettantistica (sino all'Interregionale). Nella stagione 1983-84, grazie ad una deroga, fa il suo debutto alla guida della prima squadra del Cesenatico in C2 sostituendo a quattordici gare dalla fine Giancarlo Magrini. Vi rimane anche la stagione successiva. Poi per due anni guida il Riccione in Interregionale e nella prima stagione sfiora la promozione in C2 sconfitto negli spareggio dal Pesaro. L'anno dopo però Zac ce la fa, il Riccione passa di categoria, il tecnico però non è ancora allenatore professionista, riceve risposte evasive sulla richiesta che ha presentato per partecipare al Super Corso. Probabilmente perché il suo curriculum di calciatore è quello di un comune mortale. Allena poi il Boca San Lazzaro e nel 1988 lo vuole il presidente del Baracca Lugo Alessandro Galli che ha cieca fiducia in lui che sarà ben ripagata. Il Baracca è promosso in C2, l'anno dopo in C1. E' il trionfo di Zaccheroni ed Alessandro Galli in segno di riconoscenza lo aiuterà per la sua ammissione al Corso allenatori. Zaccheroni accetta prima l'offerta di Maurizio Zamparini patron del Venezia e nella sua prima stagione il tecnico centra la promozione in B da cui il Venezia manca da ben 24 anni. Nella cadetteria però non mancano le difficoltà, i lagunari viaggiano in posizione medio bassa e dopo la sconfitta con l'Avellino, ultima di andata, il presidente dà il benservito all'allenatore che viene sostituito da Rino Marchesi , ma le cose vanno ancor peggio, Zamparini richiama Zaccheroni che riesce a salvare il Venezia che chiude al 15 mo posto. L'anno dopo (1992-93), la solfa si ripete, inizio altalenante del Venezia, il tecnico romagnolo viene esonerato dopo 11 gare (lo sostituisce Pietro Maroso) per essere richiamato nelle ultime nove giornate e il Venezia si riabilita concludendo all'undicesimo posto. Dopo il divorzio dal Venezia, finalmente Zaccheroni è ammissione al corso di Coverciano. Tuttavia, la speciale deroga che gli aveva fino ad ora permesso di allenare anche in Serie B non viene concessa e Zac ricomincia dalla Serie C, dal Bologna, voluto da Eraldo Pecci che era il diesse del club rosso blu, ma non ha fortuna, la squadra felsinea non ingrana, le colpe come sempre succedono nel calcio ricadono nell'allenatore che dura 12 giornate per essere sostituito da Edy Reja. Poi va a Barcellona a seguire i metodi di allenamento del tecnico Johan Crujff che ha concezioni calcistiche moderne, ma mentre è in Spagna si fa vivo il presidente del Cosenza che è alle prese con problemi societari generati dal ritardo di pagamento degli stipendi tanto che il club viene penalizzato di ben nove punti come abbiamo fatto riferimento.

Zaccheroni però non si si tira indietro, lo soddisfa la politica societaria improntata sulla valorizzazione dei giovani, accetta l'incarico e il suo Cosenza si impone per la brillantezza, la concretezza del gioco e conclude il lungo cammino al 15 mo posto. Un capolavoro! In particolare la compagine cosentina quando affronta l' Udinese impone il suo gioco, il suo calcio totale, mette più volte in difficoltà i bianconeri di Galeone e i Pozzo cominciano a fare un primo pensierino, nulla di più ad onor del vero, al nocchiero di Mendola.

1995-96
Gianpaolo Pozzo nel maggio del 1995 quando ormai l'Udinese è da ritenersi promossa, vara un progetto ambizioso che possa garantire un lungo cammino dei bianconeri nella massima categoria. È intenzionato a “irrobustire” la squadra per evitare il ripetersi dell’effetto saliscendi tra la serie A e la serie B e comincia a fare la corte a Oliver Bierhoff, alla fine trova l'accordo con l'Ascoli su consiglio anche dell'allenatore Giovanni Galeone. La trattativa si conclude in poco tempo anche perché la normativa impedisce all’attaccante tedesco (“scartato” troppo frettolosamente dall'Inter che lo aveva ingaggiato quattro anni prima) di militare in C dove nel frattempo è retrocesso il club marchigiano. Bierhoff rappresenta una specie di pietra miliare della squadra bianconera e in Friuli troverà terreno fertile per la sua “esplosione”. Tiene banco anche l’argomento allenatore. Gianpaolo Pozzo rimane in silenzio per una decina di giorni. Troppi per non destare sospetti sulle sue reali intenzioni. Il Gale dal canto suo parla già di progetti, si dichiara convinto che la squadra farà bene anche nel massimo campionato. Ad un certo punto “osa” anche chiedere un robusto aumento dello stipendio e ciò probabilmente convince definitivamente la proprietà ad affidare la squadra ad altro allenatore. Si parla di un interessamento per il croato Otto Baric tecnico del Salisburgo e per Roy Hodgosn, cittì della nazionale svizzera. In realtà l'obiettivo primario è Alberto Zaccheroni di Meldola, reduce come sottolineato dalla splendida avventura con il Cosenza, ma che in A non ha mai allenato. Pozzo il 20 giugno 1995 annuncia ufficialmente che l’Udinese 1995-96 sarà guidata dal tecnico romagnolo. Galeone dal canto suo fa buon viso a cattiva sorte, si consola accettando di guidare il Perugia di Luciano Gaucci.

La società nel frattempo, con l’imprenditore pugliese Carlo Piazzolla nuovo General Manager, deve potenziare la squadra. Zaccheroni boccia il fantasista Pizzi uno dei protagonisti per il ritorno in A delle zebrette: non lo ritiene adatto al tipo di gioco che ha in mente di applicare e parte della tifoseria la prende male (viene organizzata da parte del Club Bianconero di Via Pracchiuso una raccolta di firme per convincere Pozzo a tenersi il fantasista, invano) e preferisce rinunciare anche a Carnevale che si consola con il Pescara. Non viene riconfermato nemmeno Scarchilli. Il nuovo tecnico dimostra invece di avere un debole per centrocampista del Milan Stroppa che viene acquistato in comproprietà; arrivano anche i giovani centrocampisti Giannichedda (Sora) e Stefani (Cremonese), poi vengono ingaggiati pure il terzino di fascia sinistra Sergio dall’Ancona e il portiere Gregori dal Verona mentre da Brescia fa ritorno il bomber Borgonovo. Dal mercato autunnale la proprietà “pesca” il il centrocampista Shalimov (Inter) e il difensore Matrecano (Parma).

Nella notte tra il 24 e 25 luglio Stroppa è vittima di un grave incidente stradale in cui riporta un trauma cranico e una forte contusione al ginocchio destro e al rachide cervicale e rimane out un mese e mezzo. Al debutto in campionato, però, l’ Udinese, impostata con il 4-4-2, con Calori che funge da allenatore in campo, sconfigge il Cagliari per 1-0, gol di Bierhoff, per poi perdere a Milano con i rossoneri (1-2). Bierhoff e Poggi, però, tranquillizzano Zaccheroni, formano un tandem offensivo tra i più assortiti e tra i più prolifici e i bianconeri riprendono a correre in maniera spedita; in casa si fanno rispettare da tutti, alla settima giornata sconfiggono il Torino (1-0, rigore di Bierhoff), alla nona si superano, stendono la Juve (1-0 ancora Bierhoff) e si trovano al sesto posto con 15 punti. Dolorosa però è la caduta al “Friuli” con il Bari (1-3) alla quindicesima giornata, ma nelle ultime due giornate dell’andata l’Udinese vince a Piacenza (2-0) e in casa con il Napoli (3-2). E’ sempre sesta con 25 punti.

Il ritorno inizia invece nel peggiore dei modi con le sconfitte di Cagliari (1-4) con il portiere Battistini che si fa espellere dopo pochi minuti e con il Milan (0-2) cui fanno seguito due pareggi e la vittoria a Vicenza (1-0) che di fatto sembrano garantire il raggiungimento dell’obiettivo massimo, la salvezza. Zac però ci crede, è convinto che la sua squadra possa ambire a qualcosa di più importante, cerca di pungolare i suoi che, invece, piano, piano si siedono evidentemente appagati e, pur mantenendosi al riparo dal baratro, chiudono il torneo con 41 punti in decima posizione. Bierhoff segna 17 reti, entra a furor di popolo nella nazionale tedesca di cui diventa uno dei punti fissi e agli Europei in Inghilterra del 1996, nella finale contro la Repubblica ceca, segna il Golden Gol per il trionfo tedesco. 

(segue)

G.G.





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