24 marzo 2020
24 marzo 2020

GIUSEPPE BIGOGNO

Seconda puntata della rubrica "Gli allenatori della storia bianconera"

Il suo nome è legato al capolavoro (purtroppo sfregiato qualche settimana più tardi da un provvedimento dell'organo di giustizia sportiva) di cui l'Udinese si è resa protagonista nel 1954-55 quando ha espresso il calcio più concreto, più spettacolare, chiudendo il massimo campionato al secondo posto, sfiorando la conquista dello scudetto. “Lui” sta per l'allenatore di quella compagine, Giuseppe Bigogno, personaggio che è entrato di diritto nella storia più gloriosa dell' Udinese guidando i bianconeri anche nel 1953-54, poi dal 1955 al 1957, infine dal 1959 al 1960 e nel 1967-68 (in qualità di Direttore Tecnico) per un totale di 240 gare, 172 delle quali in serie A.

IL CALCIATORE
Giuseppe Bigogno è nato il 22 luglio 1909 ad Albizzate nel milanese, suo padre era un dipendente statale che, dopo aver lavorato nella citata località, si è trasferito nel 1919 a Legnano. Giuseppe Bigogno aveva dieci anni ed ha iniziato a muovere i primi calci in alcuni campetti vicino alla propria abitazione dimostrando di saperci fare con il calcio. Quando aveva 15 anni è entrato a far parte delle giovanili del Legnano dove ben presto si è segnalato per la sua buona tecnica di base, per la sua personalità. Ricopriva il ruolo di centro mediano che nell'interpretazione del metodo (disposizione tattica di allora) agiva davanti ai due terzini, in pratica da regista arretrato. Il Legnano, a cavallo tra la prima e seconda guerra mondiale, era una delle pochissime squadre di città non capoluogo di provincia a militare nel massimo campionato. Bigogno dal 1925 al 1931 disputò 101 gare con il Legnano, tre delle quali in Prima Divisione, attuale serie A. Nel 1931 sembrava dovesse passare all'Ambrosiana Inter, per lui i dirigenti del club lilla chiesero 20 mila lire, quelli dell'Ambrosiana dovettero rinunciare a concretizzare l'operazione, il club milanese aveva subito una trasformazione a livello dirigenziale, non c'erano i soldi per soddisfare le richieste del Legnano per cui Bigogno si trasferì alla Fiorentina alla corte del marchese Luigi Ridolfi che ricordiamo essere stato, oltre che presidente del club viola, anche Podestà di Firenze,in seguito presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera e della Federazione Gioco Calcio dal 1956-58 oltre che l'ideatore e finanziatore del Centro Tecnico di Coverciano. Bigogno nella Fiorentina ha fatto il salto di qualità, nel 1932 ha anche esordito con la nazionale italiana B, tre gare disputate. A Firenze si è sposato con la sorella del compagno di squadra Gastone Prendato; con lui giocavano elementi di valore assoluto, il mediano Pizziolo, campione del mondo nel 1934 anche se non ha disputato le ultime gare per aver subito un grave infortunio al ginocchio contro la Spagna, poi Neri, Busini, Gazzerri, Petrone, Pitto. Nel 1931 appena acquistato dalla Fiorentina deve sottostare al servizio di leva, fa parte del 92 Fanteria di stanza a Torino, il sui comandante è nientemeno che il Principe Ereditario Umberto di Savoia. Il quale lo prende in simpatia, ad ogni vigilia della gara di campionato gli concede il permesso di giocare con la Fiorentina. In seguito, alla vigilia di Napoli-Fiorentina, incontra nuovamente il Principe Ereditario che lo invita a Palazzo Reale e che gli fa omaggio di una sua fotografia autografata che Bigogno appenderà in bella vista in una parete della propria abitazione.
Nel 1936-37 è passato al Genoa 1893 voluto dal tecnico Felsner di cui era stato agli ordini proprio nella Fiorentina. In Liguria ha vinto la Coppa Italia 1936-37 e ha difeso i colori dela formazione rosso blu per un'altra stagione per poi fare rientro nella Fiorentina con cui ha chiuso la carriera nel 1942 dopo essersi aggiudicato un'altra Coppa Italia nel 1939-40. Suo compagno di squadra nell'ultimo anno in maglia viola è il giovane mediano Augusto Magli che dal 1954 al 1957 sarà ai suoi ordini nell'Udinese.

ALLENATORE
Nell'immediato dopo guerra Bigogno allena la Fiorentina, poi nel 1946 passa al Milano voluto dal suo ex compagno di squadra nella Fiorentina, Antonio Busini che è direttore tecnico dei rossoneri; vi resta tre anni conquistando il quarto, poi il secondo, infine il terzo posto. Poi per un biennio è alla guida del Torino (coadiuvato da Roberto Copernico) che riparte dalle ceneri dopo la tragedia di Superga. Quindi nel 1951 è al timone della Lazio per essere esonerato alla venticinquesima giornata del torneo 1952-53.

L'ARRIVO IN FRIULI
Ben presto viene contattato dal presidente dell' Udinese Dino Bruseschi che deve sostituire Aldo Olivieri in procinto di guidare la Juventus. Il primo incarico che Bruseschi assegna a Bigogno è quello di visionare l'attaccante Arne Selmosson, astro nascente del calcio svedese. Il tecnico a maggio lo va ad osservare in occasione di due gare della nazionale svedese di cui Selmosson faceva parte da poche settimane. Nel primo incontro (Svezia-Finlandia) rimane impressionato dalla personalità, dalla velocità, dall'eleganza e dalla classe del giocatore dalla chioma bionda; nel secondo (Svezia-Belgio) è colpito da un grande gol di Arne. Il tecnico ha carta bianca per concludere l’operazione con il Jönköpings proprietario del cartellino del giocatore. Il problema è convincere l'attaccante. In un primo momento Selmosson rifiuta il trasferimento, poi Bigogno alza la posta, gli offre uno stipendio importante e il giocatore si “arrende”. Selmosson arriva a Udine un mese più tardi, ma nel frattempo la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha chiuso le frontiere agli atleti provenienti da federazione estera. Lo svedese che è in possesso di un permesso turistico, rimane per alcuni giorni in Friuli, partecipa alla prima fase della preparazione dell’Udinese ad Arta Terme, ma una volta scaduti i termini del permesso, deve rientrare in Svezia. Un anno dopo, grazie anche all’intervento di alcuni parlamentari friulani, viene abbattuto il muro innalzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e possono essere tesserati oltre che Selmosson, pure Jensen (Triestina) e Bonifaci (Inter).

1953-54
Il nuovo tecnico dei bianconeri a Udine deve fare i conti con una realtà ben diversa rispetto a quella cui era stato abituato a Firenze, Milano, Torino e Roma: sono vietate le spese eccessive. Bigogno però è personaggio calcistico di una certa esperienza, consiglia Bruseschi ad attuare la politica dei prestiti. Arrivano a Udine con questa formula il portiere Puccioni e il mediano Invernizzi dall'Inter; la mezzala Beltrandi dalla Fiorentina e si punta anche alla valorizzazione di elementi, il centromediano Stucchi, l'attaccante Mozzambani. In quella stagione il capolavoro di Bigogno è costituito dalla vittoria bianconera a San Siro contro i Campioni d'Italia dell' Inter, 2-0, reti di Ploger e Szoke; poi l'obiettivo-salvezza è completato negli spareggi di Milano con la Spal (2-0) e di Firenze con il Palermo (1-1) anche se il finale del torneo è un continuo saliscendi con alcuni atleti che, dopo un buon inizio, si sono spenti, vedi Johannes Ploger che, dopo la sconfitta casalinga con il Legnano, 1-2 del 9 maggio 1954, viene rispedito in Danimarca. In quell'annata Bigogno ha comunque il merito di aver lanciato con successo giovani come il mediano Orzan di San Lorenzo Isontino, soprattutto il centravanti udinese Virgili che poi verrà acquistato dalla Fiorentina in cambio di 75 milioni più la cessione a titolo definitivo di Beltrandi.

TECNICO ALL'AVANGUARDIA 
Bigogno, soprannominato Lord Brummel per la ricercatezza e l'eleganza nel vestire, era affabile nei rapporti con le persone, amava il bel calcio. Seguiva i suoi atleti attentamente e per loro aveva creato un servizio sanitario comprendente sei medici. Era tecnico molto preparato per quei tempi, all'avanguardia. Negli allenamenti curava ogni particolare, allenava la squadra anche sotto il profilo atletico e curava personalmente pure la preparazione dei portieri. Era attento anche nella comunicazione, una volta alla settimana si intratteneva a colazione con i cronisti udinesi per spiegare loro talune sue scelte nel fare la disamina della gara della domenica precedente. Bruseschi però nel fare un consuntivo dell'annata 1953-54, non è del tutto soddisfatto del tecnico di Albizzate. Ne parla con i consiglieri del club, con il presidente onorario Giuseppe Bertoli che è anche suo suocero, alla fine però Bigogno è confermato: è la fortuna del tecnico stesso, soprattutto dell' Udinese. La squadra nel frattempo cambia radicalmente pelle: vengono ceduti Beltrandi, Orzan, Virgili, Stucchi, Mozzambani, Puccioni, Invernizzi, Toso, Zamboni, Tubaro; vengono acquistati Azimonti, Dell'Innocenti, Geatti, Magli, Bettini, La Forgia, il già citato Selmosson e a ottobre Pinardi. Piano piano viene creato il capolavoro e i bianconeri concludono in seconda piazza alle spalle del Milan. L'avvio però è negativo: sconfitta casalinga all'esordio contro l'Inter 0-2, altri due insuccessi a Napoli, 1-3, a Catania, 0-5. Bigogno è nuovamente messo in discussione da Bruseschi, ma il presidente alla fine gli rinnova la fiducia. Poi inizia una fase altalenante come risultati e come prestazioni, l' Udinese naviga nei posti bassi, Bigogno si rivolge al presidente gli chiede di puntellare la traballante difesa, consiglia l'acquisto di Umberto Pinardi dalla Juve. Viene accontentato e il debutto di questo giocatore con la formazione friulana coincide con il successo di Roma con la Lazio, 2-0. L' Udinese sta crescendo e dopo la sconfitta di Genova contro la Sampdoria, 0-2 del 12 dicembre 1954, sarà protagonista di ben 23 risultati utili consecutivi. Inizia la scalata verso i piani alti, dal tredicesimo posto l' Udinese già a gennaio si trova in ottava posizione, il suo gioco è brillante, omogeneo da grande squadra, Selmosson e Bettini sono le stelle dei bianconeri, l'ascesa è costante, il calcio italiano prende in simpatia la “terribile” provinciale friulana, a fine marzo viene dimezzato il distacco dalla capolista Milan, poi via via l' Udinese, approfittando anche di un calo di Roma e Bologna, si porta addirittura al secondo posto. L'1 maggio 1955 al “Moretti”, davanti a 27 mila persone, affronta il Milan, le due squadre sono divise da quattro punti. La formazione di Bigogno vince per 3-2 l' Udinese una gara che diventa leggenda perché per quasi 50' gioca senza il portiere sostituito tra i pali dal mediano Magli. Il popolo bianconero sogna lo scudetto, ma il Milan si riprenderà, vincerà le rimanenti 5 gare e l' Udinese dovrà accontentarsi dello splendido secondo posto con 44 punti contro i 48 dei rosso neri. Questa la formazione tipo: Romano, Azimonti, Dell'Innocenti; Snidero, Pinardi, Magli; Castaldo, Menegotti, Bettini, Selmosson, La Forgia. Hanno trovato spazio in quella indimenticabile stagione anche Zorzi, Morelli,Travagini, Sant,Szoke, Perissinotto, Ardit. Il capolavoro di Bruseschi, di Bigogno, di uno splendido gruppo, come riferito, viene sfregiato un mese e mezzo dopo: la squadra è retrocessa in B per un illecito sportivo di cui si sarebbe resa protagonista nell'ultima giornata del torneo 1952-53. I tifosi insorgono, sono imbufaliti, protestano a lungo, alcuni club, tra cui la Triestina, sono solidali con l' Udinese, Bruseschi minaccia le dimissioni. Niente da fare, in appello il provvedimento viene confermato.

1955-56
Bigogno rimane. Vengono ceduti Selmosson e Bettini alla Lazio, il tecnico consiglia quale parziale contropartita l'ala sinistra Fontanesi e Bredesen e spinge per avere dalla Triestina il bomber Secchi che in bianconero in due stagioni segnerà 40 reti. Arriva sempre dalla Triestina il terzino Valenti. Per fine prestito se ne vanno Dell'Innocenti e La Forgia. L' Udinese in B è splendida protagonista, conclude al primo posto, vince tutte le 17 gare casalinghe e al termine della sfida al “Moretti” con il Como del 10 giugno 1956 (1-0 rete di Bredesen) i tifosi fanno festa grande in Piazza Libertà con intervento anche del sindaco Giacomo Centazzo. E' nuovamente serie A.
1956-57 – Questa stagione rappresenta un altro capolavoro di Giuseppe Bigogno. L' Udinese, che ha sostituito Bredesen passato al Milan con lo svedese Lindskog, si piazza al quarto posto dietro alla squadra rossonera; seconda è la Fiorentina, terza la Lazio. Il tecnico poi verrà premiato quale miglior allenatore assieme a Ferruccio Valcareggi che è stato suo giocatore nella Fiorentina. Bigogno non si tocca. Guida l' Udinese anche nel 1957-58. La squadra, priva dei senatori Magli e Menegotti passati alla Roma assieme a Secchi e al portiere Cudicini (in parziale contropartita arriva il difensore Cardarelli), ma che ripropone in avanti Bettini dopo due stagioni non esaltanti nella Lazio, si piazza a metà classifica a pari punti con Milan e Inter, dopo essersi sempre tenuta a debita distanza dal burrone.

GUIDA L'INTER  
Al termine di quel torneo, l'Inter ingaggia il tecnico di Albizzate. Con lui si trasferiscono alla corte del presidente nero azzurro Angelo Moratti pure Cardarelli e Lindskog, operazione da 150 milioni di lire, irrinunciabile quindi. Bigogno, che ha garantito uno stipendio annuo di 10 milioni di lire netti (diventa il tecnico più pagato d' Italia) viene ufficialmente presentato alla piazza interista l'1 giugno 1958 in occasione dell'amichevole di lusso con i futuri campioni del mondo del Brasile. A San Siro finisce 4-0 per i carioca, non gioca Pele, in compenso in campo c'è il ventenne Altafini che tutti chiamavano Mazzola, che segnerà un gran gol in semi rovesciata. Nell' Inter Bigogno però non avrà fortuna. La squadra nero azzurra deluderà pur essendo potenzialmente la più forte, arriverà terza con 46 punti dietro la Fiorentina, seconda con 49 e il Milan, Campione d'Italia con 52. A nulla sono valsi i 33 gol di Antonio Valenin Angelillo che stabilisce il record di gol in campionato a 18 squadre. La formazione tipo dell' Inter è Matteucci, Fongaro,Guarneri, Masiero (o Bolchi), Cardarelli, Invernizzi; Bicicli, Firmani, Angelillo, Lindskog, Corso (o Skoglund). Dopo 27 giornate Bigogno ha il benservito sostituito da Aldo Campatelli.

IL RITORNO IN FRIULI
Nel frattempo in casa bianconera le cose non vanno meno bene, L'avventura del nuovo tecnico, Luigi Miconi termina dopo 11 giornate; gli subentra Severino Feruglio che adotta il catenaccio con Manente battitore libero e salva la squadra per cui viene riconfermato per la stagione 1959-60, ma le cose in questo campionato non vanno per il verso sperato per i bianconeri, l'avvio fa scattare l'allarme, il tecnico dopo sei giornate rassegna le dimissioni e Bruseschi chiama al capezzale dell'Udinese Giuseppe Bigogno che riuscirà a salvare la squadra e a meritarsi la riconferma, ma come era successo all'inizio del precedente campionato, i bianconeri non ingranano, pronti via perdono in casa con la Juve, 0-1, vengono sconfitti a Roma dai i giallo rossi, 1-6, va peggio al terzo turno, 0-6 al “Moretti” contro l'Inter di Helenio Herrera. Dopo otto giornate l' Udinese vanta due successi e sei sconfitte. E' il fine corsa di Bigogno che in seguito non allenerà più anche se nel 1967-68 Bruseschi, con l'Udinese nel frattempo scivolata in serie C, torna ad affidargli la compagine anche se in qualità di Direttore Tecnico con Umberto Pinardi allenatore, ma ben presto quest'ultimo, che non lega con lo spogliatoio, viene esonerato anche se l' Udinese occupa la seconda posizione. Rimane Bigogno con Luigi Comuzzi allenatore, ma le cose peggiorano nonostante che il potenziale tecnico non sia affatto male, tutt'altro; e nonostante anche i gol di Blasig. La squadra tipo è composta da: Pontel, Fedele, Bernard, Ramusani, Caporale, Zampa; Mantellato, Galeone, Blasig, De Cecco, Mariani. I bianconeri si classificheranno al quarto posto per la delusione del presidente Bruseschi, della tifoseria, con Bigogno che si trasferirà definitivamente a Firenze dove morirà il 22 giugno 1977.

G.G.
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