12 giugno 2020
12 giugno 2020

Antonio Molina al Gazzettino

L'intervista al nutrizionista bianconero

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Caldo, stress, poco tempo di recupero, partite ravvicinate e pericolo di infortuni. Questi i principali nemici da sconfiggere per ogni squadra di Serie A in vista della ripresa del campionato. E per fronteggiarli, la cura di ogni aspetto e di ogni particolare è fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo. In questo senso riveste particolare importanza l’alimentazione degli atleti. Ne abbiamo parlato con Antonio Molina, nutrizionista dell’Udinese Calcio. Spagnolo, all’Udinese da due stagioni, è uno dei massimi esperti di nutrizione e di farmacologia. In bianconero collabora con Heliodoro Moya, con cui studia i principali metodi di integrazione applicata allo sport. In passato ha seguito numerosi atleti olimpionici spagnoli, ha collaborato nel calcio con il Siviglia e, soprattutto, ha collaborato per anni con Feliciano Lopez e il mostro sacro Rafael Nadal. Ora è chiamato alla sfida del campionato post-Covid 19: «Per me la situazione di un calciatore e di uno sportivo in questo momento non può prescindere da una buona nutrizione e da una corretta valutazione della composizione fisica. È perciò necessario adattare le diverse situazioni con cui gli atleti sono arrivati dopo il periodo di quarantena, per riportarle a come erano prima di questo periodo».

Come è cambiato il suo lavoro con l’avvento del Covid?
«Prima del lockdown avevamo già completato tutto il lavoro di adattamento alimentare per la composizione corporea dei calciatori e il tutto era calibrato rispetto al dover giocare una partita ogni settimana. Ora siamo piombati in una situazione simile al ritiro, anche se con le dovute differenze».

Quali?
«Soprattutto la condizione generale dei giocatori, che si sono ripresentati meglio rispetto a come succede prima del lavoro di ritiro estivo. Il clima è leggermente diverso. Ora la principale differenza è che il nostro lavoro è più importante soprattutto nel recupero».

Qual è quindi l’obiettivo principale dei vostri programmi?
«Recuperare al meglio tra un allenamento e un altro, mentre prima era più un obiettivo di recupero tra una partita e l’altra».

La corretta alimentazione aiuterà a evitare gli infortuni?
«Sì, è corretto dire questo, soprattutto per quei calciatori, per fortuna pochi, che sono arrivati con una percentuale di grasso leggermente superiore rispetto all’ottimale. In tempi stretti riusciremo però a riportare tutti i calciatori allineati nella condizione fisica perfetta, a seconda delle proporzioni dei bisogni di carboidrati e di calorie necessarie per gli sforzi da effettuare».

Si giocherà a in orari insoliti. Quanto influiranno sul programma alimentare?
«Influiranno molto e per questo abbiamo già iniziato parallelamente un programma di educazione alimentare per tutti i calciatori, in cui si indica quanto, cosa e quando si deve mangiare in ogni eventualità. I ragazzi non sono abituati a giocare tre partite a settimana, e questa sarà la sfida principale da affrontare».

E le temperature alte tipiche dell’estate?
«Anche, e qui sarà necessaria una corretta integrazione per il recupero dei minerali e dei liquidi che si perdono, perché sappiamo che i calciatori devono arrivare agli ultimi 20 minuti di gara, i più importanti, con inalterata la capacità delle loro prestazioni».

Lavorate per programmi specifici?
«L’Udinese è una società che è all’avanguardia per questo. La nostra arma principale è il ristorante, con i nostri chef che lavorano ogni giorno per fornire a ogni calciatore il suo menù personalizzato. E questo è fondamentale, perché alimentazione e integrazione devono per forza essere individuali, anche perché non a tutti fa lo stesso effetto prendere un gel integratore prima di una partita o durante l’intervallo».

Quanto è importante l’utilizzo degli integratori?
«Penso che per il lavoro giornaliero di allenamento conti l’alimentazione, mentre per la partita conta tanto l’integrazione alimentare. Abbiamo la fortuna di lavorare con lo sponsor, 4+ Nutrition, sempre molto attento a quelle che sono le nostre richieste specifiche. Soprattutto in questo momento penso sia impossibile, giocando 3 gare a settimana, arrivare al meglio al termine della gara senza una corretta integrazione».

Quanto conta la sinergia con lo staff tecnico e con l’allenatore Luca Gotti?
«Per me tantissimo. Il mister conosce l’importanza del tema e ci lascia lavorare in libertà nella programmazione di colazioni, pranzi, cene e le loro tempistiche rispetto all’allenamento. Collabora sempre in maniera stretta con noi nella predisposizione del programma settimanale».

Tutti i giocatori si sono alimentati bene durante il lockdown quindi?
«Sì, anche perché abbiamo lavorato con loro a distanza. Loro sono stati bravi; ci hanno sempre girato la foto di quello che mangiavano, ogni giorno. Con ragazzi così seri è molto più facile lavorare, e nel campo sono loro i primi a vedere i risultati».

Ha lavorato con Nadal. Che differenze ci sono tra tennis e calcio?
«È un lavoro totalmente diverso, perché nello sport di squadra ci sono i compagni che ti vengono in supporto quando un giorno un calciatore sta male,mentre quando capita nel tennis sei da solo. Per il resto, gli obiettivi che si perseguono alla fine sono quelli».

Come si trova a Udine?
«Benissimo. Udine è una città perfetta in cui vivere. In Italia ho trovato un’attenzione all’aspetto alimentare che in altri paesi non trovi. La possibilità di lavorare con uno chef dedicato e con un team dedicato è qualcosa di straordinario per me dal punto di vista professionale. Per me ed Helio è stato un salto importante, ma siamo felicissimi di stare qui all’Udinese». 

Stefano Giovampietro
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