10 dicembre 2020
10 dicembre 2020

Pussetto a Il Gazzettino

L'intervista all'attaccante argentino

54Lazio-Udinese © Foto Petrussi.JPG
Di seguito l'intervista all'attaccante bianconero Ignacio Pussetto pubblicata sull'edizione odierna del Gazzettino.


Il Nacho Pussetto bis già dispensa soddisfazioni al popolo bianconero, che in estate ne aveva auspicato il rientro in Friuli. Lui stesso è soddisfatto poiché, pur partendo il più delle volte dalla panchina, ha segnato due pesanti reti. Specie quella di Roma, con la Lazio, è degna di un campione. L’argentino è raggiante: avverte la fiducia di tutti, sa di essere ripartito con il piede giusto, ma sa pure che l’insidia è dietro l’angolo, per cui non intende abbassare la guardia.

STRADA GIUSTA
«Non nego di essere soddisfatto, pur restando consapevole che comunque i bilanci si fanno alla fine - dichiara -. Posso e deve fare meglio, però la strada è quella giusta e sta a me non smarrirla». Contro la Lazio è stato tra i migliori, con l’Atalanta sarebbe partito nell’undici.

Sarà così anche a Torino?
«Uno vuole sempre esserci. È umano. L’Udinese però sta fortunatamente recuperando alcuni elementi e credo di poter dire che per sabato ci sarà abbondanza. Meglio così».

Contro la Lazio lei ha agito da “falso nueve”, come del resto Forestieri, e la formazione capitolina è andata subito in evidente difficoltà. Ha patito la sua velocità e il fatto che lei non ha mai dato un punto di riferimento?
«All’Olimpico serviva giocare in quella maniera. Ora non so quali siano le intenzioni del mister, ma ciò che conta è ripetere a livello collettivo quella prestazione. Ne abbiamo le possibilità, siamo in crescita».

Un anno fa, rispondendo a chi aveva chiesto se le piaceva il compito assegnatole da Tudor, ossia quello di quinto di centrocampo, disse che il ruolo le andava bene. Si era trattato di una bugia a fin di bene?
«Nessuna bugia, volevo semmai sottolineare che un calciatore deve essere pronto a svolgere più compiti. Non ero né sono un quinto di centrocampo. Ma se Tudor avesse insistito, avrei dato tutto me stesso per meritarmi la fiducia sua e dell’ambiente, anche agendo in posizione defilata e un tantino arretrata. Se sei disponibile ad assecondare in tutto il tuo allenatore si rafforza la tua mentalità. A parte il fatto che nel calcio moderno bisogna saper fare un po’ tutto. Certo, mi ritengo una seconda punta».

La crescita dell’Udinese per una parte della critica è merito degli argentini, che sono l’anima della squadra. Giusto?
«È merito di tutti. L’Udinese è una specie di blocco armato e noi argentini ci troviamo d’amore e d’accordo con il resto del gruppo. Nel bene e nel male, non esistono migliori o peggiori».

Ora siete attesi da 4 gare, difficili ma alla vostra portata, con Torino, Crotone, Cagliari e Benevento. C’è la possibilità di chiudere nel modo migliore l’anno solare?

«È molto importante, questo finale del 2020, che fortunatamente affronteremo con la rosa quasi al completo. Si giocherà ogni tre giorni e servirà l’aiuto di tutti. È chiaro che vogliamo migliorare la posizione: io sono fiducioso, pur tenendo conto che basta niente per cadere. Quindi dovremo evidenziare tutte le nostre qualità caratteriali, atletiche, tecniche e tattiche. In ogni caso è giusto rimarcare che l’Udinese è squadra forte. Dobbiamo pensare che possiamo approdare alla settima-ottava posizione, per cui ci sta anche l’obiettivo di tornare in Europa».

Il Torino è in evidente difficoltà. Il popolo granata ha perso la pazienza e il presidente Cairo è il bersaglio dei tifosi. Del resto, gioco e classifica della squadra di Giampaolo parlano chiaro.
«La situazione del Toro, la contestazione, i risultati che non arrivano non ci devono assolutamente interessare. Dobbiamo pensare a noi stessi, a prepararci nel modo migliore per cercare il successo, o comunque per essere protagonisti di una prestazione importante. Anche perché sono convinto che il match sarà ricco di difficoltà».

Il pericolo si chiama Belotti?
«Lui è il migliore dei granata, ma nella squadra di Giampaolo ci sono altri elementi che sinora si sono espressi al di sotto delle loro possibilità. Quindi dobbiamo mettere in preventivo che potrebbero cambiare marcia e rendersi pure loro pericolosi».
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